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La Conferenza Sanitaria Aperta del 29 gennaio 2001 - Interventi
Prof.
Erasmo Baldini, Presidente AVIS Provinciale
Ringrazio il
Dott. Rubbiani dellinvito a partecipare a questo importante
incontro sull'argomento "salute" fatto alla nostra Associazione:
l' AVIS Provinciale di Modena.
Io, qui, rappresento lAVIS, Associazione Volontari Italiani
del Sangue, o meglio rappresento colui che dona il proprio sangue,
che è una delle massime espressioni del volontariato; il
volontario che dona esprime, con il suo gesto, il più elevato
concetto della cultura della solidarietà.
Nella nostra
provincia l'AVIS è un'organizzazione costituita da 27.000
donatori di sangue, suddivisa in 52 sezioni comunali; in ogni comune
della nostra provincia cè una sezione comunale; anche
nel più piccolo comune la nostra associazione è presente
e rappresentata.
L'Avis nella nostra provincia non ha solo compiti associativi, ma
ha anche compiti relativi alla raccolta del sangue e del plasma
secondo quanto prevedono le normative nazionali e regionali.
L'Avis è unassociazione della quale dobbiamo essere
orgogliosi; ha dei numeri che sono importanti ed è giusto
che siano ricordati perché rappresentano qualcosa che non
deve essere valutato come un primato, quanto come un'affermazione
dello spirito di fratellanza e di solidarietà della gente
che vive e lavora nella nostra città ed in tutta la nostra
provincia.
Da
anni abbiamo raggiunto l'autosufficienza; siamo cioè in grado,
non solo di far fronte al bisogno di sangue e di emocomponenti e
di emoderivati delle strutture ospedaliere pubbliche e private della
nostra provincia, ma anche di mettere a disposizione sia a livello
regionale che nazionale, per provincie meno fortunate della nostra,
importanti quantitativi di emocomponenti, di sangue e di plasma.
Siamo orgogliosi non solo di appartenere a questa Associazione,
ma anche di fornirvi questa valutazione che tutti coloro che operano
nel mondo della sanità locale e nazionale riconoscono all'associazionismo
modenese nel campo del volontariato del sangue.
La parola "salute"
è strettamente collegata alla finalità del donatore:
dona per dare salute o meglio ancora per dare vita a chi corre il
rischio di perderla, ma nel contempo chi dona ha il diritto che
nel donare sia salvaguardata la sua salute; la salute è da
considerarsi come il sinonimo dell'obbiettivo cui tende la nostra
associazione. I malati che ricevono il sangue dei nostri donatori
hanno il diritto di ricevere un sangue "sicuro"; conseguono a ciò
una accurata selezione del donatore e attenti e ripetuti controlli
di laboratorio e clinici. Da questi controlli consegue di riflesso
un continuo monitoraggio a tutela della salute del donatore.
Il nostro statuto prevede, tra i compiti prioritari, non solo l'organizzazione
associativa, la promozione della donazione di sangue e la sua raccolta,
ma anche la tutela della salute del donatore di sangue; questa tutela
è fondamentale non solo a scopi promozionali per il significato
di controllo continuo a scopo preventivo che tale tutela nasconde
(vedi tutti gli esami di chimica clinica periodici annuali e gli
esami sierologici che vengono fatti ad ogni donazione), ma anche
e soprattutto per garantire, nel modo più sicuro possibile,
il paziente che riceve il sangue, che, oltre a ricevere una terapia
sicuramente efficace, riceve un sangue sicuro ed innocuo. Il donatore
stesso nel donare sangue è conscio di fare un atto di altissima
solidarietà, ma vuol fare anche una donazione che possa contare
in termini di migliorare la salute del paziente e non di creargli
un danno. In questo doppio concetto è appunto rappresentato
il massimo di unità tra i due termini: salute e volontariato
del sangue.
Recentemente
è stato promulgato un Piano Sangue e Plasma Nazionale 99-2001,
approvato dalla Conferenza Stato-Regione, che delinea compiti, finalità,
ed azioni dirette a raggiungere in campo nazionale "in primis" l'autosufficienza
di sangue ed una migliore organizzazione ed una razionalizzazione
delle struttuture trasfusionali pubbliche con l'attivazione di nuovi
obiettivi in merito alla sicurezza trasfusionale, delineando la
creazione un sistema nazionale di emovigilanza. La nostra Associazione,
attraverso il controllo sistematico di vari parametri su ca. trentamila
soci, compresi tra i 18 e 60 anni con una netta prevalenza tra i
18 e 40, è in grado di mettere a disposizione per un "progetto
salute" importanti rilievi epidemiologici di vario interesse, soprattutto
nel campo delle malattie trasmissibili con il sangue (epatiti, infezioni
da HIV, ecc.).
La conoscenza e diffusione di informazioni di carattere scientifico
e medico possono promuovere nellintera popolazione stili di
vita e modelli di comportamento capaci di migliorare i livelli di
salute.
Oggi molto spesso
sentiamo parlare di "cittadino competente, di cittadino informato";
la nostra promozione alla donazione di sangue fatta in ogni sede,
soprattutto nella scuola, tende proprio a questo: indicare delle
regole di vita, dei comportamenti sessuali, che devono essere propri
di questo tipo di volontariato e che solo attraverso il rispetto
di queste regole e principi può considerarsi tale.
Di fronte allAssessore Regionale della Sanità ed alle
due autorità amministrative della nostra sanità provinciale,
il dottor Rubbiani ed il dottor Cavina desidero accennare al principio
dell'integrazione.
Da tempo noi
sosteniamo che il sistema trasfusionale deve essere integrato: deve
esistere una precisa integrazione tra le due Aziende Sanitarie (Ospedaliera
e Territorio) e l'AVIS che gestisce non solo il donatore di sangue
per tutto ciò che riguarda la sua vita associativa e la sua
salute, ma anche la raccolta del sangue e di plasma nelle sue sei
sedi di Unità di Raccolta e nei vari punti di raccolta mobili
secondo precise indicazioni regionali. Esistono tra queste strutture
dei patti collaborativi molto importanti che sino ad oggi sono stati
efficientissimi e hanno dato modo di creare un sistema trasfusionale
provinciale di prim'ordine. Come bene esplicita il piano su citato,
dobbiamo realizzare nella nostra provincia un sistema collaborativo
più integrato attraverso la creazione di un Dipartimento
Trasfusionale che potremmo definire Provinciale od inter - Aziendale
dove si possa insieme razionalizzare il sistema, programmare le
attività, analizzare e risolvere i punti critici. Cito quanto
a proposito riporta il Piano "l'organizzazione dipartimentale, cosi
come prevista dal DLgs 502/92 e successive modificazioni nonché
dal Piano sangue e plasma Nazionale 1994-96, costituisce un prezioso
strumento per la razionalizzazione del modello organizzativo a livello
locale delle strutture trasfusionali".
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