1. Contenuto della pagina
  2. Menu principale di navigazione
  3. Menu di sezione
Ausl Modena - Testata per la stampa
  1. Facebook
  2. Twitter
  3. Linkedin
  4. YouTube

Contenuto della pagina

IL ROOMING-IN

logo
Le separazione nel puerperio è innaturale!
 
 

Fino agli anni 90 i bambini subito dopo la nascita venivano portati nelle nursery ospedaliere e assistiti dalle puericultrici. Le mamme potevano passare solo pochi minuti coi loro piccoli e in scanditi periodi della giornata. Questa pratica oggi è superata ed è stata abbandonata da quasi tutti gli ospedali italiani in favore del rooming-in, ovvero della consuetudine di tenere il bebè in camera con la mamma. Una consuetudine che in realtà non ha nulla di nuovo, poiché in passato è sempre stata la norma e in molti paesi del mondo ha continuato a esserlo senza interruzioni.

 

Nel nostro ospedale il bambino rimane in camera con la madre, in una culla posta di fianco al suo letto. In Italia, uno studio controllato non randomizzato, ha evidenziato che la pratica del rooming-in è uno dei fattori che si associa all'aumento significativo del tasso di allattamento completo alla dimissione, a 3 mesi e a 6 mesi. In natura la madre non si separa mai dai cuccioli, anzi. Ovviamente noi siamo persone razionali, non agiamo guidati esclusivamente dall'istinto, ma siamo pur sempre mammiferi e anche per le mamme "umane" la vicinanza con il proprio piccino è premessa fondamentale per avviare il bonding, ovvero l'attaccamento. Quando madre e figlio sono insieme, subito dopo il parto, beneficiano della particolare situazione ormonale, che favorisce il reciproco riconoscimento e l'innamoramento da parte della madre per il piccino che è nato. L'ossitocina, definito ormone dell'amore, nelle primissime ore successive alla nascita raggiunge livelli massimi nell'organismo materno. La vicinanza donna-bebè facilita il processo di attaccamento e ha un effetto stabilizzante sull'umore della neomamma. E per il bambino, catapultato all'improvviso in un mondo nuovo e sconosciuto, la vicinanza della madre è garanzia per un miglior adattamento alla vita extrauterina.

Tanti benefici per il bambino...

Quanto detto per le prime ore successive al parto, è valido anche per i giorni che solitamente madre e figlio trascorrono in ospedale. Il bambino ha bisogno della madre per sentirsi bene, per sentirsi al sicuro. Se il piccolo viene affidato alle cure del personale ospedaliero il suo smarrimento è maggiore, poiché deve relazionarsi con più persone. Questi sono i giorni in cui il neonato impara a conoscere e riconoscere la madre. Si è visto che la vicinanza favorisce l'acquisizione di un ottimale ritmo respiratorio e digestivo, rafforza l'apparato immunitario e riduce la sensibilità allo stress. Se il piccino è nella culla accanto alla madre, piange meno poiché lei è pronta a consolarlo, a prenderlo in braccio, ad allattarlo tutte le volte che lo desidera.

...e per la mamma

Così come il neonato sperimenta un bisogno intenso di essere contenuto e rassicurato, la mamma sperimenta il bisogno intenso di proteggere il suo piccino. Non solo. La madre ha la possibilità di sperimentare le proprie competenze nell'accudire il bambino acquisendo manualità nelle pratiche di allattamento e della cura del suo piccolo con il sostegno attivo e continuo del personale sanitario. Inoltre si avvia il processo di sincronizzazione dei tempi di riposo e veglia della diade, la madre infatti impara a riposare di giorno quando il bimbo dorme e a prendersi cura del bambino anche nelle ore notturne. Le stanze del nostro reparto sono tutte attrezzate con fasciatoio e lavandino, questo serve a favorire l'autonomia delle neomamme ma non impedisce loro di chiamare il personale sanitario per fare anche assieme i cambi del pannolino o la medicazione del cordone ombelicale soprattutto le prime volte.

Menu di sezione