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Venerdì 26 ottobre 2001 - ore 15.00
Giornata di studio
"Dall'ascolto alla partecipazione:
il laboratorio del cittadino competente
"

 

Sintesi dell'intervento dell'Ass. Alberto Caldana
Assessorato alle Politiche Sociali e Sanitarie
Comune di Modena

In questi ultimi tempi, sto osservando un grande interesse su questo tema dei Piani per la Salute, perché effettivamente risponde a quelle esigenze a cui la dott.ssa Daghio ci richiamava prima.
Ho notato ciò facendo incontri in sede politica, con esponenti del Consiglio Comunale. Foto di Alberto Caldana - Assessorato alle Politiche Sociali e Sanitarie comune di Modena
Nell'attuale organizzazione della sanità è difficile capire qual è il ruolo degli Enti Locali; è chiaro quindi che il tema dei Piani per la Salute diventa un passaggio molto importante, perché ritengo che possa dare la possibilità alle istituzioni locali di lavorare su dei progetti che siano radicati nella realtà locale e che siano anche verificabili. Credo che una delle difficoltà che hanno gli amministratori locali - penso anche all'interno della Conferenza Sanitaria - è verificare che cosa effettivamente viene fatto e che cosa viene sviluppato dei tanti programmi e progetti che vengono presentati. Penso che una modalità di progettazione, di articolazione per obiettivi, per azioni dei Piani per la Salute possa rispondere a questa necessità. L'altra sera, in un incontro fatto con la Consulta (che raggruppa le associazioni del Terzo Settore modenese), parlando di Piani per la Salute, c'erano un grosso interesse ed un forte desiderio di essere coinvolti, credo per la stessa ragione e per poter capire come essere coinvolti in un percorso che potenzialmente ha grande interesse e capacità di coinvolgimento, soprattutto perché, così come è stato impostato, non è un percorso rivolto a specialisti del tema della sanità, con terminologie un po' difficili e con un impianto di livelli di programmazione un po' complesso. Come ci ha detto il dott. Fattori all'inizio, mi pare che possa essere un percorso che, avendo come riferimento gli obiettivi della salute per tutti, è anche per laici, cioè per chi non è iniziato a tutta una serie di temi.

Dare la possibilità ai cittadini di districarsi all'interno di una giungla di informazioni e di stimoli che arrivano è molto importante. Vedo qui in sala i rappresentanti dei sindacati dei pensionati; una cosa che mi dicono sempre è la difficoltà che registrano nei cittadini e nelle famiglie di districarsi nella pluralità di offerte, in termini di servizi, e nell'articolazione di questi servizi. Molto spesso, quindi, anche il tipo di informazione istituzionale che facciamo tende ad essere sovrabbondante; in realtà, quello che manca non è la quantità di informazioni, ma la capacità delle persone di districarsi dentro la quantità delle informazioni. In altri termini, la sovrabbondanza delle informazioni fa sì che le persone siano senza informazioni, senza capacità di muoversi nell'articolazione dei servizi. Allora, anche in questo senso il lavoro sulla competenza di ogni cittadino di muoversi dentro l'offerta di servizi sul territorio è assolutamente determinante: è chiaro che, se uno non è in grado di utilizzare i servizi perché non sa dov'è il bandolo della matassa, di fatto significa non averli a disposizione.

In questo contesto, il tema che è al centro della nostra discussione - quello delle diseguaglianze - diventa fondamentale. C'è un problema di diseguaglianza nell'accedere a queste informazioni, c'è un tema generale sulle diseguaglianze nella nostra società. Personalmente sono convinto che il tema delle diseguaglianze oggi sia il grande tema mondiale (non riguarda solo Modena, ma è un tema mondiale); molto probabilmente le cose che angosciano tutti nella realtà attuale, senza un livello di diseguaglianze che tende ad elevarsi e non a restringersi, all'interno del mondo avrebbero una portata inferiore. Credo che sicuramente questo tema sarà sempre più all'attenzione di tutti noi, nel mondo globalizzato, ma vale anche per la nostra piccola realtà. Il dott. Fattori, prima faceva riferimento ad alcune mie esperienze precedenti, in particolare a questa amministrativa nel mondo del volontariato, più a contato con persone in stato di disagio. Una cosa che credo colpisca un po' tutti noi, è che queste persone in stato di disagio, di difficoltà, di mancata integrazione continuano ad essere presenti all'interno della nostra realtà e continuano a porci dei problemi seri rispetto alla capacità dei nostri servizi di superare queste diseguaglianze e di dare delle risposte complessive a tutta la popolazione. Molto spesso quando pensiamo di aver risolto alcuni problemi, se ne presentano altri - faccio riferimento nella nostra realtà a tutto quello che significa l'immigrazione dai Paesi stranieri, che cosa ci sta presentando in termini di capacità e di possibilità da parte di queste persone di fruire di tutta una serie di servizi, ma anche di conseguire degli obiettivi di salute. Se ad esempio guardassimo l'incidenza di certe malattie, degli incidenti sul lavoro, di quelli stradali, fra gli immigrati nella nostra realtà, vedremmo delle proporzioni assolutamente molto più alte rispetto alla media dei cittadini modenesi. Questo è un esempio, potremmo farne altri. Le tabelle che ci faceva vedere prima il dott. Fattori riguardo alla differenza di scolarità o alla differenza di status sociale sono molto chiare. Quindi credo che diventi un imperativo categorico, rispetto agli obiettivi che vogliamo conseguire, incentrare la nostra attenzione sulla doppia faccia dello stesso problema - quello delle diseguaglianze - legato da una parte alla possibilità di consentire ai cittadini di costruirsi delle competenze, delle possibilità di lavorare e di avere delle informazioni che effettivamente consentano di accedere ai servizi e d'altra parte di combattere le diseguaglianze oggettive all'interno della nostra società. Il metodo di lavoro che è stato individuato e che a mio avviso dovrà svilupparsi, ancora di più, cioè quello del patto, del mettersi a sedere, del confrontarsi, del coinvolgere soprattutto le realtà organizzate dei cittadini che sono una ricchezza delle nostra realtà modenese, diventa sicuramente un passaggio molto importante e significativo. Per questo penso che il lavoro molto importante che è stato fatto fino ad oggi dal gruppo provinciale e da chi ha lavorato in sede distrettuale costituisca una base molto efficace e significativa per intraprendere il lavoro di coinvolgimento e di confronto di queste realtà, che possono essere davvero la spina dorsale di un patto vero e non soltanto costruito sulla carta, di un patto che allei i cittadini e le istituzioni e chi lavora per la salute pubblica al fine di conseguire degli obiettivi di salute per tutti e degli obiettivi davvero di eguaglianze di fronte a questo che è un diritto fondamentale delle persone.
Termino rinnovando l'apprezzamento per l'iniziativa di oggi e facendo un augurio di buon lavoro a tutti.


 
 

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