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Ausl Modena - Testata per la stampa

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10.12.03

A Modena gli esperti mondiali discutono su come combattere la tubercolosi

come combattere la tubercolosi

Un convegno e un workshop dell'Organizzazione Mondiale della Sanità dal 10 al 12 dicembre

Numerosi paesi europei hanno segnalato, a partire dalla metà degli anni '80, una modificazione del trend secolare della tubercolosi, la cui mortalità ed incidenza erano in costante diminuzione dagli inizi del '900. L'analisi dei dati relativi alle notifiche di malattie infettive in Emilia-Romagna evidenzia che, nel 2001, l'incidenza è stata di 10 casi ogni 100.000 abitanti, il 40,5% dei casi si è verificato in persone nate in paesi ad alta endemia tubercolare e il 39,8% in persone anziane.
La Regione Emilia-Romagna ha promosso negli ultimi anni lo sviluppo di una rete di sorveglianza a controllo della tubercolosi, attraverso la diffusione di linee di indirizzo regionali, l'attivazione di un sistema informativo specifico, la costituzione di gruppi di lavoro a livello provinciale. L'Agenzia Sanitaria Regionale ha attivato, tra l'altro, un sistema sperimentale regionale di sorveglianza della resistenza ai farmaci di alcuni forme di TBC (farmacoresistenza). In provincia di Modena si è costituita una task force per la sorveglianza e la prevenzione della TBC della quale fanno parte Azienda USL, Azienda ospedaliera Policlinico e università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.
Per discutere sulla situazione a livello mondiale e in Italia e verificare cosa si sta facendo e cosa è possibile fare a Modena dal 10 al 12 dicembre si riuniscono esperti provenienti da diversi Paesi per partecipare a due eventi. Organizzato dall'Agenzia Sanitaria Regionale, in collaborazione con Azienda USL, Azienda ospedaliera Policlinico e Università, giovedì 11 e venerdì 12 dicembre è in programma il convegno "Tubercolosi: qualità dell'assistenza" (Forum Guido Monzani - Via Aristotele,33). Tra gli interventi di grande interesse si segnala anche la lezione magistrale su "SARS: lo stato dell'arte" che sarà tenuta il primo giorno del convegno, alle ore 18.00, dal dottor Stefano Lazzari dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Questo ultimo appuntamento è aperto al pubblico.
Il 10 e 11 dicembre (sempre presso il Forum Monzani), organizzato dall'Azienda USL di Modena, si tiene un importante workshop a numero chiuso del "DOTS Expansion Working SubGroup" dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Vi partecipano esperti provenienti da Europa e Medio Oriente, Stati Uniti, America Latina, Africa e Sud-Est Asiatico. Al centro delle discussioni lo stato dei programmi mirati a migliorare la qualità dei servizi diagnostici di laboratorio per il controllo della tubercolosi. Uno degli obiettivi è anche quello di costruire un programma di sorveglianza sulla malattia in condizioni geografiche non endemiche come i paesi europei
I due eventi sono organizzati anche grazie al contributo della Banca Popolare dell'Emilia Romagna e della Provincia di Modena.
All'apertura dei lavori del convegno, giovedì 11, partecipano l'Assessore alla Sanità della Regione Emilia-Romagna Giovanni Bissoni, il Presidente della Provincia di Modena Graziano Pattuzzi, il Sindaco del Comune di Modena Giuliano Barbolini, il Direttore Generale dell'Azienda USL di Modena Roberto Rubbiani, il Direttore Generale del Policlinico di Modena Claudio Macchi e il Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia Giuseppe Torelli.


Una task force contro la tubercolosi in provincia di Modena

Per contrastare il rischio di diffusione della tubercolosi nella popolazione sono essenziali programmi di controllo in grado di assicurare che tutti i casi di malattia tubercolare siano identificati tempestivamente e trattati con farmaci efficaci, per un periodo di tempo adeguato: questo rappresenta, infatti, l'intervento più efficace non solo per il singolo paziente, ma anche per la sanità pubblica. Se, come detto, è importante tenere sotto controllo la tubercolosi, in provincia di Modena si può stare tranquilli. E' stato, infatti, costituito un Nucleo operativo Interaziendale per la promozione delle attività di prevenzione, diagnosi e cura della TBC. Una vera e propria task force della quale fanno parte rappresentanti dell'Azienda USL, dell'Azienda ospedaliera Policlinico e dell'Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, coordinata dal dottor Roberto Cagarelli del Servizio Igiene Pubblica dell'Azienda USL. Già negli anni passati, in base alle linee d'indirizzo regionali, era stato costituito un gruppo di lavoro provinciale ed erano stati elaborati specifici protocolli per la sorveglianza della malattia.


Alcuni dati per comprendere l'entità del fenomeno

In provincia di Modena nel 2002 sono stati notificati 74 casi di tubercolosi (12,1 ogni centomila abitanti, la percentuale era 13,3 nel 2001), 51 i cittadini italiani, 23 gli stranieri. Scorporando il dato, si tratta di due in bambini con meno di 14 anni, 6 giovani dai 15 ai 24 anni, 30 persone dai 25 ai 64 anni e 36 persone con oltre 64 anni di età.
Complessivamente, dal 1995 al 2002, in provincia di Modena sono stati registrati 630 casi (49 nel '95, 63 nel '96, 81 nel '97, 99 nel '98, 85 nel '99, 98 nel 2000, 81 nel 2001)
Si può dire che in provincia di Modena si è assistito ad una evoluzione dei casi di tubercolosi piuttosto particolare, che può essere suddivisa in tre fasi. Nel primo periodo (dal 1987 al 1994) il numero di casi notificati è aumentato solo leggermente, posizionandosi in un range compreso tra 31 e 48 casi: il conseguente tasso di incidenza non ha mai superato l'8 per 100.000. Invece, nel periodo dal 1995 al 2000, la TBC ha avuto una vera e propria "esplosione statistica", triplicando in pratica il numero degli casi notificati che negli ultimi anni del decennio scorso ha sfiorato più volte i 100 casi. L'incidenza annuale è, infatti, passata da 8,1 casi per 100.000 abitanti nel 1995 a 15,5 casi per 100.000 abitanti nel 2000. In particolare si è verificato un aumento delle segnalazioni delle forme polmonari, le più a rischio di generare contagio, che sono raddoppiate. L'ultimissima fase (dal 2001 al 2002) ha evidenziato, all'opposto, un fenomeno di contrazione delle notifiche trasmesse, con valori che si assestano intorno ai 70-80 casi l'anno.
Volendo analizzare più a fondo i 630 casi totali notificati dal 1995 al 2002, il 74% (cioè 465) hanno interessato persone di nazionalità italiana, mentre i restanti 165 si sono registrati in stranieri, quasi esclusivamente extracomunitari; fra questi ultimi la frequenza della malattia rispecchia il quadro epidemiologico del Paese di provenienza.
Le fasce d'età più interessate sono state quella giovane adulta, con una prevalenza di casi fra la popolazione straniera e quella anziana (circa il 50% dei casi notificati si riferisce a persone di 60 o più anni), unicamente di nazionalità italiana. Gli anziani, quasi sempre, hanno contratto il bacillo della TBC molti anni prima e hanno sviluppato la malattia in concomitanza con tumori o altre patologie debilitanti.
Fra i fattori di rischio si è osservato come la condizione di immigrato e la concomitanza di altre patologie (in particolare quelle in grado di determinare uno stato di immunodepressione) siano le principali condizioni associate ad un maggior rischio di malattia. In altre parole, gli stranieri, quasi sempre, contraggono l'infezione nel proprio Paese d'origine e sviluppano la malattia in Italia a causa delle condizioni in cui vivono: abitazioni malsane (o nessuna abitazione), alimentazione povera e scarsa, disoccupazione, tossicodipendenza...). E' certo, comunque, che l'incremento dell'incidenza della tubercolosi dipende anche da un'attenzione sempre maggiore del personale sanitario a da un miglioramento del livello di collaborazione tra i diversi servizi interessati (ospedalieri e territoriali).


Le strategie d'intervento previste dalla task force modenese

Prima di tutto, una rete sempre più efficace per identificare precocemente i casi di malattia e di infezione tubercolare latente. Per questo è necessaria la collaborazione dei medici di famiglia e dei pediatri di libera scelta, degli ospedali, dei consultori ostetrico-ginecologici e degli ambulatori ostetrici, dei servizi per le tossicodipendenze. Inoltre, è importante il coinvolgimento delle strutture non esclusivamente sanitarie dove sono concentrati le persone a rischio: strutture protette e residenze sanitarie assistenziali per gli anziani, carceri, centri di permanenza temporanei per immigrati. Altrettanto fondamentale è il ruolo che possono svolgere le associazioni rappresentative delle diverse comunità etniche presenti sul territorio (come la consulta dei cittadini stranieri) operatori (come i mediatori culturali e sociali), e le associazioni di volontariato.
Tra le proposte anche quella dell'aggiornamento continuo di tutti i professionisti interessati al problema, come ad esempio i medici di famiglia, ma anche degli operatori della sanità che occasionalmente potrebbero venire in contatto con un caso di tubercolosi.
Tra gli obiettivi anche quello di elaborare e diffondere una corretta informazione sulla TBC, con un'attenzione particolare alle popolazioni più a rischio. Alcuni materiali sono stati già prodotti, l'ultimo in ordine di tempo è una scheda informativa tradotta in più lingue e consultabile anche sul sito internet dell'Azienda USL (www.ausl.mo.it)

 
 
 
 
 
 
 
 

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