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Tumore del colon retto, riparte la campagna sullo screening gratuito: l’efficacia della prevenzione

Dall’avvio del programma ridotti del 31% i nuovi casi di tumore: l’esame del sangue occulto nelle feci e le colonscopie di approfondimento strumenti fondamentali per la diagnosi precoce; 190.000 i modenesi coinvolti nello screening

Riparte a ottobre, mese della prevenzione, la campagna della Regione Emilia-Romagna sullo screening per il tumore del colon retto, il più diagnosticato negli uomini dopo quello alla prostata e al polmone, e il secondo nelle donne dopo quello al seno, oltre che la seconda causa di morte tra le patologie tumorali.

L’attività di screening, che si basa sull’esecuzione di un esame gratuito, semplice e non invasivo - il test per la ricerca del sangue occulto nelle feci - permette di identificare precocemente molti tumori ancora in fase iniziale e asintomatici. Nel caso in cui si rendano necessari approfondimenti, il paziente viene sottoposto, sempre gratuitamente, alla colonscopia, che contemporaneamente è in grado di rimuovere eventuali polipi intestinali a rischio di evoluzione.

 

Lo screening in provincia di Modena

Sono circa 190.000 i cittadini modenesi coinvolti nel programma di screening, vale a dire tutti gli uomini e le donne tra i 50 e i 69 anni, che ogni 2 anni vengono invitati a partecipare al programma direttamente dall'Azienda USL che invia una lettera al domicilio e, per chi lo avesse attivato, anche tramite Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE). La copertura (ovvero la percentuale di persone che hanno effettuato un test di screening negli ultimi due anni) è pari a circa il 56% (a marzo 2019), in linea con la media regionale.

(Nella Foto: Paolo Trande, Responsabile del Programma Provinciale di Prevenzione dei Tumori del Colon Retto)

L’obiettivo della campagna è incrementare ulteriormente la partecipazione, poiché l’efficacia dello screening è nei numeri: il Registro Tumori di Modena indica che nell’ultimo biennio disponibile (2015-2016) si è osservata una riduzione dei nuovi casi di tumore del colon retto di circa il 31% rispetto al biennio precedente all’avvio dello screening (2004-2005), in linea con quanto osservato a livello regionale.

L’attività di prevenzione e diagnosi precoce e l’effetto protettivo dell’esame del sangue occulto nelle feci rappresentano infatti un efficace strumento per ridurre l'incidenza della neoplasia colorettale e la mortalità correlata (-30% in 15 anni). In altre parole, chi esegue il test del sangue occulto riduce il proprio rischio di ammalarsi di tumore del colon retto. Questo vantaggio aumenta ripetendo il test a ogni invito ed è ancora più forte negli uomini rispetto alle donne, anche se purtroppo l’adesione maschile è inferiore.

Nel 2018, circa il 4% di chi si è sottoposto all’esame del sangue occulto nelle feci ha eseguito una colonscopia di approfondimento: sono state così individuate 50 persone con tumori maligni e 512 con adenomi (di cui 348 avanzati) ovvero neoplasie benigne con potenziale degenerativo, importanti quindi da rimuovere prima di una potenziale trasformazione in patologia maligna e monitorati con specifici follow up. È importante, dunque, che la percentuale di adesione aumenti: lo screening è uno strumento fondamentale non solo per individuare il tumore, ma soprattutto per “giocare d’anticipo”, evitando che le lesioni benigne possano degenerare.

L’intero percorso di screening è gratuito. Tutte le informazioni relative alle modalità di partecipazione alla pagina dedicata (www.ausl.mo.it/screeningcolonretto) sul portale dell’Azienda USL di Modena.

 
 

[26 ottobre 2019]

Ultimo aggiornamento: 28 Ottobre 2019