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Approfondimenti
Inquinamento
atmosferico e polveri
A cura del
Servizio Epidemiologia
del Dipartimento Sanità Pubblica AUSL Modena
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Introduzione
- Cosa sono le polveri
- Da dove provengono
- Dimensioni
-
Classificazione in base a diametro delle particelle e modalità
(mode) di formazione
- Composizione
- Effetti sulla salute
- Effetti stimati in Italia
- Valutazione di impatto sanitario in Italia
- Gruppi a rischio
- Possibili meccanismi patogenetici
- Per approfondire
Effetti
sulla salute
Sono numerosi gli studi epidemiologici che hanno trovato una associazione
tra il particolato, soprattutto quello fine, da solo o in associazione
con altri inquinanti, e una serie di effetti sulla salute. Risultati
confermati da revisioni critiche degli stessi e da alcune metanalisi
condotte sia in America che in Europa. La maggior parte di questi
studi sono degli studi di serie temporali che hanno indagato gli
effetti a breve termine, cioè gli effetti sanitari che si
manifestano entro pochi giorni da episodi di inquinamento atmosferico:
la mortalità (per tutte le cause naturali, per cause cardiache
e per cause respiratorie); i ricoveri e gli accessi ai pronto soccorso
per riacutizzazioni di patologie cardiache e respiratorie; il peggioramento
di sintomi respiratori e la riduzione dei livelli di funzionalità
polmonare. Gli studi di coorte che seguono alcune specifiche popolazioni
per un lungo periodo di tempo, hanno riportato una associazione
tra esposizioni prolungate e aumenti della mortalità per
malattie cardiovascolari ed una aumentata incidenza di patologie
respiratorie e di tumore polmonare. Un dato molto importante che
scaturisce dalla letteratura è che sembra non esserci un
valore soglia, una concentrazione cioè al di sotto della
quale non si abbiano effetti sulla salute. Per questo motivo l'OMS
nella seconda edizione delle Air Quality Guidelines for Europe,
sulla base della letteratura scientifica disponibile, non fornisce
alcun valore guida di riferimento ma riporta delle stime di rischio
relativo per alcuni effetti sanitari, sia acuti che cronici, e alcune
stime sul numero di eventi sanitari attesi per esposizione a determinate
concentrazioni di polveri (vedi tabelle successive).
Tab. 3. Stime
dei rischi relativi per alcuni eventi sanitari, associati ad aumenti
di 10 µg/m3 nella concentrazione di PM10 o PM2,5
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Evento
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Rischio
relativo per PM2,5 (intervallo di confidenza al 95%)
|
Rischio
relativo per PM10 (intervallo di confidenza al 95%)
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| Uso
di farmaci broncodilatatori |
-
|
1,0305
(1,0201-1,0410)
|
| Tosse |
--
|
1,0356
(1,0197-1,0518)
|
| Sintomi
a carico delle basse vie respiratorie |
-
|
1,0324
(1,0185-1,0464)
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| Riduzione
media del picco di flusso espiratorio |
-
|
-0,13%
(-0,17%-0,09%)
|
| Ricoveri
ospedalieri per pat. respiratorie |
-
|
1,0080
(1,0048-1,0112)
|
| Mortalità |
1,015
(1,011-1,019)
|
1,0074
(1,0062-1,0086)
|
Fonte:
adattata da WHO Regional Office for Europe Copenhagen. 2000. AIR
QUALITY GUIDELINES for Europe 2nd edition.
Tab.
4. Stima del numero di eventi sanitari riscontrabili durante un
periodo di 3 giorni con concentrazioni medie di PM10 di 50 o 100
µg/m3 (su una popolazione di 1 milione)
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Evento
|
Numero
di eventi riscontrabili in 3 giorni con
concentrazione media di:
|
|
50
µg/m3
|
100
µg/m3
|
| Decesso |
4
|
8
|
| Ricoveri
ospedalieri per cause respiratorie |
3
|
6
|
| Giorni-persona
di uso di broncodilatatori |
4.863
|
10.514
|
| Giorni-persona
di peggioramento dei sintomi |
5.185
|
11.267
|
Fonte:
adattata da WHO Regional Office for Europe Copenhagen. 2000. AIR
QUALITY GUIDELINES for Europe 2nd edition
Tab.
5. Stime dei rischi relativi per mortalità e morbosità
derivanti da esposizioni prolungate alle polveri, associati ad aumenti
di 10 µg/m3 nella concentrazione di PM10 o PM2,5
|
Evento
|
Rischio
relativo per PM2,5 (intervallo di confidenza al 95%)
|
Rischio
relativo per PM10 (intervallo di confidenza al 95%)
|
| Mortalità
(Dockery DW et al, 1993) |
1,14
(1,04-1,24)
|
1,10
(1.03-1,18)
|
| Mortalità
(Pope CA III et al, 1995) |
1,07
(1,04-1,11)
|
-
|
| Bronchiti
(Dockery DW et al, 1996) |
1,34
(0,94-1,99)
|
1,29
(0,96-1,83)
|
| Riduzione
percentuale del FEV1 nei bambini (Raizenne M et al, 1996) (1) |
-1,9%
(-3,1%--0,6%)
|
-1,2%
(-2,3%-0,1%)
|
| Riduzione
percentuale del FEV1 negli adulti (Ackermann-Liebrich, U et
al, 1997) |
-
|
-1,0%
(non disponibile)
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(1)
PM2,1 piuttosto che PM2,5
Fonte:
adattata da WHO Regional Office for Europe Copenhagen. 2000. AIR
QUALITY GUIDELINES for Europe 2nd edition.
Tab. 6. Stima
del numero di bambini che ogni anno avrebbero degli effetti sanitari
per esposizioni prolungate a concentrazioni di PM2,5 di 10 o 20
µg/m3 al di sopra di un livello di background di 10 µg/m3
(su 200000 bambini di una popolazione di 1 milione di abitanti).
|
Evento
|
Numero
di bambini affetti ogni anno per concentrazioni di PM2,5 che
superano il livello di background di:
|
|
10
µg/m3
|
20
µg/m3
|
| Numero
di bambini in eccesso con sintomi bronchitici |
3.350
|
6.700
|
| Numero
di bambini in eccesso con funzionalità respiratoria (FVC
o FEV1) al di sotto dell'85% atteso |
4.000
|
8.000
|
Fonte:
adattata da WHO Regional Office for Europe Copenhagen. 2000. AIR
QUALITY GUIDELINES for Europe 2nd edition.
Effetti stimati in Italia
Recentemente anche in Italia, nell'ambito di una metanalisi degli
studi italiani sugli effetti a breve termine degli inquinanti atmosferici
nel periodo 1990-1999 (MISA), è stata rilevata tale associazione.
In particolare per la mortalità le stime di rischio più
elevate e più stabili sono quelle relative alle concentrazioni
di PM10 dello stesso giorno e del giorno precedente (lag 0-1). Per
il periodo 1995-1999 è stato rilevato un incremento dell'1,3%
del numero giornaliero di decessi per tutte le cause per ogni incremento
di 10 µg/m3 di PM10. Questo incremento risulta essere superiore
a quello stimato dall'OMS (0,7% circa) e da due studi analoghi,
il NMMAPS negli USA e APHEA2 in Europa in cui l'incremento era dell'ordine
di 0,5% e 0,6% rispettivamente.
Per i decessi per cause cardiovascolari lo studio ha evidenziato
incrementi lievemente superiore rispetto alla mortalità generale,
nell'ordine del 1,4%. Ancora più fortemente associata era
la mortalità per cause respiratorie, con un incremento del
2,1%. Nello studio NMMAPS la mortalità per cause cardiorespiratorie
era solo lievemente superiore a quella per tutte le cause.
Sempre nell'ambito dello studio Misa è stato rilevato che
per quanto riguarda i ricoveri ospedalieri per cause cardiache gli
effetti cumulati relativi allo stesso giorno e ai due giorni precedenti
(lag 0-3) sono più elevati e stabili, con incrementi dell'1,1%
nei ricoveri per cause cardiache per ogni aumento di 10 µg/m3
di PM10. Associazioni più forti, per lo stesso lag 0-3, mostravano
i ricoveri per cause respiratorie con aumenti del 2,4%.
Valutazione di impatto sanitario in Italia
Un recente studio condotto dal centro Europeo per l'Ambiente e la
Salute dell'OMS sulle 8 maggiori città italiane ha quantificato,
in maniera conservativa (scegliendo cioè le più basse
stime ricavabili), il numero di alcuni importanti eventi sanitari
attribuibili all'inquinamento da PM10. In particolare si evidenzia
come partendo dalle attuali concentrazioni medie annuali di PM10
(che nelle 8 città utilizzate variavano da 44,4 a 53,8 µg/m3
) si potrebbero evitare circa 5000 decessi l'anno e alcune migliaia
di altri eventi sanitari, se si riuscisse a raggiungere una concentrazione
media annuale di 20 µg/m3. Limite che la comunità europea
si è posto come obiettivo per il 2010.
Tab. 7. Eventi
sanitari, rischi relativi, proporzioni e numero di casi attribuibili
al PM10 in 8 città Italiane.
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-
|
-
|
Livello
di riferimento del PM10: 30 µg/m3
|
Livello
di riferimento del PM10: 20 µg/m3
|
| Cause |
Rischi
relativi per 10µg/m3 (95% CI)
|
Proporz.
attribuibile (%)
(95% CI)
|
Numero
di casi attribuibili
|
Proporz.
attribuibile (%)
(95% CI)
|
Numero
di casi attribuibili
|
| Mortalità
(Adulti >=30 anni, escluso le cause accidentali) |
1,026
(1,009-1,043)
|
4,7
(1,7-7,5)
|
3.472
|
7,0
(2,6-10,9)
|
5.108
|
| Ricoveri
ospedalieri per cause cardiovascolari |
1,009
(1,006-1,013)
|
1,7
(1,2-2,5)
|
2.710
|
2,6
(1,7-3,7)
|
4.057
|
| Ricoveri
ospedalieri per cause respiratorie |
1,016
(1,013-1,020)
|
3,0
(2,5-3,7)
|
1.887
|
4,5
(3,7-5,5)
|
2.803
|
| Bronchiti
acute (<15 anni) |
1,306
(1,135-1,502)
|
28,6
(18,4-32,9)
|
31.524
|
36,3
(25,1-39,7)
|
40.036
|
| Riacutizzazione
Asma (<15 anni) |
1,051
(1,047-1,055)
|
8,7
(8,1-9,2)
|
29.730
|
12,5
(11,7-13,3)
|
42.870
|
| Riacutizzazione
Asma (15+ anni) |
1,004
(1,0-1,008)
|
0,8
(0-1,5)
|
11.360
|
1,2
(0-2,3)
|
17.047
|
| Giorni
con limitazione dell'attività (20+ anni) |
1,094
(1,079-1,109)
|
14,3
(12,5-15,9)
|
2.702.461
|
20,0
(17,7-22,1)
|
3.776.387
|
| Episodi
di sintomi respiratori |
1,07
(1,02-1,11)
|
11,3
(3,7-16,0)
|
10.409.836
|
16,1
(5,5-22,2)
|
14.788.287
|
Fonte:
adattata da World Health Organization Regional Office For Europe.
2002. Health impact assessment of air pollution in the eight major
Italian cities.
Gruppi
a rischio
Molti studi epidemiologici e tossicologici hanno comparato gli effetti
delle polveri sulla mortalità e morbosità tra diversi
gruppi di persone, evidenziando una maggior mortalità a breve
termine tra le persone con patologie cardiovascolari e/o respiratorie
soprattutto se anziane.
Anche i bambini, per l'elevata attività fisica che svolgono
all'aperto, per la maggior ventilazione polmonare per unità
di peso corporeo e per l'immaturità del loro apparato respiratorio,
rientrano tra i gruppi a rischio. In particolare sono a rischio
per lo scatenamento di attacchi di asma, l'insorgenza di sintomi
quali tosse e catarro, una ridotta funzionalità polmonare.
Alcuni studi epidemiologici suggeriscono che le polveri possono
anche avere effetti sulla gravidanza con aumento di nati prematuri
e a basso peso ed aumento della mortalità infantile. Anche
gli studi sperimentali su animali sembrano corroborare l'ipotesi
che alcuni soggetti con preesistenti alterazioni degli apparati
cardiovascolare e respiratorio siano più sensibili all'esposizione
alle polveri. Infine alcuni studi sperimentali su animali sembrano
avallare l'ipotesi che, almeno in parte, la suscettibilità
ai diversi inquinanti sia determinata geneticamente.
Possibili
meccanismi patogenetici
Il corpo umano reagisce alle polveri come verso qualsiasi altra
minaccia esterna: mette in atto tutta una serie di meccanismi di
difesa tesi a prevenire la penetrazione di sostanze estranee all'interno
del nostro organismo e ad eliminarle. I meccanismi innescati sono
sempre via via più energici. Il primo importante livello
difensivo è costituito da una barriera di cellule e fluidi
(le cellule ciliate ed il muco delle vie respiratorie) che il materiale
estraneo deve superare prima di penetrare all'interno dei tessuti.
Le particelle più grosse vengono quindi in questo modo trattenute
e rimosse a livello del naso e della bocca. Anche la tosse, scatenata
dalla reazione delle particelle con le terminazioni nervose delle
vie respiratorie, è un meccanismo di difesa che serve ad
eliminare le particelle. Se il materiale estraneo supera queste
difese entra in azione una seconda linea difensiva: cellule "spazzino"
fagocitano il materiale e cercano di distruggerlo. Le più
importanti cellule con questo compito sono i macrofagi e i neutrofili.
Se il corpo estraneo supera queste ulteriori difese, come può
capitare nelle infezioni batteriche o virali o in risposta ad alcune
sostanze allergeniche, entrano in scena i linfociti e le proteine
da essi prodotte.
La deposizione delle particelle sulla superficie delle cellule epiteliali
dell'albero respiratorio e la loro ingestione da parte dei macrofagi
e dei neutrofili porta ad una cosiddetta "attivazione"
di queste cellule. Molti degli effetti scatenati non sono ancora
ben conosciuti. Si sa che le cellule attivate sintetizzano dei composti
conosciuti come specie reattive dell'ossigeno ( ad esempio il perossido
di idrogeno o acqua ossigenata) allo scopo di eliminare il materiale
estraneo. Entro alcune ore sono sintetizzate e secrete proteine
(citochine) e piccole molecole (chemochine). Queste molecole sono
dei mediatori che interagiscono con specifici recettori posti sulla
superficie di molti tipi di cellule e danno esito ad una attivazione
sia delle cellule circostanti che di quelle del circolo sanguigno,
che si dirigono verso il punto di innesco del processo, e di altri
tessuti. Tutto questo processo di attivazione a cascata è
conosciuto con il nome di risposta infiammatoria.
La risposta infiammatoria però può danneggiare lo
strato di cellule epiteliali delle vie respiratorie ed anche altre
cellule quali i macrofagi, potendone derivare una ridotta capacità
di difesa contro i microrganismi.
Il fegato, stimolato dalle citochine prodotte nel processo infiammatorio,
inizia a produrre una serie di molecole caratteristiche della fase
acuta di reazione. Queste molecole, tra cui la proteina-C reattiva
e il fibrinogeno, compaiono nel circolo sanguigno entro 6-24 ore.
Il fibrinogeno aderisce alle piastrine favorendo la loro aggregazione.
Tutto questo può comportare una molteplicità di effetti
su tutto l'apparato cardiovascolare, incluso un aumento della coagulabilità
del sangue.
Sebbene si pensi che le citochine abbiano un ruolo primario nella
induzione degli effetti extra-polmonari, alcuni recenti studi suggeriscono
che le particelle (soprattutto quelle ultrafini) o alcuni loro componenti
possano entrare nel circolo sanguigno attraversando le pareti dell'apparato
respiratorio e provocare direttamente effetti su altri tessuti.
Le particelle inoltre possono stimolare le cellule nervose delle
vie aeree e causare una alterazione della regolazione nervosa della
respirazione, della frequenza cardiaca, della normale variabilità
di quest'ultima e di altri parametri elettrofisiologici del cuore.
In sintesi la deposizione delle particelle nelle vie aeree può
innescare una cascata di eventi in diversi tipi di cellule, che
possono causare dei cambiamenti in tessuti ed organi progressivamente
sempre più lontani dal punto in cui c'è stato lo stimolo
iniziale. Questi sono dei normali meccanismi di difesa che possono
però produrre dei cambiamenti deleteri per l'organismo. Questi
cambiamenti possono essere rapidi e temporanei; ma dipendendo dal
livello e dalle modalità di esposizione e dal tipo di agente
a cui l'organismo è esposto, questi cambiamenti possono essere
più duraturi. Non è chiaro se e quanto questi cambiamenti
siano rilevanti per lo sviluppo di effetti sanitari a bassi livelli
di esposizione. Si suppone però che queste modificazioni
abbiano un maggior effetto in individui il cui apparato respiratorio
e/o cardiovascolare siano già compromessi.

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