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Mercoledì
5 settembre 2001 - ore 9.00
Giornata
di studio
"Il
Profilo di Salute della provincia di Modena:
valutazioni e approfondimenti"
Sintesi
dell'intervento del dott. Eriuccio Nora
Dirigente Settore Difesa del Suolo e Ambiente
Provincia di Modena
Il mio compito
è quello di vedere come si collocano il Profilo di Salute
ed il Piano per la Salute, che deriverà da questo, in rapporto
ad una pianificazione strategica più generale e, in particolare,
al processo di Agenda locale 21 per lo sviluppo sostenibile durevole,
che è la sfida più importante che a livello locale
e globale questa epoca pone. 
Prima di fare questo, dobbiamo chiarire il concetto di sviluppo
sostenibile per poi vedere come il Profilo di Salute, le politiche
e le attività ad esso connesse stanno in rapporto a questa
definizione. Infatti, se non condividiamo questa definizione, non
ci comprendiamo sul significati da dare ai nostri reciproci ruoli.
Non esiste una definizione ufficiale e non c'è nel nostro
Paese una legge che tratti il tema dello sviluppo sostenibile. Esistono
però molte definizioni date a livello scientifico dai ricercatori
e ce n'è una in particolare che è uscita da un contesto
internazionale di assoluto rilievo, che è la conferenza dell'ONU
tenutasi a Rio De Janeiro nel 1982 sullo stato del pianeta, dove
venne ripresa la definizione del Ministro Bruntland che aveva preparato
un rapporto preliminare a quella conferenza. Il rapporto Bruntland
dice "è sostenibile quello sviluppo che soddisfa i bisogni
delle generazioni presenti, senza compromettere la capacità
di quelle future". Una ricaduta di questa definizione è
la seguente: se noi fino a quella data pensavamo di aver preso in
consegna il territorio, l'ambiente ed il suo patrimonio naturale
dalle passate generazioni e ritenevamo quindi di aver il compito
di governarle in rapporto a come ci erano state consegnate e in
rapporto a quella che la scienza e gli indirizzi politici e programmatici
di quell'epoca storica ci davano, il cambiamento che comporta questa
definizione è che "il territorio, l'ambiente e l'economia
non sono quelli che abbiamo avuto in consegna, in eredità
dalle passate generazioni, ma è quello che abbiamo in prestito
dalle future generazioni". Non dobbiamo concepire il territorio
e l'ambiente come un patrimonio che abbiamo in eredità e
che, volendo, possiamo anche dissipare, perché chi ce lo
ha dato non c'è più (per cui abbiamo la facoltà
ed il potere e l'autorità anche di distruggerlo); al contrario,
l'atteggiamento culturale che ci deve caratterizzare è che
ciò non sia possibile, perché non abbiamo questa autorità.
La proprietà ed i beni che abbiamo in consegna sono dei nostri
figli e noi abbiamo il dovere di darglieli in buone condizioni,
possibilmente migliori di quando l'abbiamo ricevuto dai nostri genitori
e dai nostri antenati. In pratica, si introduce la variabile tempo
nel concetto di sviluppo, che invece nell'economia classica e tradizionale
aveva assunto un significato assai ridotto.
Questa definizione, può apparire ancora un'espressione generica;
non lo è, perché in quell'occasione a Rio, la comunità
internazionale tradizionale classica riunita si è preoccupata
di corredarla di una serie di vincoli interpretativi che sono stati
esposti nella Carta dei Principi di Rio e dall'Agenda 21 di Rio:
40 articoli che dicono come ci si deve comportare nei vari mondi,
compresa la salute, nelle varie aree geografiche e nel tempo (quindi
a favore di più generazioni). La comunità tradizionale
si è pertanto preoccupata di non essere accusata di genericità,
dando ulteriori specificazioni. In particolare, al di là
degli articoli dell'Agenda 21 di Rio, ci sono alcuni principi generali
che ci aiutano a capire meglio, anche dal punto di vista tecnico.
Ad esempio, per poter definire una politica come sostenibile, bisogna
tenere conto che "la produzione di beni non deve creare scarti,
rifiuti, inquinanti che non possano essere assorbiti dal sistema
circostante in tempi ragionevolmente brevi". Queste sono chiavi
che ci permettono di giudicare l'azione quotidiana e verificare
se è conforme a questo principio. Questo principio sugli
inquinamenti ha un rapporto strettissimo con la salute; anzi il
mondo della salute ha il ruolo di collaborare con le altre discipline
e gli altri mondi, per aiutarli a definire quegli standard o quei
limiti di sopportabilità per la salute di un inquinante nell'atmosfera
o nelle acque o nei cibi, che poi governano le politiche delle singole
componenti. La sanità in questo caso ha dunque il dovere
di dare input agli altri mondi per "aiutarli ad essere aiutati",
cercando di creare le condizioni di politica ambientale tese a garantire
certi livelli di qualità della salute. Qui è chiaro
il rapporto con la salute.
Adesso vediamo l'altro principio sulle risorse: "le risorse
devono essere consumate ad una velocità tale che permettano
alla natura di ripristinarle". E' il concetto di risorsa finita
e di risorsa rinnovabile. Dobbiamo organizzarci in modo da costruire
una società ed un sistema produttivo tesi ad utilizzare solo
risorse rinnovabili, perché le altre sono finite e destinate
a terminare. Il patrimonio, che abbiamo avuto in consegna dai nostri
figli, abbiamo il dovere di restituirlo o uguale o accresciuto,
non depauperato. Ci hanno dato un capitale economico e finanziario,
noi adesso dobbiamo preoccuparci di utilizzare gli interessi che
questo capitale produce, ma non il capitale stesso, altrimenti diamo
ai nostri figli meno capitale di quanto ci hanno dato in prestito.
Come può il mondo della salute aiutare gli altri mondi? Bisogna
che questo rapportarsi con la finitezza delle risorse entri anche
nella programmazione e gestione della sanità e nella cultura
sanitaria. Faccio un esempio concreto: questo principio presuppone
politiche contrarie alla cultura dell'usa e getta (la dematerializzazione
della società), perché, essendo materiale spesso finito,
dobbiamo usarne il meno possibile per poterlo usare il più
a lungo possibile. Allora se io vado in una scuola e a livello del
Comune di Modena propongo di passare dall'usa e getta delle stoviglie
per la mensa scolastica a stoviglie e beni durevoli (in ceramica,
ad esempio), questo sarebbe una cosa buona e giusta in rapporto
al principio di sostenibilità, ma a condizione che l'epidemiologo,
o l'esperto sanitario che fa da consulente alla mensa scolastica,
non mi dica "no, perché l'esigenza di igiene impone
la cultura dell'usa e getta", facendo immediatamente cadere
il presupposto dell'uso delle risorse rinnovabili ed il consumo
di bene durevoli. Quindi chi si occupa di igiene della scuola ci
deve aiutare a trovare quelle soluzioni che, garantendo sempre l'igienicità
degli ambienti e dei materiali che usiamo, ci devono però
aiutare a risolvere questo problema, perché gli altri mondi
non ci riuscirebbero di fronte a questo input che proviene da chi
garantisce la salute dei nostri figli. Il mondo della salute deve
dunque mettere nel suo calendario e nei suoi input anche gli altri
principi di sosteniblità, in modo da sviluppare politiche
sanitarie coerenti con l'insieme dei principi di sostenibilità.
Un capitolo importantissimo dell'Agenda 21 di Rio è la definizione
di piani d'azione per far sì che tutte le componenti si diano
piani d'azione ambientali per lo sviluppo sostenibile. Questo piano
d'azione ambientale, che noi in provincia di Modena non abbiamo
più chiamato ambientale, bensì "piano d'azione
per lo sviluppo sostenibile", per dargli una valenza ancora
più generale, porta dentro di sé dei piani settoriali
(ma ben integrati con gli altri), di cui il Piano per la Salute
è uno dei pilastri. Quindi dentro il piano d'azione generale
promosso dalle Nazioni Unite ci sta, come segmento ben integrato
ed articolato con gli altri, il Piano di Salute.
Un'altra importante sottolineatura dell'Agenda 21 di Rio sta nel
capitolo 28 che individua e invita le singole comunità locali
ad avviare un processo di consultazione e di costruzione del consenso
tra le parti sociali, al fine di definire ad attuare un piano d'azione
locale ambientale per la sosteniblità urbana da avviare entro
il 2000 e rivolto al 21° secolo. La Conferenza di Rio era costituita
dai presidenti dei governi di più di 180 Paesi del Pianeta,
tra cui tutti quelli industrializzati, compresi gli Stati Uniti
d'America ed i Paesi europei. Essi comprendono (nel 1982 non siamo
ancora in questo boom del decentramento amministrativo che viviamo
oggi) che, da soli, i governi, senza un forte contributo locale,
non sono in grado di promuovere la sostenibilità dello sviluppo,
per cui dedicano un articolo completo al ruolo degli Enti Locali
ed invitano a costruire un Piano d'azione locale. Quindi c'è
un piano d'azione generale (Agenda 21), che è quello degli
Stati; poi ogni Paese si deve dare un proprio piano d'azione nazionale
ed ogni Ente Locale, a sua volta, deve darsi un suo piano d'azione
locale (di Agenda Locale 21), di cui il Piano per la Salute è
un'articolazione.
Se scorriamo i titoli dei 40 articoli di Agenda locale 21 (in tutto
gli articoli sono più di 800 pagine) di Rio, si osserva che
uno è dedicato specificatamente alla protezione ed alla promozione
della salute umana, ma tutti insieme i 40 articoli promuovono lo
sviluppo sostenibile e durevole. Quindi le attività operative
concrete tradizionali nel campo della salute sono un'articolazione
di un mondo molto più grande e complesso e tutte quante insieme
concorrono alla qualità della vita connessa ad un modello
di sviluppo sostenibile; moltissime di queste concorrono a fare
quell'attività indiretta nel campo della salute che crea
le condizioni per una salute basata non solo sulle politiche sanitarie
vere e proprie, ma sul controllo preliminare (dall'ambiente alla
società). Alcune di queste attività sono importantissime:
la lotta alla povertà, il cambiamento dei modelli di consumo,
le dinamiche demografiche, oltre a tutte quelle legate all'ambiente
ed all'ecosistema. E' un vero e proprio piano strategico generale
globale; tutte queste azioni devono essere realizzate perché
si compia l'obiettivo della promozione di uno sviluppo sostenibile
durevole. Una deduzione del fatto, che un articolo su 40 sia legato
alla salute ma che tutti insieme concorrano alla salute, sta nel
concetto che non si può parlare della salute dell'uomo, se
contemporaneamente non si attivano politiche di sistema tese alla
prevenzione della salute del pianeta, del sistema e dell'ecosistema
pianeta nel suo complesso.
L'Europa è stata tra le prime che ha aderito a questo modello
e già nel 1992 riporta nel trattato di Maastricht una citazione
(essendo un trattato puramente economico-finanziario, non ci si
aspettava di trovare al suo interno quetsa citazione), in cui il
commissario europeo si preoccupa di dire che è necessaria
l'integrazione delle politiche ambientali con le altre politiche.
Nella stesso anno viene licenziato il 5° programma d'azione
ambientale dell'Unione Europea e viene sottotitolato a favore dell'ambiente
e di uno sviluppo durevole e sostenibile. Quindi l'Europa ha un
ruolo di egemonia culturale a livello globale rispetto a questo
tema. Il 5° piano d'azione si è compiuto ed in questi
giorni è in discussione al Parlamento europeo il 6° programma
d'azione. La commissione ha licenziato la proposta del 6° piano
d'azione che, come sottotitolo, porta "Ambiente 2010, nostro
futuro, la nostra scelta"; essa conferma l'obiettivo dello
sviluppo durevole e sostenibile e, per dare un esempio di come la
UE organizza la materia e si è preoccupata di affrontarla
in termini integrati, organizza tutte le tematiche tradizionali
delle politiche ambientali in 4 grandi famiglie. Il 6° programma
durerà dal 2001 al 2010; la commissione lo ha licenziato
all'inizio dell'anno, è alla discussione del Parlamento e
speriamo che questo lo approvi entro l'anno, in modo che dal prossimo
anno (2002) sia operante e duri fino al 2010. Le 4 famiglie hanno
questi titoli:
1. cambiamento
climatico
2. natura e biodiversità, proteggere una risorsa unica
3. ambiente e salute
4. uso sostenibile delle risorse naturali e gestione dei rifiuti.
La UE riconduce
tutte le tematiche tradizionali (lotta agli inquinamenti atmosferici,
elettromagnetismo, ..) delle politiche europee in campo ambientale
in 4 grandi famiglie, preoccupandosi di cogliere l'integrazione
tra di loro e con altri mondi. Per il cambiamento climatico, si
occuperà di energia ma anche di catastrofi idrogeologiche,
si occuperà di come si condiziona lo sviluppo urbano sostenibile
dei trasporti, ecc. Per la famiglia ambiente e sviluppo, "l'obiettivo
di questa area è ottenere una qualità dell'ambiente,
in virtù della quale il livello dei contaminanti di origine
antropica, compresi i diversi tipi di radiazioni, non dia adito
ad impatti o a rischi significativi per la salute umana". Quindi
si introduce la salute come obiettivo che devono perseguire le politiche
ambientali ed i controlli dell'inquinamento atmosferico. E' chiaro
anche il titolo sull'uso delle risorse naturali: normalmente, fino
ad alcuni anni fa, l'uso delle risorse naturali era in capo a quelle
istituzioni (Ministeri) in cui l'uso delle risorse naturali in discussione
era funzionale a quell'attività produttiva. L'energia è
sempre stata un'attività in capo al Ministero dell'Industria;
in questo modo, si porta l'energia dentro il mondo dei cambiamenti
climatici; quindi le politiche di controllo e di contenimento dell'energia
sono sottratte alla destinazione di supporto allo sviluppo economico
classico tradizionale e sono ricondotte ad un mondo più integrato
in cui, nel garantire questo, ci si preoccupa che non produca ulteriori
e più gravi danni, come quello dei cambiamenti climatici
che tanto problema danno anche alla salute classicamente intesa,
non solo in termini di impatto sugli ecosistemi, sulle catastrofi
o sulle grandi siccità.
I rifiuti vengono introdotti dentro il mondo delle risorse naturali
e quindi si invita a riconsiderarli, non solo in funzione del problema
ambientale che producono, ma anche dell'opportunità di risorse
che questi possono costituire in termini di risparmio energetico.
Metodologicamente, il processo di Agenda locale 21 presuppone un
percorso assai simile a quello che voi stessi avete utilizzato nella
definizione del Profilo di Salute che è funzionale alla realizzazione
del Piano per la Salute. Le tappe comprendono la partecipazione,
la conoscenza, il monitoraggio, la costruzione partecipata di scenari
condivisi, di obiettivi condivisi e di azioni condivise in rapporto
agli obiettivi che sono stati realizzati. Questo aiuta: tutti quei
mondi che hanno già fatto propri tutti questi stili e questi
metodi, perché essi avranno un vantaggio alla sinergia delle
relazioni tra di loro. Il processo di Agenda locale 21 utilizza
lo stesso metodo che voi avete utilizzato e quindi è un passo
avanti per promuovere questa integrazione. La provincia di Modena,
assieme al comune di Modena prima e poi da sola nell'ultima fase,
ha dato vita ad un processo di Agenda locale 21 della provincia
di Modena che si è concluso il 5 giugno di questo anno (giornata
mondiale per l'ambiente) con l'approvazione da parte del consiglio
provinciale di un documento che prende il nome di "piano d'azione
Agenda locale 21 della provincia di Modena". La provincia di
Modena ha quindi ottemperato ad una fase del processo di Agenda
locale 21. Uno dei problemi che sorge quando si fa questa pianificazione
generale strategica è relativa a come convincere mondi che
hanno linguaggi, competenze e professionalità che tendono
a chiuderli in se stessi, in ghetti più o meno dorati, a
colloquiare ed a intendersi con gli altri. Questo era uno dei nostri
problemi principali (questo è il piano d'azione dell'amministrazione
provinciale che agisce all'interno delle competenze della provincia
e non un piano che abbiamo fatto precedentemente a carattere più
generale che si faceva carico di tutti i problemi di una comunità).
Riporto l'articolazione della 112 azioni che caratterizzano il piano
di azione della provincia di Modena per aree tematiche tradizionali;
esso indica lo sforzo ancora disomogeneo con cui noi ci siamo ripromessi
di ricondurre ad un unico strumento attività che tradizionalmente
sono collocate dentro a mondi particolari. In pratica, tutti i settori
della provincia concorrono alle 112 azioni; questa è la cosa
di cui siamo più orgogliosi, perché non era scontato
che avremmo convinto gli addetti al turismo, all'agricoltura ..
a farsi carico di segmenti di un processo di Agenda locale 21 promosso
verso lo sviluppo sostenibile. C'è una prevalenza di azioni
dentro al settore ambientale tradizionale e a quello della pianificazione
territoriale, meno negli altri, ma tutti i settori della provincia
hanno concorso e concorreranno a realizzare alcune azioni finalizzate
all'obiettivo generale della promozione dello sviluppo sostenibile.
Questa disomogeneità ci darà anche la sensazione che
abbiamo delle resistenze a procedere in questa direzione e quindi
dobbiamo lavorare per recuperare un consenso ed un impegno più
generale ai temi della sostenibilità dello sviluppo; ci sono
comunque le condizioni perché ciò si possa determinare.
Il piano è in progress, si aggiorna continuamente, va verificato
e ammodernato continuamente. Il progetto locale di Agenda 21 si
basa su accordi volontari, né auspichiamo una legge che obblighi
a imporre la sostenibilità dello sviluppo; la sostenibilità
dello sviluppo non si impone, ma si conquista giorno per giorno
nella società con il consenso, con accordi volontari e condivisi.
Credo che questo stile caratterizzi questa fase storica del mondo
della salute pubblica ed anche il metodo che va verso la realizzazione
del Piano d'azione per la Salute. Il Piano d'azione per la Salute
è una colonna portante del piano d'azione di Agenda locale
21 della provincia di Modena, ma più in generale dello sviluppo
sostenibile e durevole in questa era di globalizzazione e di esigenza
di chiarire il rapporto tra il locale e il globale. C'è un
doppio problema da risolvere: la connessione tra i mondi, la connessione
tra le generazioni, la connessione tra il globale ed il locale.
Ogni volta che valutiamo un'azione nel suo principio di sostenibilità,
dobbiamo valutare l'effetto globale che la nostra azione locale
produce e come l'azione globale agisce sull'effetto locale; la causa
va trovata nell'azione globale e quindi le politiche in questo caso
devono essere generali e globali. Questo mi serve per dire che è
importantissimo il ruolo locale ma non è sufficiente; non
dobbiamo illuderci che i governi dal centro (dal mondo, dall'Europa,
dall'Italia) possano risolvere più problemi ma neanche a
livello locale si possono risolvere tutti i problemi. E' dal dialogo
tra questi livelli, locale e globale, che c'è la speranza
che si possa promuovere un diverso modello di sviluppo.
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