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Giovedì
4 aprile 2002 - ore 14.00
Quarta
giornata di studio
per il Piano per la Salute
"Internet
e promozione della salute"
Sintesi
dell'intervento del Dott. Marco Ingrosso
Università
degli Studi di Ferrara
La
promozione della salute on-line
1.
ITC e promozione della salute
In
questo intervento mi occuperò di due aspetti della "promozione
della salute" (ps):
a) quello
delle risorse disponibili on line utili per lo sviluppo delle
politiche e delle pratiche di ps;
b) quello dei metodi e opportunità della ps, vale a dire
delle innovazioni operative che le ICT permettono e che, in certi
casi, già vedono delle attuazioni sperimentali.
Il
mio ragionamento sarà tuttavia prevalentemente esplorativo
e indicativo, in primo luogo in quanto il campo coperto dalla ps
si presenta estremamente vasto, scarsamente definito, velocemente
mutevole; in secondo luogo in quanto non esiste una letteratura
e delle ricerche adeguate in questo settore.
Per dare un'idea della vastità e indeterminatezza basta aprire
uno dei principali motori di ricerca, ad es. Google, che, alla voce
"salute/health", presenta ben 1.280.000 richiami, di cui
198.000 solo in ambito italiano. Alla voce "promozione della
salute" si ritrovano 68.000 riferimenti circa nell'intera rete
mondiale, e un numero non molto minore in quella italiana. Se si
passa ad un portale italiano come Virgilio si scopre che alla stessa
voce (ps) si hanno solo 30 siti, di cui alcuni impropri. Se poi
si utilizza il motore di ricerca del Ministero della Salute le risposte
catalogate sotto la voce ps sono meno di 400, ma, paradossalmente,
gran parte di esse è assolutamente impropria, almeno stando
ai criteri dell'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità),
mentre mancano proprio i pochi riferimenti che comunque esistono
in questo campo in Italia. Se dunque il termine viene usato in senso
estensivo e intuitivo si hanno delle grandi masse di notizie e di
siti accatastati senza ordine apparente; se invece viene usato in
senso più tecnico e restrittivo si trova poco, anzi, anticipo
subito che la maggior parte del materiale specificatamene dedicato
alla ps in italiano è prodotto dalla Svizzera e non dall'Italia,
che rimane estremamente arretrata in questo campo. In campo istituzionale
poi, come vedremo, il tema è sostanzialmente ignorato nonostante
che, a partire dal PSN del 1998-2000, la ps sia ufficialmente un'architrave
delle nostre politiche socio-sanitarie.
Per cercare di circoscrivere il campo mi rifarò in primo
luogo alla definizione della Charta di Ottawa che, com'è
noto, definisce la promozione della salute quel "processo che
conferisce alle popolazioni i mezzi per garantire un maggior controllo
e miglioramento della propria salute. ... E' un concetto positivo
che valorizza le risorse individuali e collettive, come anche quelle
materiali". Quindi la ps consiste nel dare mezzi, risorse,
servizi alla popolazione, compresi certamente quelli informativi,
ma anche valorizzare le capacità e risorse della stessa popolazione
facendole contribuire al miglioramento della salute.
Le principali linee di azione individuate dalla stessa Charta sono:
1) l'elaborazione di una sana politica pubblica della salute;
2) la creazione di ambienti favorevoli;
3) il supporto all'azione comunitaria;
4) lo sviluppo delle capacità personali;
5) il riorientamento dei servizi sanitari.
Il Glossario OMS della ps (WHO 1998) indica che i risultati degli
interventi di ps riguardano principalmente "la conoscenza della
salute, una sana politica pubblica e l'azione di comunità
a favore della salute", in altre parole riguardano i cittadini,
le famiglie, le reti informali relativamente alle loro informazioni,
alla comunicazione, all'educazione e formazione, alla autogestione
della salute, alla partecipazione e all'autoorganizzazione; riguardano
il settore pubblico e collettivo, sia su scala locale che allargata,
in termini di servizi, risorse e opportunità offerte; riguardano
il terzo settore, l'associazionismo, gli attori di comunità
come mediatori e insieme produttori autonomi di risorse e servizi.
Le ICT possono quindi svolgere una funzione di supporto alla ps
allorché permettono al cittadino di avere più strumenti,
ma anche di avere un maggiore empowerment nei confronti delle strutture
sanitarie, permettono a queste ultime di svolgere un nuovo ruolo
non solo di risposta a bisogni, ma di supporto a percorsi, di facilitazione
di scelte, permettono infine alle forme di autoorganizzazione della
società civile di esprimere un loro contributo specifico
e pluralista.
La ps si è posta dall'inizio degli anni '80 come una nuovo
orientamento e una nuova strategia complessiva avente a che fare
in primo luogo con le politiche. Non a caso la prima conferenza
mondiale si è tenuta in Canada (1986), paese che già
dai primi anni ottanta aveva riorientato il proprio asse politico-istituzionale
ponendo al centro gli stili di vita della popolazione e le modifiche
ambientali.
La ps ha tuttavia incontrato difficoltà a questo livello
ed ha quindi iniziato ad operare attraverso un mutamento dei corpi
intermedi, utilizzando il metodo delle reti: com'è noto,
sono state lanciate le reti delle "Città Sane"
(HC), degli "Ospedali Sani" (HPH), delle "Scuole
che Promuovono la Salute" (HPS), della ps nei luoghi di lavoro
(WHP), delle città ecologicamente sostenibili (Agenda 21),
degli attivatori di pratiche di benessere (fitness e wellness),
dei comunicatori della salute e così via, ma soprattutto
ponendosi come riferimento di un progressivo cambiamento di mentalità
e di cultura tanto della cittadinanza quanto degli operatori. Le
iniziative di ps hanno quindi investito il campo delle politiche
e dei progetti locali, in seguito quello dei servizi sanitari, per
poi approdare al settore degli ambienti (o setting) di vita quotidiana
(scuole, lavoro, tempo per il benessere) e della comunicazione.
La crescita di questo insieme di interventi e pratiche a livello
intermedio (più che "dal basso") è divenuta
una indicazione generale delle politiche sociali in alcuni paesi
europei e occidentali, accolta anche a livello di Comunità
Europea.
Si tratta tuttavia di un cammino ancora incerto, non omogeneo, a
pelle di leopardo, che spesso risente dei mutamenti di clima politico.
Mentre infatti in alcuni paesi anche le politiche neoliberiste vedono
con interesse la ps, almeno per alcuni aspetti, in altri si assiste
ad un oscuramento della problematica a favore dello sviluppo di
interessi di mercato nei settori sanitari più tradizionali.
2. Le risorse organizzative
L'avvento
delle nuove tecnologie, e in particolare di internet, offre oggi
una serie di nuove opportunità alla strategia della ps:
- il cittadino
può infatti essere raggiunto a casa e nei propri luoghi
di vita, un nuovo insieme di modalità partecipative possono
essere realizzate, l'informazione può diventare comunicazione
e formazione a distanza, ma altresì coniugarsi in forme
miste;
- il settore
pubblico è spinto a sviluppare una nuova comunicazione
col pubblico e al proprio interno, a competere su progetti innovativi
ed efficaci, a sviluppare una qualità che presuppone un
"consenso informato" dei cittadini, ma ancor più
un nuovo patto fiduciario e di scambio;
- il terzo
settore, l'associazionismo e le comunità locali possono
essere sia produttori sia utilizzatori di risorse comunicative;
anche per loro il fare si coniuga sempre più col comunicare,
col favorire la partecipazione, col crescere del consenso e della
legittimazione.
A queste tre
grandi aree, che hanno bisogno di comunicare fra di loro e al loro
interno, è necessario aggiungere il settore dell'informazione
e comunicazione di massa, sempre più presente sui temi della
salute, che opera prevalentemente in regime di mercato, e che sempre
più tenderà a porsi come mediatore, selezionatore
e organizzatore dei flussi comunicativi anche nell'ambito delle
nuove tecnologie.
Ai fini della nostra analisi disingueremo due grandi aree di presenza
della ps su internet:
- la prima
è quella dove la ps viene esplicitamente presentata, analizzata,
organizzata. Si tratta di siti che si rivolgono a politici, dirigenti,
operatori, insegnanti, ricercatori, servizi, associazioni, network,
cittadini organizzati, e, in alcuni casi, anche al semplice cittadino
informato. Tali siti sono prevalentemente gestiti dal settore
pubblico sanitario a vari livelli istituzionali, da network organizzati,
da istituzioni di ricerca e di cultura, da associazioni professionali,
da associazioni non-profit, da consorzi territoriali;
- la seconda
grande area è quella che ha per interlocutore principale
il cittadino singolo o associato e che intende offrirgli servizi
(informativi, organizzativi, formativi, di consultazione, di counseling,
di consumo), orientamenti, opportunità partecipative. In
quest'area operano prevalentemente le agenzie comunicative di
mercato, gli enti no profit, e, più raramente, le istituzioni
pubbliche.
Nell'area organizzativa
possiamo situare i siti dell'OMS-Regione Europa, ossia le sedi di
Copenhagen e di
Ginevra e quello
della Comunità
Europea che forniscono i documenti ufficali, i riferimenti ai
network, il calendario delle iniziative in corso.
Generalmente i Ministeri e, sempre più, le Regioni (ricordiamo
che esiste un network delle Regioni che Promuovono la Salute) offrono
documentazione, notizie, data base, informazioni sui progetti di
ps. In questo panorama spicca l'assenza del nostro Ministero della
Salute (nonostante il cambio di nome). Un inizio di sito
promosso dall'Ufficio Studi e Documentazione è stato
avviato negli anni scorsi, dopo il PSN 1998-2000, cercando di porre
in rete i Centri di Documentazione sorti nell'ambito dell'Educazione
alla salute presenti in Italia in alcune regioni, ma tale sito è
rimasto incompleto e non facilmente rintracciabile. Qualche riferimento
si trova in alcuni siti regionali (Veneto, Emilia, Umbria, Toscana,
ecc.) che stanno realizzando i Piani per la Salute o che danno supporto
a network operanti sul proprio territorio.
In altri paesi (Svizzera, Austria, Gran Bretagna, Australia, Nuova
Zelanda, Canada, Stati Uniti) stanno operando delle Fondazioni o
delle Associazioni per la Promozione della Salute. In particolare
il già citato sito
svizzero, disponibile anche in italiano, si presenta ben organizzato,
chiaro, con notizie utili anche di iniziative locali.
Un'altra fonte di notizie e iniziative è il sito della IUHPE
(International Union for Health Promotion and Education, ospitato
presso la New York University) che raggruppa operatori e studiosi
che, partendo dalla prevenzione ed educazione sanitaria sono pervenuti
ad un più ampio interesse per la ps. In Italia un'associazione
simile è rappresentata dal CIPES
(Confederazione Italiana per la Promozione della Salute e l'Educazione
Sanitaria) il cui sito è gestito dalle sede di Torino, che
pubblica fra l'altro, il notiziario periodico Promozione
Salute.
La principale rivista scientifica italiana in questo campo resta
Educazione Sanitaria e Promozione della Salute, edita dalla Fondazione
Angelo Celli, e prodotta nell'ambito del CSESi
(Centro Sperimentale per l'Educazione Sanitaria interuniversitario)
presso l'Università di Perugia, centro particolarmene attivo
nel campo formativo.
In sede internazionale sono invece diverse le riviste che si occupano
di promozione, educazione, comunicazione della salute (fra cui Health
Promotion International, Health Promotion Practice, American Journal
of Health Promotion, Journal of Health Communication, Health Education
Journal, Health Education Research, ecc.) alcune delle quali sono
disponibili anche on line. In particolare vanno ricordate alcune
esclusivamente on line, come Health
on the Net, l'Internet
Journal of Health Promotion - RHP&EO e l'Health
Promotion On Line.
Alcune Università o Istituti scientifico-culturali, in particolare
statunitensi, offrono poi siti di documentazione e discussione per
operatori e ricercatori (ad esempio l'Institute
of Health Promotion Research presso l'Università della British
Colombia, l'Health
Promotion Research Nework presso il Karolinska Institute, l'Irvine
Health Promotion Center presso l'Università della California,
il Center
of Health Promotion dell'Università di Toronto).
Anche i vari network ufficiali, come quello delle Città
Sane, di Agenda
21, degli Health
Promoting Hospital, del Work
Health Promotion hanno propri siti internazionali e nazionali
(tutti individuabili attraverso l'Ufficio
regionale per l'Europa dell'OMS).
Nel campo delle associazioni professionali molte sono quelle che
presentano propri siti, che coprono soprattutto il campo della cura
e della prevenzione delle più svariate patologie, e quello
delle risorse sanitarie (in italiano si può citare: Dica33Pro,
Merqurio,
Farmacie.it).
Alcuni di questi siti offrono anche servizi di consulenza gratuita
(come Medweb,
Health on the Net,
Webhospital,
e così via). Solo poche di queste si occupano anche di ps
e di benessere (come Intelihealth,
Medline
plus, Wellness
Web, Physicians
for Social Responsability, EthnoMed
che si occupa di diverse culture della salute e altre).
Nel campo associazionistico non-profit molti sono i riferimenti.
In particolare i gruppi di self-help hanno sviluppato diverse clearinghouses
nazionali che fanno da raccordo e promozione (si v., ad esempio,
Self-Help
Soursebook Online). Lo stesso dicasi dei movimenti che si occupano
della salute della donna (come Women's
Health Initiative, Women's
Health Center, Women's
Health). Vi sono poi un'infinità di associazioni non-profit
per varie condizioni e problematiche (ad esempio: l'Alzheimer,
il cancro al seno,
i disturbi
cardiocircolatori, e così via).
In sintesi se osserviamo il campo internazionale vediamo un grande
attivismo di enti pubblici, università, network, associazioni;
se vediamo il campo nazionale troviamo dei grandi vuoti, con solo
qualche presenza sporadica. Il lavoro da fare in questo campo in
Italia è quindi notevole.
3. Le risorse per il cittadino
Per
quanto riguarda il secondo settore che ci interessava esplorare,
quello dei servizi al cittadino, le cose sono in parte diverse.
In questo caso, a prima vista, si tratta più di gestire una
sovrabbondanza non organizzata piuttosto che una mancanza. Abbiamo,
ad esempio, dei grossi portali che funzionano con modalità
miste: come miniera d'informazioni, come fornitori di news, come
sportello per le richieste del pubblico (ad esempio abcitaly
Sanità, KataWeb
Salute, cercasalute.it).
In alcuni casi il sito è completato da forum e da chat line
(come Saluteitalia.net,
Staibene.it,
e-salute.it);
è quindi ampiamente interattivo.
Vi è poi un'altra ampia schiera di siti più propriamente
dedicati al benessere (come benessere.com,
abc-fitness),
alle medicine non convenzionali (ad esempio in italiano: Alternativamente,
Naturalia,
My best life),
alle pratiche di benessere e alla salute spirituale (Canlinks,
Spiritual
search, iVillage).
Non mancano i siti dedicati all'ambiente (come Mc-link,
Wwf, Legambiente,
e altre), e alla cittadinanza attiva (cittadinanzattiva),
ai movimenti dei consumatori (altroconsumo).
Altri siti si occupano di vecchie e nuove dipendenze (in particolare
a cura delle comunità terapeutiche e di gruppi d'iniziativa
sociale, come Gruppo
Abele, Comunità
Incontro, Exodus,
nonfumatori.it
e altri), di stress psicologico e di malessere sociale (STAR).
In alcuni casi l'interesse è dato dalla condizione di vita
ad esempio l'immigrazione (International
Organization for Migration), la terza età (www.anziani.it
è vita insieme), l'adolescenza (con-tatto,
Centro nazionale
di documentazione e analisi per l'infanzia e l'adolescenza)
, la maternità (margherita.net),
la vita familiare (mammaepapa.it).
Solo in pochi casi tuttavia si offrono dei servizi formativi per
i cittadini senza fini professionalizzanti. Fra questi si segnala
la Scuola
Territoriale per la Salute avviata in Friuli per iniziativa
di una Asl, di alcuni comuni, dei CAT (Club alcolisti in trattamento):
la STS promuove corsi finalizzati all'educazione alimentare, alla
disaffezione al fumo, alla prevenzione, all'informazione sanitaria.
Uno dei problemi
emergenti è quello della qualità e attendibilità
dei siti. Sono nate a tal proposito delle iniziative di formulazione
di criteri e di certificazione, come quelli definiti dall'organizzazione
svizzera Health on the Net (autorevolezza, complementarietà,
confidenzialità, attribuzione, giustificabilità, trasparenza
della fonte, trasparenza dello sponsor, onestà). Vi sono
in corso anche iniziative a livello di Unione europea. Non basta
tuttavia il bollino di qualità, che è poi adatto soprattutto
per i siti medico-scientifici. E' necessaria una crescita di qualità
di tutto il sistema della comunicazione e degli stessi utenti. Di
qui iniziative come quella del Gruppo
Italiano di Comunicazione per la Salute che ha messo a punto
alcuni criteri utili anche in sede autoriflessiva e formativa. I
criteri sono quelli della corretezza, affidabilità, comprensibilità,
utilità, equilibrio, indipendenza.
Secondo alcune ricerche (Impicciatore et al. 1997) i siti di consulenza
medica on line offrono diversi gradi di accuratezza, completezza
e competenza. Non esistono invece, a mia conoscenza, indagini orientate
alla valutazione dei siti di ps o comunque rivolti al cittadino,
secondo l'ottica qui seguita.
Alcuni autori (Gagliardi e Jadad 2002) hanno individuato un alto
numero di criteri e strumenti (circa un centinaio) per misurare
la qualità dei siti che si occupano di cura, senza tuttavia
produrre delle applicazioni di tali indicatori. Si deve notare tuttavia,
come hanno scritto Purcell et al. (2002), che l'informazione sulla
salute presente su internet è di diversi tipi: si va dai
resoconti di esperienze personali a gruppi di discussione fra pazienti
fino ad articoli strettamente scientifici e al supporto a decisioni
cliniche. Non si possono definire quindi dei criteri validi in tutti
i casi; piuttosto "differenti utilizzatori potrebbero avere
diversi criteri di qualità. I pazienti e chi presta aiuto
potrebbero volere semplicemente spiegazioni e rassicurazioni, mentre
i professionisti della sanità potrebbero desiderare dati
provenienti da trials clinici" (ib., p. 557). In altre parole,
la diffusione di conoscenze scientifiche richiede l'utilizzo di
standard pertinenti, mentre i resoconti di esperienze potrebbero
valersi di criteri letterari o giornalistici.
Nel complesso si può dire che sia iniziata una fase di maggiore
organizzazione del settore, in particolare con l'avvento di portali
"globali" capaci di smistare i diversi interessi dei cittadini.
Tuttavia rimane prevalente l'approccio informativo, rivolto ad un
navigatore isolato, altamente culturalizzato con interessi generali
o, al contrario, molto specifici.
Anche in questo settore quindi, per quanto vi sia una grande abbondanza
di riferimenti e informazioni che dovrebbero elevare il livello
di conoscenza dalla popolazione, non è chiaro se tutto ciò
dia maggiore autonomia reale e controllo al cittadino stesso, ossia
se questi possa orientarsi adeguatamente, comporre propri progetti
di salute, farsi dei riferimenti tecnici fiduciari, essere incoraggiato
ad uscire dall'isolamento partecipando alle scelte di salute della
propria comunità territoriale.
A tal proposito, due punti, fra i tanti, si evidenziano,. Da una
parte sembra necessario pensare ad un nuovo ruolo dell'educazione
alla salute volta a sviluppare una capacità di utilizzo delle
risorse comunicative messe a disposizione dalle ICT. Dall'altra
si deve lavorare ad una organizzazione della comunicazione per la
salute nelle comunità locali che permetta al cittadino di
non scindere la "salute virtuale", assunta via internet,
dalla concretezza dei riferimenti socio-sanitari e di benessere
presenti sul proprio territorio.
E' su questi due punti che vorrei avanzare alcune osservazioni nella
seconda parte della mia relazione dedicata ai metodi.
4. Le ITC nelle scuole che promuovono la salute
Secondo
l'Health Promotion Glossary, elaborato dall'OMS, per educazione
alla salute (eas) si intende un processo educativo orientato non
solo a dare informazioni sui rischi (prevenzione della malattia),
ma piuttosto a fornire sostegno alle motivazioni degli studenti,
allo sviluppo delle loro capacità, all'acquisizione di una
fiducia in se stessi adeguata ad assumere decisioni rispetto alle
scelte di salute. Il soggetto in formazione deve sviluppare:
a) un'adeguata health literacy, ossia un insieme di abilità
cognitive e sociali che lo mettano in grado di accedere, capire
e usare le informazioni utili per il proprio benessere personale
e sociale;
b) un'adeguata capacità di influenza e controllo (empowerment)
rispetto alle risorse e all'ambiente;
c) un set adeguato di life skills, ossia di abitudini, capacità
di scelta, apprendimenti ad apprendere che lo gli permettano di
sviluppare dei comportamenti positivi ed efficaci rispetto alle
domande e alle sfide della vita quotidiana.
Questa impostazione segna un significativo salto di qualità
rispetto al modello normativista o magistrale (le regole dettate
dagli esperti) e a quello informativo-comportamentale (dare le informazioni
giuste e premiare i comportamenti voluti) che hanno caratterizzato
l'orientamento igienico-preventivo, a favore di un'impostazione
progettuale e promozionale centrata sull'individuo-nel-suo-ambiente.
Gli ambienti che il ragazzo frequenta, compresa la stessa scuola,
costituiscono dei setting in cui la capacità di creare benessere
o far fronte al malessere sono messe alla prova. Secondo l'OMS non
si tratta quindi solo di fare una diversa e più ampia eas
nelle istituzioni scolastiche, ma di fare dell'ambiente scolastico
un laboratorio e un luogo di esperienza rispetto alla costruzione
del benessere. Di qui la proposta di passare da una semplice educazione
alla salute a scuole che promuovono la salute.
Nel documento finale della Prima Conferenza Europea tenuta ad Atene
nel 1997 il movimento delle scuole che promuovono la salute ha assunto
come riferimento un modello sociale di salute intesa come "globalità
individuale all'interno di un ambiente dinamico". Una scuola
che si impegna in un progetto educativo-promozionale lavora sull'incremento
delle abilità, competenze e potenziale degli alunni, ma si
propone di introdurre innovazioni concordate anche nell'ambiente
fisico e sociale scolastico. I ragazzi diventano partecipi della
gestione di alcuni aspetti della propria scuola (intesa tanto come
luogo quanto come organizzazione e gruppo sociale). Viene attribuito
un ruolo attivo ai genitori e alle comunità locali soprattutto
nella ricerca delle risorse e nella verifica di sostenibilità
dei progetti. Ciò comporta uno sviluppo graduale di competenze
ed esperienze da parte del personale scolastico sostenuto da vari
attori istituzionali e dal network delle stesse scuole che si pongono
in rete al fine di sviluppare un confronto e uno stimolo reciproco.
Questo tipo
di proposta ha incontrato attenzione e successo in alcuni paesi
europei e meno in altri (come l'Italia). E' indubbio tuttavia che
un buon uso delle tecnologie educative applicate alla vita scolastica
potrebbe fare della scuola un diverso ambiente di apprendimento.
Per tecnologie educative si può intendere qualunque risorsa
utilizzata nell'educazione degli studenti: possono includere metodi,
strumenti e procedure. Nell'uso più comune il termine è
utilizzato per riferirsi alle tecnologie più avanzate e innovative
disponibili per l'insegnamento e l'apprendimento: ieri la televisione
oggi il computer multimediale collegato in rete.
Mi sono chiesto quali fra gli usi attualmente possibili di nuove
(e vecchie) tecnologie possono essere di particolare rilevanza per
progetti educativo-promozionali nel campo della salute e qualità
della vita. La rassegna è puramente indicativa, ma permette
di ragionare anche sugli apprendimenti potenzialmente possibili,
non tanto in termini di contenuti, ma di abilità, capacità,
apprendimenti, modi di pensare:
- l'ipertestualità: è una tecnica che permette la
costruzione di ipertesti, ossia di strutturare un paper non secondo
una scrittura solo testuale e sequenziale, ma come un percorso a
più vie capace di assemblare immagini, grafica, tabelle,
schede e così via. Permette un lavoro di ricerca pluridisciplinare
capace di fare interagire elementi iconici, simbolici, estetici
con aspetti logici, analitici, conoscitivi. Per molti temi che riguardano
il benessere questa duplice valenza conoscitiva è importante
per mettere in connessione intuizione olistica e conoscenza specifica,
ma anche per porre in relazione, ad esempio, punti di vista culturali
e tecnici o sociali;
- la multimedialità: per certi aspetti può essere
vista (e utilizzata) come un'evoluzione della tecnica precedente
arricchita dall'uso di filmati, suoni, voci; per altri essa può
essere pensata come un ribaltamento della centralità del
testo a favore di una più sofisticata capacità di
trattamento dell'immagine, sia fissa che in movimento, e di una
"realistica" o "fantastica" costruzione di ambienti
virtuali. Essa inoltre è appoggiata a prodotti multimediali
sempre più sofisticati (CD-ROM, DVD) anche se non sempre
pensati per fini educativi. La capacità di suggestione e
fascinazione di questa tecnica può portare a risultati di
alta capacità comunicativa che possono avvicinarsi ad esperienze
ludiche ed emotivamente coinvolgenti. Sul piano motivazionale, collaborativo,
progettuale le possibilità offerte dal computer multimediale
sono rilevanti, anche se le difficoltà di uso e la sofisticazione
delle abilità richieste ne limitano l'uso a situazioni più
mature e attrezzate;
- la connettività ad internet: è diventata sinonimo
di esplorazione e "navigazione" quando è utilizzata
come strumento informativo e di conoscenza tematica. Essa può
essere un modo facile ed economico per entrare in contatto con ambienti,
problemi, conoscenze. Tuttavia è forte anche la sua dispersività
e non sempre è accertata la qualità dei siti e quindi
delle notizie. Può portare importanti contributi conoscitivi
se inserita in un progetto e se guidata da precisi riferimenti e
linee guida. Permette inoltre di potenziare le tecniche precedenti.
Stimola la curiosità e l'interesse dei ragazzi; implica una
percezione di complessità del mondo delle idee, delle istituzioni,
delle possibilità, ma può anche ridursi a gioco fine
a se stesso o trasmettere un senso di eccesso e sgomento;
- la comunicazione elettronica interpersonale (e-mail, chat, ecc.):
è spesso ritenuta non idonea per contribuire ad attività
di apprendimento, ma in realtà essa può essere vista
come una sorta di attivazione di "gruppi di pari" allargati
con cui la scuola può interagire lasciando autonomia, ma
anche avvelendosene come momento di ascolto, confronto, proposta;
- gioco e apprendimento cooperativo: può essere costruito
utilizzando una rete interna di istituto o un'offerta on line. Utilizza
generalmente lo stile narrativo-avventuroso per sfruttare le abilità
acquisite dai ragazzi attraverso i videogiochi. Si basa su una modalità
di lavoro ludico che stimola la curiosità e la motivazione
degli studenti immettendoli in una comunità di lavoro creativo
allargata. Si tratta di una interessante opportunità soprattutto
per gli studenti dell'obbligo per avvicinarsi in modo diverso a
temi di conoscenza di sé e dell'ambiente;
- l'integrazione teatro-cinema-computer: le nuove tecnologie possono
essere integrate con altre metodi in presenza, come il teatro, il
role playing, il gruppo incontro attraverso la mediazione della
ripresa documentaristica che può successivamente essere rielaborata,
montata, analizzata e comunicata. E' importante per aiutare ad esprimere
il punto di vista personale e del gruppo dei pari su temi di benessere,
disagio, scelta;
- l'apprendimeno comunicativo: il miglioramento delle capacità
e tecniche di comunicazione è uno delle life skill fondamentali
per il giovane; la tecnologia può permettere di sviluppare
una sensibilità per le tecniche di comunicazione a distanza,
ma anche per quelle non verbali e in presenza;
- la ricerca-azione: è una metodologia di analisi-intervento
che può avvalersi di un supporto informatico per l'analisi
quantitativa e qualitativa dei dati. Può avere diverse applicazioni
per l'analisi della qualità della vita nell'ambiente scolastico
o in altri ambienti di vita;
- la simulazione elettronica della decisione: molte scelte nella
vita quotidiana hanno rilevanza per la salute sia nel breve termine
che a lungo. Il computer può permettere si simulare situazioni
critiche nelle quali assumere decisioni impegnative per noi e per
gli altri. Finora questo tipo di simulazioni è stato utilizzato
in tipi di gioco di ruolo o nel training di alcune professioni (come
piloti, investitori, medici, ecc.) a forte responsabilità.
E' possibile costruire percorsi di scelta autosomministrati o utili
per il lavoro di gruppo attraverso l'uso di racconti, video, riprese
che simulino situazioni;
- la rete fra scuole: permette di costituire un network, ossia una
rete autogestita attraverso cui scambiarsi notizie e prodotti, definire
regole di appartenenza, costituire una comunità di apprendimento,
favorire lo scambio interpersonale e interistituzionale, ampliare
le competenze metodologiche e la qualità dei progetti formativi.
E' uno strumento fondamentale per favorire un senso di partecipazione,
di emulazione, di crescita del proprio lavoro. Questa tecnica è
importante per fare partecipare l'unità scolastica a progetti
avviati in sede istituzionale, nazionale o internazionale, o autogestiti;
- la rete civica: molti comuni hanno sviluppato propri siti che,
oltre ad una funzione di presentazione ed immagine, svolgono vari
servizi per il territorio di riferimento e collegano le principali
istituzioni e reti. In alcuni casi, come quello di Bologna,
vi è un aggancio gratuito ad internet per i cittadini che
ne fanno domanda. In alcune esperienze straniere, che cominciano
ad essere sperimentate anche in Italia le reti civiche diventano
luogo di dialogo fra cittadini e istituzioni (comunicazione sanitaria
e per la salute) e luogo di diffusione di pacchetti educativi commissionati
dalla municipalità o da altre istituzioni a favore delle
scuole e di altri centri aggregativi giovanili;
- la costruzione dell'evento culturale: si può intendere
per evento culturale la realizzazione di un processo espressivo
a forte impatto simbolico e comunicativo. Può avere una dimensione
intrascolastica, come nelle classiche feste o rappresentazioni di
fine anno, o una dimensione comunitaria più allargata. In
alcune esperienze realizzate a livello cittadino esso assume la
valenza di luogo di incontro e di confronto fra diversi percorsi
di lavoro nelle scuole e in altri luoghi di animazione sociale.
Dello stesso genere, anche se con distanze diverse, è l'esperienza
di festival, incontro di rete, concorso. Ovviamente la preparazione
e la gestione dell'evento, la presentazione di prodotti comunicativi
si può avvalere in varia misura dello strumento informatico
multimediale.
Come si è
detto, questa rassegna ha prevalentemente uno scopo esemplificativo
ed euristico. Mi pare tuttavia che essa renda conto di notevoli
potenzialità possedute dalle nuove tecnologie. Le opportunità
offerte da tali tecnologie non devono essere pensate come sostitutive,
ma piuttosto come sinergiche rispetto ad altri strumenti di animazione
e partecipazione meno "nuovi", ma ancora poco utilizzati
(si pensi al teatro, all'animazione educativa, alla ricerca sociale).
Le opportunità offerte dai nuovi modi di pensare l'apprendimento,
che le nuove tecnologie rendono praticabili, possono favorire un
ripensamento delle strategie preventive anche nel campo del rischio
e della salute. Da questo duplice passaggio fra nuove idee promozionali
e nuove pratiche sociali può venire un incentivo al rinnovamento
di quest'area così importante per la vita personale e collettiva.
5. L'Agorà della salute e della qualità della vita
I
precendenti accenni alle reti civiche e agli eventi culturali utilizzati
a scopi educativi ci introducono nel tema dell'organizzazione della
comunicazione per la salute nelle comunità locali. Intendo
qui per comunità locale una porzione di territorio delimitata
amministrativamente in cui operano diversi attori sociali che a
tale entità territoriale fanno riferimento.
Com'è noto, secondo la legislazione italiana degli ultimi
vent'anni, i due enti istituzionali che si occupano di salute sul
territorio sono il Comune (o il consorzio di comuni) e la Ausl,
con compiti e responsabilità che sono mutate nel tempo. A
questi referenti il PSN 1998-2000, che vuole introdurre un patto
di solidarietà in un sistema allargato di salute, aggiunge
le altre istituzioni, il terzo settore, i produttori profit e non
profit, il mondo della comunicazione, gli stessi cittadini singoli
e associati.
Come dare un supporto comunicativo a un tale sistema allargato in
via di costituzione?
5.1. Progetti
per la qualità della vita nelle Comunità locali
Nel
corso degli anni '90 i Comuni, soprattutto associati, le Province,
le Regioni hanno iniziato a diventare protagonisti di un rinnovamento
dello Stato sociale che lentamente si sta facendo strada seguendo
delle linee autonomiste, federaliste e comunitarie: questa prospettiva
assegna a questi Enti nuove responsabilità nelle politiche
locali, nella costituzione di reti di welfare community e di gestione
territoriale della salute e dell'ambiente, nel supporto a progetti
espressi dal terzo settore e dalla società civile, nella
promozione di nuovi patti di sviluppo e qualità della vita
fra i principali attori collettivi operanti sul proprio territorio
(De Rita e Bonomi 1998), nel divenire interlocutori privilegiati
dei cittadini singoli e associati.
Le nuove politiche locali hanno quindi la necessità di costituire
connessioni mirate fra le istituzioni, le associazioni e le rappresentanze
degli interessi sociali. Le reti interistituzionali e quelle interassociative
diventano perciò il passaggio obbligato per l'approntamento
di progetti mirati alle principali esigenze e domande espresse da
una comunità locale e dai cittadini (Baraldi e Maggioni 2000,
Grossman e Scala 1993).
Tali reti necessitano di una scelta "politica" stabile
e condivisa rispetto ai fini e ai mezzi, di una capacità
di generare e mantenere organizzazioni operative, di una tecnologia
di connessione opportuna. La realizzazione di tali reti pone dunque
l'esigenza di una nuova forma e funzionalità del settore
pubblico, con adeguati portali d'accesso per i cittadini e una stretta
collaborazione con la società civile finalizzata al raggiungimento
di obiettivi consensuali e d'interesse collettivo. Tale dinamica
di interazioni incrociate delinea un'ecologia interoganizzativa
fra soggetti a diversa struttura e potenzialità i cui rapporti
di scambio, cooperazione, raggruppamento e conflitto vanno a formare
il nuovo ambiente di comunità (Morgan 1989, Ingrosso 2000b).
La comunicazione mediatica e sociale locale diventano, in questa
prospettiva, non solo uno strumento di supporto, ma una leva di
mobilitazione e di verifica di questa nuova dimensione ecologica
e di rete che gli Enti locali devono favorire nelle comunità
locali per il raggiungimento di fini pubblici di grande impatto
sociale, proponibili però solo con la mobilitazione convergente
di molte volontà ed energie.
Tale obiettivo comporta la creazione di un nuovo spazio comunicativo
e nuovi strumenti che possano vedere l'accesso di molti interlocutori
e la fruizione da parte di un gran numero di cittadini.
5.2. Piani
sanitari regionali e sistema comunicativo delle Aziende sanitarie
Le
Aziende sanitarie che hanno cominciato a muoversi nella direzione
di una migliore comunicazzione con gli utenti e cittadini con l'istituzione
degli Uffici per le Relazioni col Pubblico (Urp), delle Carte dei
Servizi, degli Uffici Stampa e con l'avvio di sistemi informatici
e strumenti informativi interni ed esterni. Anche gli Uffici per
l'educazione alla salute dovrebbero venire a far parte di questa
strategia comunicativa, ma finora le agenzie sanitarie sembrano
manifestare molta incertezza, in questa fase, circa il loro ruolo
in questo campo.
In ogni caso, si tratta di pensare ad una strategia comunicativa
di ampia portata, basata sulla comunicazione bidirezionale, a doppia
entrata; una comunicazione che abbia come obiettivo non solo quello
di una maggiore efficienza e facilità di accesso, ma lo stabilimento
di una fiducia reciproca fra cittadini e istituzioni. Ciò
comporta una messa a fuoco dei messaggi relativi al "chi siamo",
una trasparenza sul "cosa e come facciamo", un ascolto
delle aspettative, delle domande, dei reclami, dei bisogni di sostegno,
di conoscenza, di consulenza, di aiuto che i cittadini rivolgono
ai servizi (Biocca 1997). Una domanda che deve partire dal presupposto
di una definizione sempre più autonoma di sé e della
propria responsabilità verso la salute da parte del cittadino,
ma che deve anche supportarne e renderne possibile l'esplicazione
attraverso nuove opportunità, messaggi, procedure, stili
comunicativi fra servizi e utenti.
Il Piano sanitario regionale 1999-2001 della Regione Emilia Romagna,
uno dei primi che è stato messo a punto in sede nazionale
al fine di rendere operative le indicazioni del Psn 1998-2000, individua
un Sistema comunicazione da costituire in ogni Azienda basato:
a) sui rapporti individuali coi cittadini (Urp, sportelli e punti
front-office);
b) sulle azioni rivolte a gruppi (educazione, promozione, comunicazione
sulla salute e sul rischio);
c) sulle comunicazioni verso la collettività e gli organi
di informazione (Uffici Stampa e per la comunicazione)
d) sulle collaborazioni con altre sedi pubbliche e private (e in
particolare con la rete Città sane).
Tale sistema dovrebbe mirare a quattro linee strategiche prioritarie:
- comunicare ciò che serve ed è efficace;
- sperimentare opportunità per favorire scelte consapevoli;
- scegliere come target prioritario i "cittadini competenti";
- responsabilizzare operatori e servizi per conquistare la fiducia
dei cittadini.
Queste indicazioni testimoniano di una svolta in atto in alcune
aree del sistema sanitario e della necessità di dotarsi di
una serie di strumenti operativi funzionanti. Si ha tuttavia l'impressione
che tale Sistema Comunicativo sia ancora scollegato e incapace di
affrontare progetti di ampia portata. In particolare non pare vi
sia ancora attenzione per la costituzione di reti interistituzionali
che semplifichino invece che moltiplicare i punti di contatto col
cittadino. Le iniziative di alcuni Comuni che si sono mossi in questa
direzione potrebbero costituire dei riferimenti di buone pratiche
da utilizzare anche in campo sanitario.
Il tema della fiducia implica poi una diversa strategia verso i
punti di frizione e di contenzioso coi cittadini che, invece di
semplificarsi si sono andati inasprendo e moltiplicando negli ultimi
anni anche di fronte alla scarsa disponibilità dimostrata
da molte Aziende, probabilmente per paura di eccessive ripercussioni
economiche.
Vi è poi un altro aspetto che va chiarito nei Piani regionali
e nelle Aziende, e cioè se le strutture sanitarie di territorio
devono limitarsi ad un'ottica operativa, come pure fornitrici di
prestazioni, per quanto essenziali, o debbano sentirsi corresponsabili
verso la promozione della salute e della qualità della vita
nelle comunità locali. In questa seconda ipotesi il Patto
comunicativo "per una sana comunicazione sanitaria" potrebbe
vedere coinvolti il Personale delle Aziende sanitarie (comunicazione
interna), i cittadini, in particolare associati (comunicazione sociale),
le Istituzioni rappresentative (comunicazione istituzionale), i
Media locali. Si tratta di creare spazi riconoscibili, aggiornati
in tempo reale, dotati di facili canali di accesso in cui siano
reperibili informazioni, prenotazioni, ma anche approfondimenti
e risposte personalizzate.
Il Piano della Regione Emilia con la messa in cantiere dei Piani
di Zona per la salute sembra andare in questa direzione, ma il management
aziendale e l'operatività nel corso degli ultimi anni hanno
battuto strade opposte, di tipo gestionale e separatista verso le
comunità locali, per cui il mutamento di rotta dovrà
essere accompagnato da segnali concreti e visibili. In definitiva
alcune linee di tendenza cominciano ad essere tracciate, ma molti
sono i passaggi e le resistenze da superare per portare le Aziende
ad un diverso rapporto coi cittadini, il personale, le comunità
locali.
5.3. La nuova Agorà comunicativa della salute
Se consideriamo congiuntamente le nascenti strategie comunicative
di soggetti pubblici e sociali nel campo della salute e della qualità
della vita, l'avvio di politiche di comunità basate su reti
interistituzionali, la disponibilità di strumenti mediatici
di diversa forma e struttura, possiamo tracciare i confini di uno
spazio comunicativo per il benessere imperniato sul livello locale
(cittadino e provinciale), ma con proiezioni anche a livello regionale,
nazionale e internazionale. Come si è detto, la definizione
di tale spazio, che chiamo l'Agorà della salute e della qualità
della vita, costituisce un'opportunità importante per il
ripristino di un rapporto fiduciario fra cittadini e istituzioni
e per l'avvio di progetti promozionali sul territorio.
Perché questo spazio cominci ad assumere forma e a tracciare
un confine, una distinzione con la comunicazione di sfondo, generalista
e di consumo, ritengo che debbano essere poste alcune premesse:
a) fermo restando la libertà di ogni attore, Istituzione
sociale e agenzia mediatica di organizzare la propria comunicazione
selettiva verso la propria audience, è necessario che ogni
interlocutore scelga di aderire ad un progetto di spazio comune
per il valore aggiunto che l'esistenza di un tale spazio implica.
Un valore aggiunto in termini di messaggio sociale verso la cittadinanza,
efficacia degli interventi, ricaduta fiduciaria sui proponenti;
b) è necessario che l'Agorà sia il risultato di un
patto pubblico sottoscritto dai vari interlocutori, sostenuto da
garanti e da una struttura di promozione;
c) è necessario che tale spazio possa dare visibilità
a diversi punti di vista strutturali sulla salute, quello che definisco
l'esagono comunicativo della salute (Ingrosso 2000a, 2001b), vale
a dire che possano trovare espressione:
- il punto di vista esperienziale, espresso da individui o gruppi
(ad esempio di mutuo aiuto), coi suoi saperi intuitivi, percettivi,
espressi in forma narrativa, simbolica, vissuta;
- il punto di vista di "vita quotidiana", espresso da
famiglie, reti informali, associazioni, con i suoi saperi di senso
pratico, di sostegno, di coping, di vicinanza;
- il punto di vista culturale e comunicazionale, espresso da operatori
del campo religioso, etico, della ricerca, dell'informazione, portatore
di significati e di strumenti utili al connettersi in una società
complessa.
- il punto di vista tecnico, espresso dai professionisti della sanità,
della terapia, delle pratiche curative e di benessere, nell'articolazione
delle posizioni, degli approcci tecnici, dei paradigmi scientifici
che lo compongono;
- il punto di vista sociale, espresso dagli operatori e dai servizi
politico-sociali, portatore di una visione dinamica ed evolutiva
della vita collettiva finalizzata alla creazione di ambienti ed
ecologie sociali adeguate alla vivibilità, all'integrazione,
alla qualità del vivere;
- il punto di vista ambientale, espresso dagli operatori e dalle
agenzie che si occupano del territorio, per il quale la salute è
il risultato di una interazione adeguata della collettività
umana con l'ecosistema.
Il dare espressione a questi punti di osservazione, la cui combinazione
definisce il tipo di costruzione sociale della salute che si realizza
in un determinato contesto storico sociale (Ingrosso 1994b), indica
che il valore sociale di questo spazio è tanto maggiore quanto
più stimola i soggetti maggiormente organizzati a darsi una
strategia comunicativa adeguata, ma anche quanto più permette
di dare visibilità e consapevolezza ai cittadini e ai soggetti
meno strutturati per esprimere bisogni e domande non adeguatamente
emergenti attraverso i canali tradizionali.
L'Agorà della qualità della vita costituisce sia una
prospettiva sia una indicazione operativa per la strutturazione
della comunicazione sociale e pubblica, in particolare su dimensione
locale. I suoi elementi costitutivi possono essere indicati:
1) in un progetto generale che definisca obiettivi, risorse, strumenti,
metodi, verifiche;
2) nella predisposizione di una struttura organizzativa di project
management costituita da una o più agenzie di rete (denominabili
Retes@lute, Rete@mbiente, Retecitt@, ...) che sviluppino la progettazione,
il coordinamento, l'animazione. In altre parole, che diano il segno
di questo spazio comunicativo in via di costituzione;
3) in un lavoro di alfabetizzazione e formazione diffusa a partire
dalla dirigenza delle agenzie coinvolte fino agli operatori a contatto
col pubblico, ai volontari, alla cittadinanza;
4) in un progetto tecnico relativo alla struttura di rete informatica
da impiegare e da costituire, e alla sua gestione;
5) in ricerche periodiche sulla qualità della vita e sui
contenuti della comunicazione di rete, realizzate anche con metodi
di ricerca-intervento e di analisi qualitativa del territorio;
6) in uno o più eventi catalizzatori periodici che fungano
da mobilitatori di risorse e diano continuità e visibilità
al progetto.
Va da sé che una convergenza di volontà e capacità
del tipo delineato necessitano di passaggi preparatori e sperimentazioni.
E' importante però che tale obiettivo possa trovare un consenso
crescente e che iniziative settoriali possano tenerne conto nel
loro costituirsi.
Concludendo,
queste analisi su aspetti chiave della promozione della salute futura
e possibile ci danno l'idea che il solo strumento di internet non
sia di per se capace di produrre effettivi salti qualitativi senza
un grosso sforzo di ripensamento in vari campi del benessere: da
quello formativo, a quello della comunicazione di massa, a quello
operativo, a quello organizzativo. Naturalmente questa trasformazione
necessita di tempi, di apprendimenti diffusi, d'idee progettuali,
di competenze, di risorse, di tecnologie adeguate. Tuttavia già
oggi è possibile mettere le basi di una lunga costruzione
in cui le ICT possono essere occasione di nuove idee e nuovo capitale
sociale, ma il cui senso e la cui direzione restano domande a cui
solo le comunità umane possono dare risposta.
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