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Giovedì
4 aprile 2002 - ore 14.00
Quarta
giornata di studio
per il Piano per la Salute
"Internet
e promozione della salute"
Sintesi
dell'intervento del Dott. Francesco Taroni
Regione
Emilia-Romagna
Agenzia Sanitaria Regionale
Conclusioni
Abbiamo
ascoltato molte esperienze, di grande interesse in sé, ma
di scarsa pertinenza per i Piani per la Salute. Cercherò
di argomentare perché.
Nelle politiche sanitarie di questa regione, "Piani per la
Salute" significa esperienze, decisioni e scelte collettive
su temi che hanno a che fare con la salute. In nessun modo, i Piani
per la Salute riguardano la domanda individuale di servizi sanitari.
Da un lato c'è l'individuo, dall'altro c'è la collettività,
da un lato ci sono i servizi sanitari, dall'altro c'è la
salute. Sono due mondi completamente diversi.
Il primo punto, cercando di affrontare questo aspetto collettivo,
è che stiamo parlando di un bene come l'informazione che
ha proprietà particolari ed esclusive. Gli economisti hanno
evidenziato che Internet e il telefono sono strumenti il cui valore
aumenta, ed i cui costi unitari diminuiscono, all'aumentare del
numero degli utilizzatori. Non c'è nient'altro al mondo come
questo. Essi sono beni associativi nel senso più letterale
del termine: traggono il loro valore e riducono i loro costi attraverso
l'aumento del numero dei soggetti che ne beneficiano; sembrano dissolvere
il problema dell'altruismo e dell'egoismo, che è sempre implicito
nei fenomeni di consumo.
Per venire alla domanda se Internet possa eventualmente fare bene
alla salute, penso che si possa distinguere una visione utopica
ed una distopica, in cui vengono evidenziati principalmente i problemi
associati all'uso di questo strumento per stimolare la comunità
della popolazione dei soggetti e non la comunità di un'impresa
o di un'azienda, che ha altri fini, altrettanto legittimi ma diversi.
Ho l'impressione che questa visione distopica si alimenti principalmente
da una costante che in termini epidemiologici viene definita "bias
di selezione": la tendenza, nel momento in cui si parla di
Internet e dei suoi usi, ad occuparsi principalmente di coloro che
accedono ad Internet, ignorando la popolazione a cui sarebbe potenzialmente
destinato, cioè la popolazione generale di riferimento. E'
una fase che nell'analisi dell'uso dei servizi sanitari abbiamo
già superato: non c'è più nessuno che analizza
i dati di assistenza ospedaliera ritenendo che questa sia la prevalenza
delle malattie nella popolazione; si sa che esiste una selezione
nell'accesso. Eppure nelle analisi di Internet si legge sempre di
quanti e quali siano stati gli utilizzatori di Internet, senza fare
alcun riferimento alla popolazione generale.
Il digital divide è un altro modo per parlare di bias di
selezione: nel momento in cui ci si chiede se Internet può
far bene alla salute, la domanda da porsi è, preliminarmente:
"chi ha accesso ad Internet?". Il primo noto digital divide
è quello classico Nord-Sud.: un PC costa un mesi di stipendio
negli Stati Uniti, otto anni di stipendio in Bangladesh; l'abbonamento
a Internet costa 100 dollari al mese in Bangladesh, 10 dollari al
mese negli Stati Uniti; le pagine in inglese sono l'85% (e questo
è una potente barriera all'accesso). Non stupisce che le
stime dell'accesso siano superiori al 50% negli Stati Uniti e lo
0,11% nei Paesi Arabi.
Questo punto - credo - vale anche per noi, cioè per coloro
che abitano nella parte giusta del digital divide. Ci sono un fatto
ed un'ipotesi che vorrei ricordarvi perché sono particolarmente
pertinenti al discorso dei Piani per la Salute. Il fatto riguarda
il profilo dell'utilizzatore generico di Internet e dell'utilizzatore
specifico di siti che hanno che fare con la salute o con la sanità:
si parla rispettivamente di soggetti giovani, generalmente maschi,
con elevati livelli di istruzione e di donne generalmente casalinghe,
di circa 40 anni, con un'istruzione medio-alta. In nessuno di questi
due casi, i profili corrispondono all'utilizzatore medio dei servizi
sanitari, che è rappresentato invece da un soggetto di più
di 60 anni, in genere donna, con nessuna educazione elettronica
ed informatica e con bassa scolarità. Le implicazioni di
questo fatto sono ovvie.
Nel mettere a disposizione questi servizi, basati su Internet stiamo
certamente allargando il ventaglio dell'offerta di servizi; tuttavia
dobbiamo essere consapevoli che stiano anche contestualmente e contemporaneamente
segmentando la popolazione destinataria dei nostri servizi, quanto
meno creando una linea rapida di accesso ai servizi, utilizzata
da soggetti giovani a danno di soggetti anziani. Questo è
un punto di grandissima rilevanza, che per un soggetto che ha delle
vocazioni universalistiche, come un Servizio sanitario regionale
ed in particolare questo Servizio sanitario nazionale, è
terribilmente pericoloso.
Il digital divide esiste anche fra di noi. Ci sono molti modi per
poter diffondere la possibilità di accesso. Forse potrebbe
essere utile, oltre ad offrire semplicemente servizi, preoccuparsi
anche dell'accessibilità e della fruibilità di questi
servizi.
Il secondo punto è strettamente collegato a questo aspetto
di segmentazione sociale. E' un'ipotesi presentata da Cass Sunstein,
un esponente della Scuola di Chicago, la cui argomentazione principale
si basa sul comportamento degli utilizzatori. Noi tendiamo a valutare
Internet ed il suo uso per i nostri fini di sanità pubblica,
rispetto a quello che offriamo. Non ci poniamo però "nelle
scarpe" di quelli che lo utilizzano e che non sono ricettori
passivi della nostra informazione, ma anzi, possono costruire il
proprio giornale specifico individualizzato. Questa è la
caratteristica principale di Internet: realizzare la personalizzazione
di massa dei servizi.
Sunstein ritiene che leggendo il giornale si viene comunque, inavvertitamente
ed indipendentemente dalla nostra volontà, a contatto con
esperienze, atteggiamenti, idee ed opinioni diverse dalle nostre.
Internet può essere un meccanismo che, attraverso il processo
di personalizzazione di massa delle informazioni disponibili all'interno
del WEB, può segregare segmenti di popolazione, atomizzare
la popolazione e Sunstein arriva a sostenere "uccidere il modello
di democrazia deliberativa per permettere esclusivamente un meccanismo
di democrazia diretta", cioè di democrazia mediatica.
Il punto è: decisioni che individualmente sono responsabili,
consapevoli e del tutto razionali, dal punto di vista collettivo,
per effetto di un'eccessiva personalizzazione, possono provocare
una segregazione, una segmentazione del corpo sociale che elimina
le occasioni di condivisione di esperienze di confronto e di elaborazione
di scelte collettive, quali essenzialmente i Piani per la Salute
dovrebbero essere.
I Piani per la Salute non sono degli accordi di programma fra istituzioni,
ma, per come sono stati elaborati in questa regione, rappresentano
invece un'occasione e una modalità di incontro tra i cittadini
e le istituzioni per realizzare le condizioni di condivisione delle
esperienze che portano a scelte collettive condivise su oggetti
specifici.
Un fatto: il digital divide anche nelle nostre popolazioni. Un'ipotesi
e una minaccia: i Piani per la Salute, pensati per essere un esercizio
di democrazia deliberativa, ma posti in mano ad uno strumento che
è compatibile esclusivamente con un meccanismo di democrazia
diretta, mediatica.

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