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Mercoledì
18 settembre 2002 - ore 14.30
Sesta
giornata di studio
per il Piano per la Salute
"Il
marketing per la salute"
Sintesi
dell'intervento
della Prof.ssa Pina Lalli
Dipartimento
Discipline della comunicazione
Università
di Bologna
Il
rapporto fra marketing per la salute e comunicazione può
spingerci a riflettere su vari tipi di opportunità che in
ambito pubblico entrambe le prospettive possono suscitare.
La comunicazione suscita oggi notevole interesse in diversi settori
della società: dalle innovazioni tecnologiche al mondo economico,
politico e sociale. E' però opportuno riflettere su cosa
intendiamo per comunicazione, soprattutto quando questa diventa
strumento di promozione della salute e quindi diventa difficile
limitarsi ad un discorso puramente tecnico.
Va innanzitutto operata una distinzione fra informazione e comunicazione.
La prima possiamo facilmente considerarla un "messaggio"
che occorre costruire e quindi trasmettere a determinati destinatari.
Ma il processo pratico di elaborazione degli effetti delle informazioni
sui comportamenti è molto complesso e non può essere
esaminato considerando le nostre azioni solo come il frutto di scelte
razionali. Ad esempio, per modificare uno stile di vita nocivo,
non basta fornire informazioni sugli effetti negativi legati alla
sua pratica. Ecco allora che diventa fondamentale l'analisi dell'ambiente
sociale; riprendendo quanto tra gli altri afferma Giddens (1),
occorre comprendere come gli individui rendano significative le
loro scelte all'interno di un quadro culturale e insieme ai gruppi
sociali di cui fanno parte.
Quadro culturale, ad esempio, non è solo una concettualizzazione
astratta: può significare anche chiedersi, di volta in volta,
quali significati si stanno costruendo e quali attori sociali si
considerano rilevanti per definire che cosa sia questo o quello
"stile di vita corretto". Il quadro culturale di riferimento
- quello in cui si collocano gli operatori pubblici della comunicazione
come anche quello dei cittadini considerati destinatari delle informazioni
- ci porta da un lato a sottolineare l'importanza di garantire un
accesso ampio alle informazioni disponibili per gli uni e per gli
altri, ma anche a non sovrastimare il ruolo della mera conoscenza
o elaborazione cognitivo-razionale. Il modo in cui le persone recepiscono
e rielaborano la comunicazione sociale è influenzato da molteplici
fattori, che possono incontrare o scontrarsi con disuguaglianze
notevoli in termini di capitale culturale oltre che economico a
disposizione, e che sicuramente s'intrecciano con l'ambiente quotidiano
delle rappresentazioni sociali mediante cui regoliamo e orientiamo
le attribuzioni di significato e la rilevanza delle informazioni
nuove: tutto questo ha un ruolo molto importante sul nostro comportamento.
Nella promozione della salute potrebbe quindi essere importante
analizzare il rapporto tra le rappresentazioni di un certo comportamento
considerato "a rischio" e le dinamiche d'interazione dei
e con i gruppi a cui fanno riferimento i destinatari dell'intervento
educativo.
Nella comunicazione per la salute può non bastare l'applicazione
di tecniche preconfezionate di conquista e persuasione dell'attenzione
pubblica, poiché non si tratta di indurre scelte "puntiformi",
come ad esempio l'acquisto di un prodotto nel marketing tradizionale,
bensì di indurre un cambiamento comportamentale prolungato
nel tempo. Queste considerazioni rendono conto del passaggio da
un modello comunicativo "postale" o "telegrafico"
- che riduce la comunicazione al mero trasferimento delle informazioni
- ad uno che Winkin (2)
definisce ad esempio a quello "orchestrale",
nel quale si riconoscono in modo esplicito e consapevole le caratteristiche
legate alle differenze di esperienza sociale e culturale come fondamentali
nella comunicazione umana. Le principali peculiarità dei
due approcci comunicativi così come ce le suggerisce Winkin
possono essere riassunte nella tabella sottostante.
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Comunicazione
telegrafica
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Comunicazione
orchestrale
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| La
comunicazione è un'attività individuale:trasformazione
di idee in parolecodifica/decodificastrumento: linguaggio |
La
comunicazione è un'attività sociale.L'individuo
è situato in una matrice di comunicazione sociale,
a cui egli partecipa attraverso relazioni e strumenti pluralicontesto
e significato sono essenziali |
| Comunicazione
verbale (i rumori sono perturbanti)parole = informazioni |
Modi
comunicativi molteplici: verbali e non verbali si esercitano
diverse attività:
- di controllo
- di conferma/disconferma
- d'integrazione
- di ampliazione/riduzione |
| Attività
razionale e volontaria |
L'intenzionalità
non è determinante: 'non si può non comunicare' |
| Modello
fatto di sequenze lineari:emittente ricevente, inversione
feedback |
La
diade E/R è solo un quadro percettivo:ampio modello
intergenerativo |
| Efficacia
strumentale fondata su consenso cognitivo e illusioni di
'trasparenza' |
Efficacia
relativa allo sforzo di creare un spazio di senso condiviso
e al coinvolgimento pratico e normativo dei partecipanti |
| Meccanicità/automatismo
dei codici |
Attribuzione
reciproca d'importanza |
Il
modello orchestrale afferma che i processi di assimilazione delle
informazioni avvengono in modo attivo e selettivo, sulla base di
fattori biografico-sociali tra loro interattivi; inoltre la rilevanza
attribuita all'informazione è fortemente condizionata dal
contesto in cui si sviluppa la comunicazione.
Se proviamo a collegare i due modelli con un'altra applicazione
classica della comunicazione per la salute, possiamo giungere ad
uno schema riassunto nella tabella seguente: un approccio razionalistico-cognitivo
(health belief model) per il modello telegrafico e socio-cognitivo
e per quello orchestrale. L'approccio socio-cognitivo potrebbe rivelarsi
più efficace soprattutto nel medio-lungo periodo. Ma soprattutto
esso restituisce al cittadino e alla posizione da lui occupata nella
rete di relazioni sociali un ruolo attivo di presa in carico della
propria azione e riflessiva. Perseguendo una modalità comunicativa
consapevole dei propri limiti ma anche delle proprie risorse reali,
i soggetti pubblici della comunicazione possono avere la possibilità
di rivolgersi a nuovi relais di connessione pratica con i soggetti-oggetto
della "loro" comunicazione: l'individuo-target smette
di essere l'atomo isolato e disperso nella massa generalizzata,
o il rappresentante "medio" di un gruppo-tipo, o il consumatore-acquirente
di una merce accattivante per la sua spettacolarità, per
diventare anche il cittadino di un contesto, di un quartiere, di
un'associazione, di un comitato, di una città, di una regione,
di un paese, di un continente
Un cittadino che possa, grazie
ad un accesso a informazioni che gli si rendano appropriatamente
disponibili e in modo per lui legittimo - a seconda della sua posizione
in termini di capitale sociale e culturale - riconoscersi come tale
proprio per il fatto di trovare uno spazio praticabile di condivisione
impegnata e coinvolta nella informazione, nella definizione di salute
e di stile di vita, chiedendosi come esse possano riguardarlo personalmente
e quindi verificando quali possibilità concrete di azione
comportamento siano per lui plausibili.
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Health
Belief Model
|
Approccio
socio-cognitivo
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|
Un
comportamento corretto dipende dal tipo di percezione
del grado di gravità di una minaccia di disagio; tale
percezione si correla fortemente alla consapevolezza e valutazione
individuale della propria invulnerabilità rispetto
a quel determinato rischio
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Il
comportamento discende dagli effetti interattivi di influenze
reciproche tra fattori cognitivi, ambientali, fisiologici, affettivi,
culturali, sociali, che contribuiscono a definire ciò
che è 'corretto' in relazione alla propria identità
sociale |
|
Il
comportamento discende da una valutazione dei benefici
potenziali derivanti da un mutamento che faccia diminuire
la propria vulnerabilità rispetto al rischio di 'ammalarsi'
|
Il
comportamento viene valutato sulla base della conoscenza
socialmente approvata nel proprio gruppo di appartenenza
e/o di riferimento, anche per quanto riguarda ciò che
si considera o no rischioso per la salute |
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I
benefici sono soppesati facendo anche una valutazione stimata
dei costi (fisici, psichici, finanziari, etc.) che l'individuo
deve pagare per cambiare comportamento nel senso raccomandato
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Le
persone imparano e assimilano le informazioni attraverso una
molteplicità di esperienze, spesso osservando
le azioni degli altri |
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I
fattori demografici, sociali, strutturali, e di personalità
sono inclusi, ma sono come fattori di influenza indiretta
sul comportamento
|
I
fattori di contesto, sociali, culturali, relazionali e situazionali
sono essenziali |
| Strategia
di base: fornire l'informazione necessaria per consentire
la stima costi/benefici |
Strategie
di tipo plurale tese a:
1. Favorire la legittimazione anche pratica del comportamento
'corretto' nel gruppo di riferimento-appartenenza o quanto meno
da parte di persone in esso considerate influenti;
2. Attivare un coinvolgimento interpretativo e negoziale che
dia spazio e riscontro ad un processo possibile di autostima
piuttosto che a capacità o colpe individuali |
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Limiti
e difficoltà: esclusione dalle reazioni non razionali,
mancanza di strumenti 'maturativi' per sostenere mutamenti
di lunga durata, esclusione dell'influenza dei gruppi di pari,
assunzione di modello cognitivo-razionale che presuppone un
decisore razionale (per di più sui temi che non sempre
seguono una logica razionale), tendenziale esclusione di gruppi
'sfavoriti'
|
Limiti
e difficoltà: tempi più lunghi di realizzazione,
ricorso ad una pluralità di soggetti e di strumenti |
Nella
comunicazione per la salute pertanto la ricerca e lo sviluppo di
nuove metodologie e strumenti rappresenta un compito sociale e collettivo
che non può essere affidato solo a tecnici di persuasione
o di pubblicità "mercantile". Esso richiede una
dimensione etica di responsabilità consapevole e critica
da parte della fonte d'informazione pubblica, l'analisi e l'ascolto
dell'ambiente sociale e del contesto locale in cui avvengono sia
la costruzione sia l'interpretazione del messaggio (e cioè,
se vogliamo, la sua ri-costruzione). Nella promozione della salute
è inoltre importante adottare punti di vista pluralistici,
usare strategie e strumenti plurali di comunicazione e stimolare
processi interpretativi pluralistici, dal momento che gli interlocutori
appartengono a gruppi eterogenei che interagiscono tra loro in modo
complesso.
Cerchiamo dunque di non rimanere solo intrappolati nel mito della
comunicazione occidentale, che ci ricorda Akoun (3),
consiste nell'ideale di abolire mediazioni e abbattere barriere
d'ogni genere, rincorrendo come valori primari e assoluti solo la
velocità e l'efficacia. Si scopre, infatti, l'esigenza, di
un altro spazio: lo spazio che potremmo designare come semantico
di una condivisione da rendere possibile, semplicemente per comprendersi
e per rendere la parola (o l'immagine) attiva, agente, operante,
reale. L'opacità intrinseca della comunicazione umana fa
sì che - ridotta a mera tecnica di superamento della distanza
attraverso la trasmissione di qualcosa - essa amplifichi i rischi
di non condivisione, di controllo manipolato, di sfiducia, di alienazione,
che a lungo andare provoca non cambiamento reale di uno stile di
vita, bensì saturazione, indolenza o senso di impotenza.
Certo anche i soggetti che operano nell'ambito del marketing per
la salute hanno il compito di "catturare l'attenzione"
(pubblica), di scendere nell'arena competitiva dei diversi spazi
pubblici per persuadere, farsi ascoltare, fornire informazione che
assuma rilevanza per i soggetti coinvolti, suscitare consensi, adesioni.
E di fronte alla pluralità delle informazioni oggi disponibili,
se si parte, come fanno ad esempio Hilgartner e Bosk (4),
dal presupposto che l'attenzione sia una risorsa scarsa, oltre che
dall'ipotesi che siano spesso i mass media d'intrattenimento a risultare
vincenti, le "tecniche" e le strategie di selezione e
presentazione delle proprie istanze vanno studiate e cercate con
cura. Tuttavia, l'adesione di cui questo tipo di comunicazione e
informazione ha bisogno non può essere solo routinaria o
spettacolare-pubblicitaria, perché ha intrinsecamente bisogno
anche di riflessività e normatività, a meno di non
limitarsi ad una mera attività emozional-saltuaria: di "fund-raising"
nel caso ad esempio di campagne sociali (correndo il rischio di
incappare nel surplus di compassione o nella saturazione casuale
delle elargizioni possibili), o di mera ostentazione di immagine
nel caso delle istituzioni pubbliche (col rischio di rilanciare
aspettative destinate ad essere frustrate o di mostrare vieppiù
le incongruenze dei sistemi pubblici di servizio alla collettività).
Uno degli interrogativi che potrebbe animare il dibattito attuale
consiste nel chiedersi a chi e su che cosa il contributo della comunicazione
pubblica alla promozione della salute vuole tendere a rivolgersi:
se intende privilegiare "cittadini", più che consumatori
di informative, se vuole mirare a diffondere atteggiamenti e comportamenti
sociali e personali, in termini ad esempio di prevenzione, sensibilizzazione
e ricostruzione significativa di questo o quello stile di vita,
il mero "marketing di prodotto" potrebbe non essere sufficiente,
non foss'altro perché - come si accennava all'inizio - l'attenzione
da catturare non riguarda la scelta puntiforme legata ad un singolo
momento di consumo, bensì l'orientamento di un'azione e di
un flusso di azioni spesso collettive. Emerge, probabilmente, come
si diceva, la necessità di riflettere su forme di comunicazione
"orchestrali" o comunque su forme di comunicazione più
vicine al "rituale" che non al pacchetto postale da spedire:
azione per la quale basterebbe solo recarsi nell'ufficio postale
più conveniente (ad es. "l'agenzia pubblicitaria"
specializzata), badare a scrivere bene l'indirizzo (il "target"),
ben predisporre il cartone o il cartoncino di presentazione ("l'immagine"
e il "testo accattivante").
Per incidere davvero nella rete di azioni di gruppi e individui
fra loro collegati, non basta più il mito di una comunicazione
efficace nel trasmettere segnali a distanza (il "proiettile
magico"), a fini di controllo dello spazio e del tempo, tesa
solo a rafforzare la velocità e la quantità del volume
di "spedizione". Occorre piuttosto mantenere ben saldo
il legame fra la parola che si comunica e l'inter-azione ch'essa
incarna, vale a dire l'efficacia di un significato che sappia vincolarsi
a contesti pratici di azione trovando gli spazi di condivisione
adeguati e legittimi: quando il parlante (o il comunicatore) assume
su di sé e rappresenta col suo stesso operato ciò
di cui informa i suoi interlocutori a distanza, prende corpo una
"parola agente"(5)
. La posta in gioco è tutt'altro che irrilevante: porsi come
fonti d'informazione "pubblica" che non si limitano a
competere con altre, ma mirano a costruire, conquistare e creare
conoscenze che siano al tempo stesso credibili, legittime, condivisibili,
e - soprattutto - mobilitanti, sul piano culturale, emozionale,
cognitivo.
Bibliografia:
-
Giddens A. (1991), Modernity and Self-Identity,
Polity Press, Cambridge.
-
Y. Winkin (1996), Anthropologie de la communication. De la
théorie au terrain, Paris-Bruxelles, De Boeck.
-
A. Akoun (1994), La communication démocratique et son
destin, Paris, Puf.
-
S. Hilgartner and C.L. Bosk (1988) The Rise and Fall of Social
Problems: A Public Arenas Model, in "American Journal of
Sociology", vol. 94, pp. 53-78.
-
L. Boltanski, Lo spettacolo del dolore, Milano, Cortina,
2000.

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