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Approfondimenti
Inquinamento
atmosferico e polveri
A cura del
Servizio Epidemiologia
del Dipartimento Sanità Pubblica AUSL Modena
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Introduzione
- Cosa sono le polveri
- Da dove provengono
- Dimensioni
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Classificazione in base a diametro delle particelle e modalità
(mode) di formazione
- Composizione
- Effetti sulla salute
- Effetti stimati in Italia
- Valutazione di impatto sanitario in
Italia
- Gruppi a rischio
- Possibili meccanismi patogenetici
- Per approfondire
Cosa
sono le polveri
Le
polveri (o particolato atmosferico) sono una complessa miscela di
particelle presenti nell'aria sia allo stato solido che liquido.
Le loro dimensioni fisiche, la loro morfologia, la loro composizione
chimica sono molto eterogenee e variabili da un luogo all'altro,
dipendendo dalle caratteristiche delle molteplici fonti di produzioni
delle stesse e dalle condizioni fisico-chimiche dell'ambiente in
cui si formano. Esse possono rimanere sospese nell'aria per un lungo
periodo di tempo ed essere trasportate a grande distanza rispetto
ai luoghi in cui si producono.
Da dove provengono
Le polveri possono
avere origine molteplice sia naturale che antropica (prodotto dell'attività
umana). Il principale processo di formazione è quello di
combustione sia da fonti naturali (vulcani, incendi di boschi) che
da industrie, centrali termoelettriche, riscaldamento abitazioni
e, soprattutto nei centri urbani, il traffico veicolare. Altri processi
di formazione sono rappresentati da erosione del pavimento stradale,
usura di pneumatici e freni, frantumazione di rocce e metalli durante
la loro lavorazione, tempeste di sabbia. A queste fonti si aggiungono
poi con varie cadenze stagionali quelle biogeniche (pollini e spore).
Oltre che in maniera diretta le polveri possono poi formarsi indirettamente
(particelle secondarie) attraverso reazioni chimico-fisiche tra
i gas di scarico, i raggi solari e il vapore acqueo. Gli ossidi
di azoto, il biossido di zolfo e i composti organici reagiscono
con l'ozono ed altre molecole reattive (inclusi i radicali liberi)
per formare nitrati, solfati e altre particelle.
Anche quando ci troviamo all'interno delle nostre abitazioni o uffici
siamo esposti a polveri che spesso riconoscono come fonte principale
il fumo di sigaretta, oltre a stufe e fornelli, ma una quota importante
proviene anche dalle polveri esterne che penetrano facilmente all'interno.
Questo tipo di esposizione può essere significativa poiché
di solito la maggior parte del tempo la gente lo trascorre all'interno
di spazi confinati (indoor). Tuttavia quando ci troviamo fuori (outdoor)
tendiamo ad essere più attivi fisicamente e questo comporta
un aumento della ventilazione e quindi un aumentata quantità
di inquinanti che viene inalata. Attualmente la comunità
scientifica sta cercando di quantificare il peso relativo dei due
tipi di esposizione rispetto alla esposizione totale.
Dimensioni
La dimensione
delle particelle è un parametro molto importante che determina
poi il loro destino. Le particelle sono molto variabili rispetto
alla loro densità (massa/volume) e spesso hanno una forma
non sferica, quando si parla del loro diametro quindi ci si riferisce
ad un diametro "equivalente" il cosiddetto diametro aerodinamico.
Questo è definito come il diametro di una particella sferica
con una densità di 1g/cm3 ma con una velocità di sedimentazione
uguale a quella della particella in questione. La velocità
di deposizione delle particelle in atmosfera e quindi il loro tempo
di permanenza nell'ambiente è direttamente proporzionale
al loro diametro aerodinamico. Anche la deposizione nei polmoni
risente del diametro aerodinamico. Il diametro aerodinamico delle
particelle costituenti le polveri atmosferiche spazia approssimativamente
da 0,005 a 100 µm (dalle dimensioni di pochi atomi a circa
le dimensioni del più sottile capello umano). L'analisi del
numero di particelle e del volume delle particelle in funzione del
loro diametro aerodinamico mostra che la maggior parte di esse è
molto piccola, al di sotto di 0,1 µm; viceversa la maggior
parte del volume e della massa è dovuta alle frazioni più
grandi di 0,1 µm.
Fig. 1. Distribuzione
del numero di particelle e del loro volume in funzione del diametro
aerodinamico.
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Fig.1
- fare click sulle immagini per ingrandirle
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Fonte: adattata
da Whitby KT, Sverdrup GM. 1980. California aerosols: their physical
and chemical characteristics. In: Hidy GM, Mueller PK, Grosjean
D, Appel BR, Wesolowski JJ, eds. The character and origins of smog
aerosols: a digest of results from the California Aerosol Characterization
Experiment (ACHEX). New York, NY: John Wiley & Sons, Inc.; pp.
477-517. (Advances in environmental science and technology: v. 9).
Classificazione
in base a diametro delle particelle e modalità (mode) di
formazione.
In base a queste
caratteristiche si distinguono le particelle coarse-mode, la maggior
parte delle quali ha un diametro superiore a 1-3 µm, e che
riconoscono generalmente una genesi meccanica da diverse fonti (ad
es. per erosione del suolo); e le particelle fine-mode (particelle
fini), la maggior parte delle quali ha un diametro inferiore a 1-3
µm, e che sono prevalentemente un prodotto dei processi di
combustione. A loro volta le particelle fine-mode si distinguono
in due sottofrazioni che prendono il nome dai principali meccanismi
di formazione coinvolti: la componente nuclei-mode con un diametro
al di sotto di 0,1µm, spesso definita dagli epidemiologi e
tossicologi con il termine di ultrafine; e la componente accumulation-mode,
costituita da particelle con diametro tra 0,1 e 1-3 µm.
Le particelle ultrafini si formano mediante meccanismo di nucleazione
di sostanze in fase gassosa. Le singole particelle ultrafini non
restano a lungo in atmosfera poiché tendono a trasformarsi
in particelle fini attraverso meccanismi di coagulazione (due particelle
più piccole si fondono in una più grande) e di condensazione
(molecole gassose si condensano sulle particelle già formate);
esse però, come categoria, sono sempre presenti in atmosfera
poiché generate in maniera continua dai processi di combustione.
Questa classificazione non sempre viene rispettata negli studi scientifici
e il significato dei termini coarse e fine, quando non esplicitamente
spiegato dagli autori, deve essere estrapolato dall'uso che ne viene
fatto.
Fig. 2. Meccanismi
di formazione delle particelle da traffico , loro volume e diametro
aerodinamico.
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Fig.2
- fare click sull'immagine per ingrandirla
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Fonte: adattata
da Health Effects Institute. 2002. Understanding the Health Effects
of Components of The Particulate Matter Mix: Progress and Next Steps.
HEI Perspectives. Health Effect Institute, Boston MA.
La dimensione
delle particelle determina anche quale tratto dell'albero respiratorio
è più probabile possa essere raggiunto. Le particelle
più grandi di 10µm si depositano quasi esclusivamente
a livello di naso e gola mentre le particelle fini ed ultrafini
sono in grado di penetrare più in profondità fino
raggiungere gli alveoli dove avvengono gli scambi gassosi con il
circolo sanguigno e tramite questo possono anche essere trasportate
in organi distanti. Le particelle fini ed ultrafini inoltre, a parità
di massa, hanno una superficie molto più grande di quella
delle particelle di maggior diametro e possono fungere da vettori
di una notevole quantità di sostanze tossiche verso le parti
più profonde dei nostri polmoni. Per questo alcuni ricercatori
ritengono che le particelle ultrafini sono più tossiche.
Più in profondità quindi le particelle riescono ad
arrivare, minori diventano le possibilità che il nostro organismo
riesca ad eliminarle mentre aumentano le probabilità che
si inneschino fenomeni di tossicità diretta e/o indiretta
che portano a fenomeni infiammatori sia in loco che anche a distanza.
Fig. 3. Livello
di deposizione delle particelle nelle vie dell'albero respiratorio

Composizione
La composizione delle particelle di polvere è molto variabile,
dipendendo da molti fattori tra cui la fonte di origine, il clima
e la topografia del luogo. Anche nello stesso luogo la composizione
può variare tra un anno e l'altro, tra una stagione e l'altra,
tra un giorno e l'altro. Le particelle di polvere possono contenere
ioni, gas reattivi, composti metallici, carbonio elementare (che
spesso rappresenta la parte centrale della particella), composti
organici, acqua. Soprattutto la frazione organica di questa miscela
è molto complessa, potendo contenere centinaia di composti.
Le particelle secondarie sono composte soprattutto da solfato di
ammonio, nitrato di ammonio e composti organici secondari derivanti
da reazioni chimiche che si producono in atmosfera tra alcuni gas
e composti organici reattivi.
In generale la composizione delle particelle più grandi differisce
da quella delle particelle più piccole
Tab.
1. Confronto tra particelle di tipo fine e coarse.
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Fine
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Coarse
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Nuclei
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Accumulation
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| Processi
di formazione |
Combustione,
reazioni ad alta temperatura, reazioni in atmosfera.
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Rottura
meccanica di particelle solide/liquide.
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| Modalità
di formazione |
Nucleazione.
Condensazione.
Coagulazione.
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Condensazione.
Coagulazione.
Reazioni tra gas e particelle.
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Azione
meccanica (frantumazione, polverizzazione, abrasione).
Evaporazione di spray.
Sospensione di polvere.
Reazioni di gas con particelle.
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| Dimensioni |
<
0,1 µm
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Tra
0,1 e 1-3 µm
|
>
1-3 µm
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| Composizione |
Solfati.
Cabonio elementare.
Composti metallici.
Composti organici volatili.
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Solfati,
nitrati, ionio ammonio e idrogeno.
Carbonio elementare.
Numerosi composti organici.
Composti metallici: Pb, Cd, V, Ni, Cu, Zn, Mn, Fe ecc.
Acqua.
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Polvere
di strada o di suolo.
Particelle incombuste da processi di combustione di olio,
legna o carbone.
Nitrati e cloruri derivanti da acido nitrico e acido cloridrico.
Ossidi degli elementi della crosta terrestre (Si, Al, Ti,
Fe)
CaCO3, NaCl.
Pollini, muffe, spore fungine.
Frammenti di piante e animali.
Frammenti di pneumatici, freni e asfalto.
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| Solubilità |
Probabilmente
meno solubile della frazione Accumulation
|
In
gran parte solubile, igroscopica, deliquescente (capace di
sciogliersi nell'umidità dell'aria).
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In
gran parte insolubile, e non igroscopica.
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| Emivita
in atmosfera |
Minuti-ore.
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Giorni-settimane.
|
Minuti-ore.
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| Processi
di rimozione |
Accrescimento
e trasformazione nella frazione Accumulation.
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Formazione
di vapore acqueo e pioggia.
Deposizione secca.
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Deposizione
secca per ricaduta.
Rimozione con la pioggia.
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| Distanza
di ricaduta |
Da
meno di uno a decine di km.
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Da
centinaia a migliaia di km.
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Da
meno di uno a decine di km.
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Fonte:
adattata da Wilson WE, Suh HH. 1997. Fine particles and coarse particles:
concentration relationships relevant to epidemiologic studies. J.
Air Waste Manage. Assoc. 47: 1238-1249.
Gli
scienziati ipotizzano che molto probabilmente alcune componenti
delle polveri siano più tossiche ed hanno maggiori effetti
sanitari rispetto ad altri componenti. Nella tabella 2 sono elencate
le sostanze maggiormente associate a effetti biologici.
Tab.
2. Componenti chimiche delle polveri e loro effetti biologici.
| Componente |
Principali
sottocomponenti
|
Effetti
biologici
|
| Metalli |
Ferro,
vanadio, nickel, rame, platino e altri.
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Possono
innescare processi infiammatori, causare danni al DNA e alterare
pal permeabilità delle pareti cellulari attraverso
la produzione di composti reattivi dell'ossigeno (soprattutto
radicali liberi idrossilici) nei tessuti.
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| Composti
organici |
Possono
essere adsorbiti sulla superficie delle particelle; alcuni
composti organici volatili o semivolatili possono formare
particelle essi stessi.
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Possono
causare mutazioni al DNA, cancro; altri sono irritanti e possono
indurre reazioni allergiche.
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| Origine
biologica |
Virus,
batteri e loro endotossine (lipopolisaccaridi), frammenti
di origine animale o vegetale (ad esempio i frammenti di polline),
spore fungine.
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I
pollini possono scatenare risposte allergiche nelle vie respiratorie
dei soggetti sensibili; i virus ed i batteri possono provocare
risposte immunitarie a difesa delle vie respiratorie.
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| Ioni |
Solfati
(1) (di solito sotto forma di ammonio
solfato), nitrati (2) (di solito sotto
forma di nitrato di ammonio o di sodio), ioni idrogeno (H+).
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L'aciso
solforico può, a concentrazioni relativamente alte,
danneggiare la clearance mucociliare e aumentare le resistenze
delle vie respiratorie nei soggetti con asma; gli ioni idrogeno
possono modificare la solubilità (e la biodisponibilità)
dei metalli e degli altri composti adsorbiti sulle particelle.
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| Gas
reattivi |
Ozono,
perossidi, aldeidi.
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Possono
adsorbirsi sulle particelle ed essere trasportate nelle basse
vie respiratorie causando lesioni ai tessuti.
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| Parte
centrale della particella |
Materiale
carbonioso.
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Il
carbone causa irritazione dei tesuti polmonari, proliferazione
delle cellule epiteliali e, per esposizioni croniche, fibrosi.
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(1)
Formati per neutralizzazione del vapore di acido solforico, generato
dall'ossidazione del biossido di zolfo emesso dalla combustione
di carburanti contenente zolfo, come ad esempio quelli usati nella
autotrazione e nelle centrali termiche a olio o carbone.
(2) Formatisi dal vapore di
acido nitrico, che si genera in atmosfera nelle reazioni degli ossidi
di azoto.
Fonte: adattata
da Health Effects Institute. 2002. Understanding the Health Effects
of Components of The Particulate Matter Mix: Progress and Next Steps.
HEI Perspectives. Health Effect Institute, Boston MA.
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