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Venerdì 10
dicembre è stato presentato, nell’ambito delle attività del
Coordinamento Provinciale sulla Sicurezza del Lavoro, l’annuale Report
sull’andamento degli infortuni e delle malattie professionali, curato
dal Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Ausl di Modena, a partire dai
dati contenuti nella Banca Dati on line dell’INAIL, attualmente
aggiornata al 30 Aprile 2004.
Nell’Industria e
Servizi il n° di infortuni denunciati all’Istituto Assicuratore,
aumentato tra il 1999 e il 2001 fino a 26.785, si è successivamente
ridotto nel 2002 e nel 2003 sia in provincia di Modena (25.360 nel 2003,
con una riduzione del 9,4%) che a livello nazionale (- 9,5% tra il 2001
e il 2003); tale diminuzione fa prevedere anche un conseguente calo del
n° di eventi indennizzati che, al momento, non può però essere
quantificato a causa del persistere di consistenti quote di infortuni
“in corso di definizione” per entrambi gli ultimi due anni. In
Agricoltura si registra invece una riduzione, generalizzata a tutti gli
ambiti considerati, sia degli eventi denunciati che di quelli
indennizzati, anche per effetto della continua riduzione della
popolazione assicurata.
Gli eventi mortali, a
Modena, nei 5 anni considerati, sono stati 101 di cui 58 costituiti da
infortuni mortali in itinere e stradali in genere e 43 effettivamente
accaduti in occasione e nei luoghi di lavoro. La maggior parte di questi
ultimi sono avvenuti in edilizia (15) e in agricoltura (13) soprattutto
per “cadute dall’alto”e “ribaltamento di trattore”.
Se questo è, in
estrema sintesi, il quadro d’insieme che si può trarre da Banca Dati per
quanto concerne le quantità numeriche assolute, è però noto che per
interpretare correttamente l’andamento nel tempo e per fare confronti
tra comparti produttivi e realtà territoriali diverse, occorre
utilizzare indici che rapportino le suddette quantità alla popolazione
esposta a rischio. Gli Indici più utilizzati sono la frequenza relativa
(n° di infortuni indennizzati per 1000 addetti) e il rapporto di gravità
(n° di giornate di lavoro perse per infortunio per addetto nell’anno
considerato, integrato anche da 75 gg per ogni grado di invalidità
permanente riconosciuto e 7500 gg per ogni decesso).
Gli indici messi a
disposizione dall’INAIL sono espressi come media del triennio 99-2001 e
consentono di identificare come settori a maggior frequenza
infortunistica, in ordine decrescente, il minerario-ceramico, le
lavorazioni agricole industriali, macelli e alimenti, le lavorazioni del
legno e l’edilizia mentre quelli a maggior gravità risultano essere i
trasporti, l’edilizia, il minerario-ceramico e il legno.
Gli indici medi dei
diversi trienni, a partire dal 94-96, mostrano una tendenza alla
riduzione, particolarmente marcata nei settori tradizionalmente
considerati a maggior rischio, dove si sono anche più concentrate le
attività di prevenzione e di repressione. L’unico settore, peraltro
molto disomogeneo, che mostra un aumento tendenziale è il Grande Gruppo
Esercizi e Servizi vari, che annovera anche le imprese di pulizia e di
servizi industriali e che, quindi, comprende, probabilmente in misura
sempre crescente, anche attività produttive ad elevato rischio
infortunistico.
La provincia di
Modena, confrontata con le altre province della regione, si colloca al
5° posto per frequenza infortunistica e al 7° per gravità, mentre, su
base nazionale, si classifica 16° per gli infortuni lievi (con sola
inabilità temporanea), 58° per quelli più gravi (comprendenti tra le
conseguenze anche il riconoscimento di invalidità permanenti) e 61° per
gli eventi mortali.
Per le malattie
professionali si segnala un tendenziale aumento delle denunce seppur nel
quadro di una ridotta proporzione di casi indennizzati (12-14% circa).
La malattia più frequentemente denunciata è ancora l’ipoacusia da rumore
ma sono in forte aumento le malattie muscolo scheletriche da movimenti
ripetitivi degli arti superiori e da movimentazione manuale carichi.
In conclusione:
se alcuni dati sembrano mostrare risultati positivi e conferme
sull’efficacia delle misure preventive adottate, anche a seguito
dell’estendersi e consolidarsi dell’applicazione del D.Lgs n° 626,
altri segnali sottolineano invece la necessità di fare di più, innovando
le metodologie di intervento, incrementando la vigilanza e l’assistenza,
promuovendo la diffusione della “cultura della prevenzione” in tutti gli
ambienti di lavoro e verso tutte le figure e i soggetti coinvolti.
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