 |
Gavino
Maciocco
Dipartimento
di Sanità Pubblica - Università degli Studi di Firenze
La
salute nell'era della globalizzazione: disuguaglianze e politiche
di welfare.

Sintesi
dell'intervento effettuato nell'ambito
del seminario regionale
"Disuguaglianze e salute: un'occasione di riflessione all'interno
del progetto regionale Piani per la Salute"
Il
titolo della relazione, "La salute nell'era della globalizzazione:
diseguaglianze e politiche di welfare", lascia pensare ad un
approccio abbastanza ampio della mia relazione. Cercherò
di affrontare il problema delle diseguaglianze in una prospettiva
ampia Nord-Sud, tentando di focalizzare le questioni su argomenti
ed indicatori che possano servirci nel nostro lavoro locale. In
conclusione, riferendomi a quanto il dott. Macini accennava, affronterò
il dibattito che è tuttora in corso sulle due teorie - una
neomaterialista e l'altra psicosociale - sull'origine delle diseguaglianze
nella salute in relazione al reddito: è il reddito assoluto
o quello relativo (cioè il deficit nella distribuzione del
reddito) che fa la differenza? E' un dibattito non concluso che
però sta trovando forme di mediazione e di sintesi. L'ultima
parte della relazione sarà dedicata all'analisi di queste
posizioni.
|
|
|
Fig.1
- fare click sull'immagine per ingrandirla
|
Innanzitutto
vediamo la relazione tra i due elementi fondamentali delle diseguaglianze
(fig.1): il
reddito (reddito procapite espresso in dollari) e la salute (speranza
di vita alla nascita riferita alle donne). Agli estremi, cioè
per i paesi più poveri e per quelli più ricchi, vi
è una relazione molto forte tra reddito e speranza di vita.
Se
guardiamo però al complesso dei paesi, questa relazione non
è così forte: oltre i 10.000 dollari, aumentando il
reddito, non aumenta la speranza di vita; con 10.000 dollari potremmo
quindi accontentarci dal punto di vista della salute. Il paese più
ricco è la Svizzera, l'Italia è nel gruppo dei paesi
che hanno un reddito procapite di circa 20.000 dollari. Oltre una
certa cifra di reddito, non aumenta il livello di salute. Vi è
un gruppo di nazioni poverissime, la cui speranza di vita è
sotto i 50 anni.; Alcuni paesi, pur avendo un reddito elevato, si
trovano nei gradini più bassi dello stato di salute. Abbiamo
inoltre un gruppo di nazioni in cui il livello di salute è
abbastanza indipendente dal livello di reddito: paesi che con reddito
molto basso che possono avere 50 o 60 o addirittura 80 anni di speranza
di vita alla nascita. Cosa fa la differenza? La differenza è
dovuta essenzialmente a due fattori: il livello di educazione, e
in particolare di prevenzione femminile, e l'accessibilità
ai servizi di base. Questi sono i due fattori che differenziano
i paesi a basso reddito con bassa o alta speranza di vita alla nascita.
Ci sono paesi poveri con bassa speranza di vita: sono tutti i paesi
dell'Africa Sub-Sahariana. Tra i paesi con basso livello di reddito
ed alto livello di salute abbiamo alcuni classici paesi come Cuba
e SriLanka. Vi sono poi paesi che pur avendo livelli di cultura
e di tradizione elevati sono precipitati nella scala del reddito:
i Paesi dell'Ex Unione Sovietica che però hanno ancora una
tradizione di istruzione diffusa.
L'AIDS è uno dei determinanti che sta provocando l'abbassamento
della speranza di vita di tutti i paesi dell'Africa SubSahariana.
Alcune nazioni, come quelle della regione meridionale ed orientale
dell'Africa, hanno presentato, nell'arco di dieci anni, una riduzione
addirittura di venti anni di speranza di vita alla nascita. Anche
paesi ricchi, come il Sud Africa hanno registrato un abbassamento
di 12 anni di questo indicatore.
 |
|
Fig.2
- fare click sull'immagine per ingrandirla
|
Analizziamo
adesso le diseguaglianze nella distribuzione delle risorse in campo
sanitario. Le differenze tra il paese più ricco e quello
più povero sono di uno a mille: 4 dollari procapite in Etiopia
(e la grande maggioranza dei paesi dell'Africa Sub Sahariana si
colloca in un range che va da 4 a 20-25 dollari procapite) fino
ad arrivare agli stati Uniti che hanno 4.187 dollari procapite.
Questi sono dati del 1997, nel 2000 gli Stati Uniti hanno già
oltrepassato i 4.500 dollari procapite (fig.2). I paesi industrializzati
(dalla Spagna alla Germania) hanno un range da 1.000 a 2.700 dollari.
Tutti i paesi industrializzati, ad eccezione degli Stati Uniti,
hanno sistemi universalistici e gran parte della spesa sanitaria
è pubblica, mentre nella maggior parte dei paesi più
poveri, quel pochissimo che viene registrato come spesa sanitaria
è spesa sanitaria privata e viene direttamente dalle tasche
della gente.
Lo schema classico dei determinanti della salute comprende le varie
determinanti:
- fattori che vengono considerati non modificabili, cioè
quelli legati alla biologia dell'individuo, come età, sesso,
patrimonio genetico, ecc.;
- gli stili di vita, i comportamenti individuali;
- le relazioni sociali, affettive e quindi la rete dei rapporti
che l'individuo instaura a livello familiare, amicale, ecc.;
- l'insieme delle condizioni di vita e di lavoro che riguardano
un'ampia gamma di elementi che vanno dall'istruzione all'abitazione,
dal lavoro all'ambiente, ai servizi sanitari, ecc.;
- il livello macro riguarda il contesto socio-politico-economico
del paese.
Questo schema è quello classico. Tutti fanno notare come
questi determinanti di salute si influenzino a vicenda, per cui
laddove le condizioni di vita e di lavoro sono molto precarie in
termini di impiego, ecc., quasi sempre abbiamo altri determinanti
che non sono favorevoli. Basso reddito molto spesso significa quindi
relazioni sociali ed affettive precarie, stili di vita nocivi, ecc.
Vediamo
ora lo studio di alcuni determinanti, riportando la situazione inglese.
In Inghilterra dall'inizio dell'800 esistono dei registri di mortalità
che associano la condizione lavorativa della persona. Da molto tempo
in Inghilterra c'è questa classificazione delle malattie
e delle morti in relazione alla professione. Le professioni sono
state suddivise in sei classi (in realtà sono cinque classi,
di cui una è divisa in due): professional (medici, avvocati,
); direttori tecnici o managers; il terzo gruppo, "lavoratori
specializzati", è diviso in manuali (falegnami, fabbri,
) e non manuali
(impiegati,
); i lavoratori parzialmente specializzati; i
lavoratori non specializzati.
 |
|
Fig.3
- fare click sull'immagine per ingrandirla
|
Esaminiamo
i tassi di mortalità per tutte le cause negli uomini di 20-64
anni in Inghilterra e Galles riferiti ai periodi 1970-72, 1979-83
e 1991-93 (fig.3). I livelli di mortalità sono esattamente
in linea con il loro grado di specializzazione; però i lavoratori
non manuali si differenziano rispetto alle altre fasce: tutte le
classi hanno un trend in diminuzione, ma in quella dei non manuali
la riduzione è stata molto minore negli ultimi 20-30 anni.
Si possono raggruppare sostanzialmente tre grandi categorie: i professionisti
ed i managers che hanno andamenti molto simili; le altre categorie
di lavoratori specializzati e parzialmente specializzati; i manuali.
Questo riguarda la mortalità per tutte le cause.
|
|
|
Fig.4
- fare click sull'immagine per ingrandirla
|
Se
andiamo a vedere la mortalità per coronaropatie (fig.4),
si osserva la stessa situazione, aggravata dal fatto che il gap
tra i gruppi tende ad allargarsi in questi ultimi 20 anni. In particolare,
il gruppo dei manovali in 20 anni non ha avuto dei miglioramenti,
anzi tra il '70 e l'80 ha avuto un incremento.
 |
|
Fig.5
- fare click sull'immagine per ingrandirla
|
Ancora
più evidente è il gap per quanto riguarda le cause
violente di morte (suicidi e cause violente non determinate - fig.5),
in cui gli "unskilled"
hanno avuto una crescita. In questo caso, l'appartenenza ad una
classe sociale è un fattore che in qualche maniera sintetizza
i vari determinanti; essa diventa il determinante sintetico degli
altri determinanti (lavoro, istruzione, abitazione, relazioni sociali,
abitudini di vita).
|
|
|
Fig.6
- fare click sull'immagine per ingrandirla
|
Uno
studio analogo è stato fatto in America: si tratta di tre
periodi simili (anni '70, '80 ed '90); è stato analizzato
il livello di istruzione (gli anni di istruzione, suddivisi in 0-8,
9-12, >13 anni vedi - fig.6). In questo caso ci sono differenze
che si allargano. Ovunque nel mondo registriamo un allargamento
delle differenze, legate all'appartenenza o meno a determinate categorie
- in questo caso, sono categorie di istruzione.
|
|
|
Fig.7
- fare click sull'immagine per ingrandirla
|
Questo
gap si registra in modo ancora più evidente tra gli Afro-Americani
(fig.7): nella popolazione di razza bianca, le linee erano distinte
ma gli andamenti erano simili, mentre, in questo caso, abbiamo una
divaricazione degli andamenti, con il gruppo 0-8 anni di istruzione
che tende a peggiorare il proprio stato di salute. Il riferimento
è costituito dagli anni di buona salute a trenta anni: la
speranza di vita in buona salute a 30 anni.
L'ultima indagine Multiscopo ISTAT mostra come il livello di istruzione
condizioni profondamente sia l'abitudine al fumo sia gli indici
di massa corporea. Per quanto riguarda l'indice di massa corporea
nel sesso femminile in relazione al titolo di studio, le donne obese
rappresentano ben il 17% delle donne con basso titolo di studio,
mentre questa percentuale è del 2% nelle donne con diploma
di scuola media superiore o laurea.
Geppo Costa, che ha lavorato moltissimo a Torino, arriva alle stesse
conclusioni, cioè "l'aspetto più stupefacente
e stimolante delle diseguaglianze nella salute è la loro
regolarità nella scala sociale. A qualsiasi livello della
scala sociale ci si ponga, il livello inferiore presenta un profilo
epidemiologico più sfavorevole di quello immediatamente superiore".
Questo è esattamente quello che abbiamo visto a proposito
dell'Inghilterra. "Queste diseguaglianze si osservano su tutte
le dimensioni della struttura demografica e sociale: a parità
di età, il rischio di morire è più alto tra
i meno istruiti, nelle classi sociali subordinate, tra i disoccupati,
tra chi abita in case meno agiate e in quartieri degradati, tra
chi vive solo o in situazioni familiari meno protette".
|
|
|
Fig.8
- fare click sull'immagine per ingrandirla
|
Un
altro aspetto delle diseguaglianze riguarda il rapporto tra immigrazione
e diseguaglianze. Analizziamo i dati dell'Osservatorio Epidemiologico
del Lazio, che riguardano la mortalità perinatale (fig.8):
è il doppio tra gli immigrati rispetto ai residenti. Il dato
è analogo a quello che si registra nel Regno Unito: la mortalità
perinatale è intorno al 7-8% tra i residenti, mentre tende
a raddoppiare nei gruppi etnici emigrati.
|
|
|
Fig.9
- fare click sull'immagine per ingrandirla
|
Vediamo adesso la mortalità infantile, sempre dell'Osservatorio
Epidemiologico del Lazio (fig.9); si tratta dei dati di uno studio
partito negli
anni '80 e che si è concluso a metà degli anni '90.
Anche qui abbiamo un 7-8% dell'Italia ed un 20% di mortalità
infantile nella popolazione Rom e negli immigrati Africani e del
Medio Oriente. La
percentuale di donne nel primo trimestre di gravidanza che non si
sottopone a nessun controllo è il 10% tra le italiane ed
oltre il 40% tra le immigrate.
|
|
|
Fig.10
- fare click sull'immagine per ingrandirla
|
Il
parto pretermine (fig.10) riguarda il 4% delle donne italiane ed
oltre il 10% di quelle immigrate. Il basso peso alla nascita, infine,
si verifica nel 5% dei casi tra le donne italiane ed in quasi il
20% nella popolazione Rom.
Vi porto adesso alcune riflessioni ed osservazioni, comparse in
recenti numeri del British Medical Journal e del New England Journal
of Medicine, che riguardano non tanto le diseguaglianze nell'accesso
- che pure esistono - quanto proprio nel rapporto medico-paziente
e operatori sanitari-emigrati, che può essere distorto da
motivi di tipo razzista. In molti casi, molte differenze nell'esito
delle cure non sono dovuti a ritardo o difficoltà d'accesso,
ma proprio al fatto che agli emigrati viene riservato un trattamento
diverso.
Tratto da "Spectre of racism in health and health care"
di R. Bophal, BMJ 1998; 316:1970-3:
- Lo spettro del razzismo deve essere portato allo scoperto.
- Fin adesso nel Regno Unito l'attenzione è stata concentrata
sulle discriminazioni razziali verso gli operatori sanitari appartenenti
a minoranze etniche.
- Ora conosciamo bene gli effetti del razzismo sulla qualità
delle cure mediche; noi dobbiamo concentrare l'attenzione sulle
discriminazioni razziali nell'assistenza ai pazienti.
Un altro articolo più recente sul New England Journal, "Racial
Injustice in Health Care" H.P. Freeman, R. Payne - N Engl J
Med - 2000; 232:1045-47:
"Una crescente quantità di dati, inconfutabili e inquietanti,
testimonia la peggiore qualità delle prestazioni sanitarie
erogate alla popolazione nera americana, rispetto ai bianchi, anche
a parità di livello socio-economico".
Passiamo al dibattito in corso tra l'approccio neo-materialistico
e psico-sociale.
La School of Public Health, University of Michigan (USA), e tutti
i sociologi in generale sostengono che "le disuguaglianze nel
reddito sono accompagnate da molte differenze nelle condizioni di
vita, sia a livello individuale che di popolazione, che possono
influenzare negativamente lo stato di salute". Secondo questa
corrente, quindi, il problema è sostanzialmente il reddito
assoluto: le differenze nelle condizioni di salute sono essenzialmente
legate al reddito che diventa un indicatore generale dello stato
di una persona, perché una persona con reddito basso avrà
meno opportunità, meno istruzione, abiterà in abitazioni
più disagiate, ecc..
Poi c'è la scuola di Richard G. Wilkinson, che è la
scuola inglese, secondo cui "le diseguaglianze economiche e
la qualità delle relazioni sociali hanno un forte impatto
nel benessere psicosociale e rappresentano una delle più
importanti spiegazioni del quadro dello stato di salute della popolazione
nei paesi più ricchi". Il problema qui non è
tanto quello del reddito assoluto, quanto quello di come viene distribuito
il reddito all'interno di una società. La prova pratica che
portano questi autori è la differenza di speranza di vita
alla nascita tra gli afro-americani e la popolazione di colore del
Costa Rica. Essi hanno redditi moto differenti: intorno ai 15.000-20.000
dollari procapite nel primo caso e inferiori ai 4.000 dollari procapite
nel secondo. Eppure la speranza di vita del Costa Rica è
più alta di quella degli afro-americani, perché questi
ultimi si trovano in un ambiente rischioso e sono discriminati;
la popolazione di colore del Costa Rica, invece, vive in modo più
coeso, con una situazione di equità all'interno.
Tra J.W. Lynch e di R.G. Wilkinson c'è una polemica molto
accesa; essi si scontrano quasi continuamente. Ci sono molti articoli
su questo problema delle diseguaglianze e del malessere. Ad esempio,
un Autore dice "secondo le teorie e gli studi dell'approccio
bio-psico-sociale, quelli che volano in classe economica stanno
male perché vedono quelli di prima classe che sono più
tesi". Se tutti viaggiassero quindi in classe economica, tutti
starebbero bene. Eppure non è così, perché
starebbero male comunque. E' in atto una discussione su questi temi.
Un tentativo di collegare queste teorie è stato fatto da
David Coburn, sociologo dell'Università di Toronto in Canada,
il quale ha scritto un articolo, cercando di fare il punto, lo stato
dell'arte, delle varie posizioni che riguardavano il tema delle
diseguaglianze tra salute e reddito. L'articolo è "Income
inequality, social cohesion and the health status of population:
the role of neo-liberalism", su Social Science & Medicine
del 2000. Il tentativo di Coburn è di ricondurre ad un unico
determinante e quindi di trovare una spiegazione politica; è
un tentativo di fare una sintesi e di trovare una soluzione politica.
La sua teoria si condensa in queste due conclusioni:
- "Quanto più un regime è neo-liberale e orientato
al mercato, tanto più grandi sono le ineguaglianze nel reddito".
In questo caso, la diseguaglianza nel reddito è causa anche
di diseguaglianza di malattia; quindi viene accolta la teoria neomaterialista;
- "Quanto più una società è orientata
verso il mercato, tanto maggiore è la frammentazione sociale
e minore è la fiducia e la coesione sociale". In questo
caso, è la teoria psicosociale.
Secondo Coburn, il neoliberismo quindi è causa di entrambi
questi fattori: un aumento delle diseguaglianze del reddito ed una
diminuzione della coesione sociale. Nell'articolo, l'Autore affronta
un tema molto importante: cosa hanno significato le politiche di
welfare nella storia dei paesi che l'hanno praticata e che hanno
consentito di sottrarre alla logiche del mercato un settore della
società, quello dell'istruzione, garantendo quindi principi
di cittadinanza, di redistribuzione del reddito e di facilità
di accesso dei cittadini a questi servizi. Le politiche di welfare
hanno quindi garantito da una parte il diritto di cittadinanza e
dall'altra reti di protezione, redistribuzione del reddito e di
coesione sociale. Nella sua analisi, Coburn afferma che le politiche
di reddito non sono state un "grazioso regalo" dei paesi
liberali nei confronti delle fasce di popolazione meno protette,
bensì il frutto di conflitti, di lotta, essenzialmente di
tipo sindacale, per ottenere questi diritti. L'indebolimento della
capacità della classe operaia classica nei confronti di un
liberismo, che ha le sue radici non tanto di politiche nazionali,
ma internazionali e multinazionali, spiega l'indebolimento del sistema
di welfare.
"Il declino del potere della classe lavoratrice rispetto a
quello del capitale globale è caratterizzato dal dominio
delle politiche e delle ideologie neo-liberali, dall'attacco al
welfare state, dal predominio degli interessi delle imprese nel
mercato. Tutto ciò è associato a una minore capacità
di contrattare misure di welfare e determina inevitabilmente una
più elevata disuguaglianza nel reddito, una minore coesione
sociale e, direttamente o indirettamente, un peggiore stato di salute
della popolazione".
"La crescente globalizzazione del capitale finanziario e industriale
ha ridotto il potere delle autorità nazionali, regionali
e locali e ha determinato una rottura degli equilibri di potere
tra classe lavoratrice e capitale, che nel passato avevano consentito
lo sviluppo di politiche di welfare finalizzate alla redistribuzione
del reddito".
|
|