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Mercoledì
5 settembre 2001 - ore 9.00
Giornata
di studio
"Il
Profilo di Salute della provincia di Modena:
valutazioni e approfondimenti"
Sintesi
dell'intervento del Prof. Alessandro Liberati
Direttore
Scientifico CeVEAS
Il mio compito
è quello di introdurre una riflessione su quello che il Profilo
di Salute, come documento, può costruire e fare come percorso
relativamente ad un aspetto specifico, ma fondamentale rispetto
a quanto è stato detto prima, e cioè la sua corretta
comprensione, il suo corretto utilizzo e l'uso come strumento di
crescita culturale. 
Mi ero riproposto (ma tutto è già stato detto per
cui sarò velocissimo) di riprendere anche alcuni punti salienti
del documento, per capire - riallacciandomi soprattutto a quello
che diceva il dott. Lo Russo- come nell'interpretazione dei dati
è molto importante tenere presente sia un elemento di cautela,
che un elemento di guida nella diffusione partecipata di queste
informazioni. E' ovvio che a tutto questo fa da contesto la parte
politica generale che abbiamo sentito in questa prima parte della
mattinata e che, molto correttamente, ha sottolineato l'aspetto
forte di intersettorialità di tutto questo impianto, cioè
il fatto che per la prima volta nei fatti (perché sono anni
che se parla) si cerca di far uscire e di far interagire il sistema
sanitario con gli altri settori politici della società.
Proprio per riassumere il contesto di cui parliamo, vale la pena
di discutere su alcuni degli elementi che sono cambiati in questi
ultimi anni.
Il primo riguarda il progresso sulle conoscenze dei fattori che
influenzano la salute. Si parla molto in questo periodo dei progressi
che ha fatto la ricerca medico-scientifica. C'è da dire che
fortunatamente l'irruzione del tema della globalizzazione, in questi
ultimi mesi, ha fatto emergere la consapevolezza che, se è
vero che dobbiamo essere contenti di come un certo sviluppo del
progresso scientifico ha agito, siamo comunque in presenza di un
progresso scientifico che è fortemente dominato da dinamiche
economiche: Non è un progresso scientifico neutro; è
una ricerca scientifica che promuove la crescita e la conoscenza
su settori che sono molto "profittabili", mentre ne trascura
altri che lo sono meno. Soprattutto per chi opera in campo medico-sanitario,
questa consapevolezza deve essere molto presente. Oggi la gran parte
degli investimenti nel campo della ricerca riguarda l'ambito terapeutico
e non quello preventivo e all'interno della ricerca terapeutica
riguarda soprattutto i farmaci. Questa non vuole essere una consapevolezza
che getta pessimismo, ma deve comunque essere fortemente presente,
soprattutto nel momento in cui la sanità si apre ad altri
mondi. Oggi quando parliamo di progressi sui fattori che influenzano
la salute, dobbiamo dire che si è fatto abbastanza sul piano
della cura delle malattie, ma si è fatto molto poco o molto
meno sul piano della reale ricerca dei determinanti.
C'è stata e c'è una crescente aspettativa per una
miglior qualità della vita e quindi una richiesta propria
ma, come diceva prima il dott. Lo Russo, bisogna fare attenzione
che non travalichi in un'impropria aspettativa rispetto all'assistenza
sanitaria ed a ciò che la medicina può fare.
C'è stato, (pur essendo realisticamente pessimisti bisogna
dirlo) un progresso nella ricerca dell'efficacia dei trattamenti
sanitari, per quanto sbilanciata nel senso che dicevo prima; inoltre,
oggi c'è (e questo documento lo dimostra) una maggiore disponibilità
di dati sullo stato di salute e sull'attività dei servizi.
Cominciamo anche un po' a capire come utilizzare questi dati e quindi
a come renderli un po' più comprensibili, come portarli un
po' più a livello non solo macro, ma anche micro (locale),
con tutte le cautele che devono essere tenute presenti quando ci
si spinge troppo nell'interpretazione locale di un dato (mi riallaccio
a quello che diceva prima il dott. Lo Russo). Questo sul piano dei
cambiamenti e degli aspetti di innovazione.
Ci sono però molti problemi aperti. Non sempre gli interventi
sanitari hanno un compito primario rispetto ai grandi temi della
salute. Certamente oggi ci dobbiamo preoccupare della nocività
degli interventi sanitari, oltre che occuparci della loro positività.
A fronte di questo, le informazioni sull'efficacia degli interventi
medici oggi sono molte di più, ma sono spesso non definitive,
anche se questo spesso non si dice e tutto viene presentato come
l'ultimo progresso dal quale non si tornerà indietro. Si
trascura di dare un messaggio semplice e fondamentale, anche se
difficile da digerire, e cioè che, se la ricerca in sanità
deve fornire informazioni sul miglioramento, per definizione la
ricerca non può che essere provvisoria. I dati della ricerca
non possono essere che miglioramenti - arretramenti qualche volta
- ma sicuramente non sono pietre miliari da cui non si torna più
indietro. Se non si dà questo messaggio, il risultato è
quello della crescente sfiducia e, ogni volta che emergono dallo
scandalo della cosiddetta "mala sanità" i problemi
di impatto negativo degli interventi sanitari, proprio perché
non si dà questo semplice messaggio, l'unico risultato è
quello di dover fare 50 passi indietro per riacquistare quel poco
di fiducia rispetto al pubblico che si era conquistata.
Le informazioni sono spesso contraddittorie o veicolate con troppo
ottimismo o con troppo pessimismo. Anche noi epidemiologi abbiamo
una discreta responsabilità in questo. Anni fa ci fu un interessante
articolo su una rivista scientifica molto diffusa, internazionale,
che si chiama "Science"; in quell'occasione erano stati
intervistati i principali epidemiologi; la domanda di una giornalista
scientifica importante, Gina Colata, fu "ma non è che
si diffondono un po' troppo notizie allarmistiche?" e c'era
una tabella molto divertente in cui si dicevano le informazioni
che la ricerca clinica-epidemiologica (soprattutto quella epidemiologica)
ha presentato sui giornali ad alta diffusione nell'ultimo anno.
La tabella conteneva una lista di problemi, quali "consumare
yougurt più di due volte/settimana aumenta il rischio di
cancro dell'ovaio, mangiare tre porzione di carote
.ecc",
tutte cose che sono sempre esistite e che vanno anche bene nel momento
in cui sono informazioni che gli specialisti si scambiano tra di
loro per definire le strategie di ricerca; costituiscono però
un problema quando finiscono in prima pagina. Oggi è aumentato
il numero di periodici che si occupano di diffondere informazioni
sulla salute; anche i giornali quotidiani vendono di più
nei giorni in cui hanno il settimanale sulla salute. La qualità
di questi settimanali è tremenda. C'è stato un convegno
l'anno scorso a Modena che si è occupato di questi temi sull'informazione
alla salute e si è parlato a lungo anche dei problemi legati
alle informazioni che le stesse Aziende sanitarie danno. Sul piano
dell'informazione sanitaria c'è da fare a 360 gradi; questo
è un problema aperto. Il dott. Lo Russo prima diceva "stiamo
attenti anche al fatto che alcune informazioni, che pur in questo
documento sono state date e presentate con molta cautela e con molta
attenzione al lettore, vengano poi interpretate correttamente".
Quindi il lavoro continuo di accompagnamento di questo documento
con le autorità politiche ed i gruppi sociali sarà
molto importante.
E' già stato detto (c'è già scritto anche nella
presentazione del documento) che, se uno dovesse dire come vanno
le cose a Modena, si potrebbe dire "non male". Però
bisogna sempre stare attenti a non confondere la lettura generale
con la lettura specifica. Ci sono sicuramente aspetti positivi che
sono sottolineati anche nel riassunto del documento: a Modena l'aspettativa
di vita è un po' più alta della media nazionale, c'è
un'ampia offerta di servizi non solo sanitari ma anche sociali in
generale, c'è un forte impegno del volontariato, c'è
un elevato tasso di occupazione, c'è un reddito procapite
medio tra i più alti d'Italia. Vengono però sottolineati
anche alcuni nodi problematici ed è proprio su questi che
si inserisce l'attività di coinvolgimento dei cittadini al
programma sperimentale denominato "il laboratorio del cittadino
competente". Un tema è sicuramente quello relativo alle
caratteristiche demografiche della popolazione in provincia di Modena:
l'alta componente di popolazione anziana e l'associazione di un
tasso di istruzione relativamente minore, legato storicamente allo
sviluppo di questa popolazione anziana, pongono dei problemi importanti
su cui riflettere, per quanto riguarda la possibilità di
accedere e comprendere le informazione da parte di una fetta importante
della popolazione. E' documentato a livello internazionale che c'è
una relazione forte tra livello di scolarità, come misura
del livello di istruzione, e capacità di comprendere e utilizzare
correttamente le informazioni e quindi di formulare una domanda
appropriata ai servizi sanitari. Certamente questo sarà un
tema di cui bisognerà tenere conto nell'approfondimento della
ricerca futura.
Come è stato detto prima, ci sono i prezzi dello sviluppo:
c'è un alto numero di incidenti stradali ed un'alta frequenza
di incidenti sul lavoro; questi sono l'altra faccia della medaglia
di una provincia ricca e fortemente sviluppata che però soffre
anche degli squilibri strutturali, come per esempio quelli legati
al trasporto di cui il nostro Paese soffre in generale. C'è
un problema nazionale (che è anche un problema locale) di
integrazione culturale delle nuove comunità di cittadini
stranieri che sono presenti nella Provincia di Modena; questo ha
delle rilevanze particolari anche per il sistema sanitario, perché,
se c'è un problema generale di informazione e di uso corretto
ed appropriato dei servizi, evidentemente questo si pone ancora
di più per chi ha culture diverse, è portatore di
bisogni diversi e di istanze di salute diverse.
In generale, rispetto alla mortalità evitabile (cioè
tutta quella quota di mortalità che sarebbe teoricamente
modificabile in base alle conoscenze disponibili se interventi efficaci
di prevenzione primaria di tipo informativo, formativo, preventivo
e terapeutico venissero messi in atto), i problemi degli incidenti,
della patologia legata al fumo ed all'alcol si pongono sicuramente
come rilevanti anche in questa provincia. Abbiamo sentito tutte
le implicazioni che questo può avere sul piano della definizione
di politiche sociali, del raccordo di politiche di intervento intersettoriali
locali con politiche nazionali ed internazionali.
Sicuramente si può agire a livello locale sviluppando la
capacità e la consapevolezza culturale per interpretare le
informazioni che derivano dall'utilizzo dei servizi e dalla conoscenza
dell'efficacia medica e per svilupparle in modo critico rispetto
alla realtà locale. Da qui è nata questa esperienza
che già nel titolo "laboratorio" sottolinea tutto
il suo aspetto sperimentale; essa consiste nel fatto di lavorare
con una logica di gruppi di piccola e media dimensione, al fine
di modificare uno degli ostacoli principali che si frappone nel
posizionamento corretto che il cittadino deve avere nella società
rispetto ai problemi di difesa della propria salute. E' un'esperienza
che è nata lavorando principalmente con i Comitati Consultivi
Misti; è nata nel distretto di Sassuolo e poi si è
allargata agli altri distretti della provincia di Modena. Essa consiste
in attività legate a momenti formativi rispetto a quali sono
gli strumenti minimi per interpretare correttamente le informazioni
sanitarie. Poi l'altro aspetto importante, dopo la comprensione
dell'interpretazione, è quello della comunicazione. Sono
state svolte sempre a livello sperimentale anche alcune piccole
indagini su problemi anche apparentemente banali che il cittadino
incontra ogni giorno nel contatto con la struttura sanitaria (pensate
solamente al problema dell'informazione sull'uso dei farmaci, le
note CUF e il cambiamento continuo di queste nel rapporto con il
medico, nella percezione di quanto uno si sente protetto e tutelato
dal sistema sanitario). Sono state effettuate anche piccole ricerche
qualitative per andare a vedere quali sono i rapporti nella comunicazione
che la persona ha rispetto al proprio medico curante ed al MMG in
primis (in quanto è l'interfaccia più diretta con
il sistema) e quali sono i problemi che i medici e gli operatori
sanitari incontrano nel poter "voler dare" l'informazione
corretta. Questo è un problema che si pone anche nella formazione
degli operatori sanitari in modo molto forte; se c'è una
cosa che la formazione del medico a livello universitario non dà,
è l'importanza dell'informazione e della comunicazione nel
rapporto con il cittadino ed il malato. Quindi questa esperienza,
che verrà cristallizzata e presentata in maniera più
precisa nella giornata di lavoro del 26 ottobre, è un'esperienza
che ha già coinvolto alcuni CCM della provincia di Modena
in esperienze di piccoli ateliers formativi relativamente a come
fornire gli strumenti operativi minimi per interpretare il mare
delle informazioni scientifiche; essa si è anche cimentata
nel tradurre tutto questo in iniziative pratiche, con strumenti
semplici (già adottati anche in altre esperienze a livello
internazionale) di traduzione di queste informazioni, una volta
che queste informazioni sull'efficacia degli interventi e sull'importanza
di un atteggiamento di prevenzione vengono poi comunicati ai propri
simili, ai cittadini in generale. Una di queste esperienze è
la "pagina del paziente" che consiste di una breve sintesi
di informazioni su interventi; due di queste sono già state
pubblicate sul periodico "La nostra Salute", che arriva
a tutte le famiglie modenesi. Questa è quindi un'esperienza
in progress, che non è stata completamente formalizzata in
testi scritti e diffusibili ad ampio raggio, ma lo sarà nel
giro di sei mesi raccogliendo queste prime esperienze. Questa è
un'esperienza condotta principalmente dalla dott.ssa Daghio e dal
gruppo che lei coordina. Pensiamo che nell'ambito di un'attenzione
agli indicatori di monitoraggio di questo intervento sui PPS, questa
esperienza potrà essere mantenuta sotto controllo per vedere
se riuscirà a dare un contributo nel risolvere questo nodo
che è fondamentale, non solo per la sopravvivenza di un buon
livello di salute, ma anche per la sopravvivenza di un sistema sanitario
nazionale e regionale che, se non riconquista la fiducia dei cittadini,
sarà completamente marea di queste tendenze da un lato a
un consumismo sanitario curativo esasperato, dall'altro alla perdita
di una cultura di prevenzione e di tutela della salute.
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