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Assistenza dedicata lungo tutto il percorso scolastico per i bimbi con diabete. A Modena un protocollo di avanguardia

Grazie alla collaborazione tra AUSL, AOU, Ufficio scolastico e Federazione Diabete Emilia-Romagna un percorso per sostenere le famiglie all’interno dei servizi educativi. Quasi 200 i casi in provincia di Modena

 

Francesco ha 10 anni e una gran voglia di partecipare alla gita scolastica. E il diabete. La sua è una storia come tante nelle nostre città – in provincia di Modena l’Azienda USL assiste quasi 200 minori con diabete di tipo 1 – ma dall’epilogo spesso già scritto: la rinuncia a un’occasione di crescita, educazione, apertura di orizzonti, amicizia.
Sono le storie personali di tante famiglie, raccolte nei percorsi di ascolto condivisi con insegnanti, professionisti sanitari, associazioni di volontariato, ad aver spinto alla redazione del Protocollo per l’inserimento scolastico del bambino con diabete.

 

Oggi la firma dell’accordo per la sua adozione, da parte del Direttore generale Massimo Annicchiarico per l’Azienda USL di Modena, di Silvia Menabue Dirigente della sezione modenese dell’Ufficio scolastico regionale e di Rita Lidia Stara Presidente di FeDER, Federazione Diabete Emilia-Romagna. Un protocollo di avanguardia che vede la sanità modenese fare un salto di qualità – e di responsabilità – nell’indicare alle scuole le corrette procedure di assistenza, e a garantire la necessaria formazione, per riconoscere un diritto fondamentale dei minori con diabete, quello di vivere le stesse esperienze rivolte ai loro compagni, senza paura, sentendosi sicuri, protetti e accompagnati.

 
 
 

Lo scopo del documento è mettere a sistema il percorso di inserimento in ambito scolastico e nei servizi educativi per i minori con diabete tipo 1, sia dopo il ricovero per l'esordio della malattia che durante l’intero percorso scolastico, con l’individuazione di operatori scolastici che si rendono disponibili alla somministrazione dell’insulina qualora la rete parentale non sia in grado di supportare il bambino in orario scolastico, o di farmaci salvavita (come il glucagone) qualora se ne manifesti la necessità.

Il protocollo prevede una collaborazione attiva e coordinata tra famiglia, Diabetologia Pediatrica dell'Azienda Ospedaliero Universitaria di Modena (centro di riferimento provinciale per il diabete tipo 1 in età evolutiva 0-18 anni), e Pediatria di Comunità, Pediatri e Medici di Medicina Generale dell’Azienda USL, Istituzioni Scolastiche di ogni ordine e grado della provincia e Associazioni di volontariato. Attraverso la condivisione di una comune conoscenza delle problematiche correlate al diabete tipo 1 e l’individuazione puntuale di compiti e obiettivi dei diversi attori coinvolti nel percorso, sarà possibile garantire e facilitare l’accoglienza, l’inclusione e la sicurezza, supportando anche la famiglia.

 
 
 

Un bambino con diabete in mezzo agli altri è un bambino come tutti gli altri – ha dichiarato Rita Lidia Stara, presidente di FeDER–, ma un bambino "medicalizzato" ha meno possibilità di crescere sereno ed avere una vita sociale equiparabile a quella dei propri coetanei. Se frequenta una scuola adeguatamente formata, in grado di gestire il diabete, è un bambino più al sicuro da eventuali avventi avversi; per contro anche la scuola è più al sicuro se è formata. L'alleanza tra scuola e famiglia è sempre il percorso ottimale: la scuola "accoglie" per scelta, le insegnanti hanno studiato pedagogia e scelto di mettersi a disposizione dei bambini, delle famiglie e della società in generale. Per questo il personale scolastico che si rende disponibile fa emergere il "volontario" che c'è in ciascuno di noi.
La diagnosi precoce è importantissima e salva la vita del bambino, e attraverso la formazione aiutiamo a comprendere i sintomi precoci del diabete in età pediatrica. La sensibilizzazione della cittadinanza verso una malattia che non si può prevenire – conclude – è un atto di civiltà”.

“Un grandissimo ringraziamento va all’Istituzione scolastica e a FeDER che ci aiutano ad assistere nel miglior modo i minori con il diabete e le loro famiglie – ha detto il Direttore generale AUSL Massimo Annicchiarico – e costituiscono la più concreta rappresentazione della sussidiarietà in ambito sanitario e dell’inclusione sociale”.

 

La storia di Francesco ha un lieto fine

Grazie al Dirigente scolastico che ha deciso che nessun bambino doveva essere escluso, agli insegnanti che hanno accettato di imparare come gestire il diabete del loro alunno, all’infermiera della Pediatria di Comunità che si è resa disponibile a recarsi a scuola per spiegare alle maestre come misurare la glicemia e somministrare l’insulina… Francesco è andato in gita. Francesco che, a soli 10 anni, si è impegnato a diventare sempre più autonomo facendo sentire sicuri genitori, maestre e compagni.
Non c’è una legge che obbliga a intraprendere questa strada, ma poche piccole cose possono fare la differenza nella vita di un bambino affetto da diabete. Scrive l’infermiera alle insegnanti: “Grazie maestre! Con voi è stato possibile offrire al bambino una giornata speciale, fargli vedere che c’è la possibilità di vivere diversamente da come qualcuno prospetta. Che tutti si possano impegnare a rendere la vita dei bambini un po’ diversi uguale a quella degli altri”.

 

[4 aprile 2019]

Ultimo aggiornamento: 04 Aprile 2019