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Doping, un’emergenza sociale

Incontro online con Gustavo Savino e Sandro Donati sui valori e l’etica nello sport

Dal doping nello sport amatoriale, alla prevenzione che passa soprattutto attraverso i giovani fino al caso Schwazer, il marciatore condannato con l’accusa di doping nel 2016 e ora archiviato dal tribunale di Bolzano per non aver commesso il fatto. É stato un incontro ricco di spunti quello organizzato online dall’Azienda Usl Modena il 19 febbraio, nell’ambito della rassegna ‘Salute e dintorni. L’incontro, dal titolo I valori nello sport, ha visto la partecipazione straordinaria di Sandro Donati, preparatore atletico a livello professionistico, grande esperto di doping e, soprattutto, allenatore di Schwazer già all’epoca della squalifica. Sul tema del doping Sandro Donati si è confrontato con Gustavo Savino, direttore della Medicina dello Sport dell’Azienda Usl Modena, nonché coordinatore tecnico del Centro regionale antidoping e componente della sezione di Vigilanza sul doping del Ministero della Salute. Insieme a loro Andrea Spanò, Direttore del Distretto Sanitario di Modena, e Massimo Brunetti Responsabile Comunicazione Azienda Usl Modena che ha moderato l’incontro.

 
I relatori dell'incontro on line

Donati, fresco di sentenza del tribunale, ha espresso tutta la sua amarezza per la vicenda - “questi ultimi cinque anni sono stati pesantissimi” - ma ha ribadito la volontà di continuare nel suo lavoro e nell’impegno alla lotta al doping. A cominciare dalle scuole, parlando con i giovani: “spero di aver fatto fruttare questa lotta per evitare ai giovani le trappole di uno sport deviato”, ha sottolineato. 
Gustavo Savino non ha esitato ad equiparare il doping alle tossicodipendenze definendolo “un’emergenza sociale” il cui motore è soprattutto “l’ignoranza: se per assurdo un atleta decide di doparsi in ambito professionistico ed è supportato da uno staff per evitare che vada incontro a patologie è comunque tutelato, pur in questa situazione negativa e contro la legge. In ambito amatoriale si va per imitazione, con il ‘fai da te’, rischiando di assumere prodotti solo per aver letto qualcosa su internet, e questo può creare danni enormi”. Negli anni il doping si è evoluto: “un tempo era somministrato, addirittura proposto da presunti allenatori, preparatori – prosegue Savino – ora il desiderio di doping parte anche dal singolo atleta che può decidere di sua spontanea volontà di prendere sostanze. In ambito amatoriale questo è più facile rispetto all’ ambito professionistico, nell’amatoriale c’è il passaparola con tutti i rischi annessi”.

 
 

La Regione Emilia-Romagna può vantare un Centro regionale antidoping tra i più impegnati nella prevenzione. “Incontriamo studenti, docenti, allenatori, coloro che preparano gli atleti, offriamo alle società sportive controlli gratuiti per valutare lo stato di salute degli atleti e lavoriamo molto sulla formazione degli operatori e studenti”, spiega Savino. Accanto e in sinergia con le attività della Medicina dello Sport, vi è infatti tutto il campo della promozione della salute che vede l’Azienda USL di Modena impegnata ad ampio raggio, su scuole, palestre e associazioni. “Ai ragazzi dico sempre che usare sostanze per migliorare le prestazioni è innanzitutto una mancanza di stima nei confronti di sé stessi. Un atleta deve cercare di migliorare le proprie possibilità. Se però credo che per avere un risultato debba assumere una sostanza – conclude – mi ritengo sconfitto a priori, e non è certamente questo lo spirito che anima quella meravigliosa e variegata attività che è lo sport”.

E’ possibile rivedere l’incontro alla pagina www.ausl.mo.it/saluteedintorni e rimanere aggiornati sulle attività del Centro regionale antidoping alla pagina www.positivoallasalute.it 

 

[23 febbraio 2021]

Ultimo aggiornamento: 23 Febbraio 2021