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La Conferenza Sanitaria Aperta del 29 gennaio 2001 - Interventi
Il
ruolo degli enti locali nel controllo e miglioramento della salute
dei cittadini
Giuliano Barbolini, Sindaco Comune di Modena - Presidente Esecutivo
della Conferenza Sanitaria Territoriale
Avere l'ambizione
di concludere una discussione di questa ampiezza è un compito
che non mi ascrivo. 
A me sembra di dover sottolineare una cosa, giustamente già
stata detta in diversi interventi che esprime qual è lo spirito
con cui Aziende sanitarie e Istituzioni locali hanno promosso questa
giornata, questo appuntamento.
Dovevamo, in qualche modo, sottolineare l'avvio di un percorso che
ha alle spalle momenti di ricerca, di approfondimento, di interlocuzione
ma soprattutto volevamo, con la giornata di oggi, segnare un momento
in cui si apre un tema di elaborazione, di coinvolgimento che possa
essere il più ampio possibile.
Sapendo che uno degli obiettivi che dobbiamo cercare di perseguire
è quella di dotarci anche di un linguaggio comune, che sia
condiviso come approccio, stiamo trattando una questione - dico
per estremizzare - che si presenta da un lato come un problema di
comportamenti e di stili di vita individuali e dall'altra parte
quale problema di cambiamento dei modelli di comportamenti e di
costumi più generali, pertanto c'è il rischio in questa
dicotomia di rimanere divisi, di non riuscire a trovare un equilibrio.
La signora Piccinini, a nome della Organizzazione Sindacale ci ha
amabilmente richiamati sul fatto che, forse, in questi mesi gli
enti locali hanno dimostrato una certa inadeguatezza sul tema ed
è invece prevalso un atteggiamento di delega nei confronti
delle tecno-strutture delle aziende.
Io penso che questa osservazione sia appropriata. In realtà
non si è trattato di incapacità a interpretare un
ruolo, o una non volontà di interpretazione, anzi si è
cercato, appunto in questo periodo, di iniziare a pensare quali
possono essere i percorsi, le direttrici attorno alle quali concentrare
un impegno per costruire delle linee di lavoro, delle linee di azione,
proprio per evitare il rischio di non riuscire a sviluppare delle
operazioni che possano incidere significativamente sui comportamenti
e sui risultati in termini di piano di salute.
Al tempo stesso però esiste la preoccupazione di costruire
dei percorsi che abbiano dei margini di concretizzabilità
onde evitare, sostanzialmente, di fare ogni tanto solo un convegno
in cui si predicano delle cose e non si riesce, invece, ad incidere
sulle situazioni di fatto.
Ritengo che sia molto importante, in realtà, cercare di non
dover ripartire da capo su questo argomento, perché molte
sono le azioni politiche messe in atto in questi anni riguardo al
tema della qualità della vita, e che quindi incidono positivamente
sulle condizioni di salvaguardia della salute e delle nostre popolazioni
e nonostante qualche "demenziale" classifica di qualche
organo di informazione che, ad esempio, ha individuato come fattore
determinante, per misurare il livello della qualità della
vita "il clima", appare assolutamente scontato che il
clima della Sicilia è migliore di quello dell'Emilia-Romagna,
quindi sarebbe più opportuno individuare ulteriori fattori.
Ci sono aspetti che, per fortuna, vengono sviluppati nella nostra
Regione, soprattutto se pensiamo allo sforzo operato per applicare
il modello dell'Agenda 21 sulle politiche ambientali, per la salvaguardia
e la tutela delle condizioni di sostenibilità dello sviluppo;
mi pare che questi elementi siano elementi che hanno dei riflessi
e delle interdipendenze molto forti con il territorio.
In realtà, però, c'è una cosa che attraverso
le iniziative di oggi e, soprattutto, attraverso l'approccio che
abbiamo scelto, mi sembra importante sottolineare. Noi queste politiche
le facciamo, ma non sempre queste politiche sono costruite in maniera
integrata tale da cogliere gli elementi di interdipendenza e di
interrelazione esistenti che possono garantire un approccio critico
al problema. Ad esempio, riferendomi ad una nostra esperienza, abbiamo
scelto, pur sapendo che trattavamo una materia un po' delicata,
di adottare il provvedimento di restrizione della circolazione,
un giorno alla settimana, delle auto non catalitiche per ridurre
l'eccesso di benzene e di altri inquinanti nell'atmosfera e nell'aria
che respiriamo. La ratio di questo provvedimento non è fare
un dispetto agli automobilisti, ma incidere appunto sui fattori
di salute. Essendo partiti da un'impostazione rigorosa e scrupolosa
non si è adottato un criterio di maggiore trasversalità
nella lettura di questi fattori che forse avrebbe permesso la costruzione
di politiche di informazione, di sensibilizzazione, di coinvolgimento
che avrebbero comportato l'assunzione di una maggiore consapevolezza
critica da parte dell'opinione pubblica in generale e degli utenti
più in particolare e che, indubbiamente avrebbe amplificato
la portata di un intervento di tale natura e soprattutto garantire
una percezione e una maggiore opportunità di azioni che incidano
sui comportamenti.
Analogamente pensiamo alla vicenda "mucca pazza" che ha
assunto caratteristiche da drammi apocalittici che generano riflessi
devastanti sull'opinione pubblica. Indubbiamente il tema della filiera
alimentare presenta molti elementi che richiedono di essere ripensati,
rivisti, ricondotti all'interno, e ciò mi pare assolutamente
indispensabile se si vogliono fare politiche della salute . Non
si può quindi arrivare all'ultimo stadio con una manovra,
o con un'iniziativa che introduce il divieto di consumare un prodotto
o un altro. Insomma, quello che mi interessa sottolineare è
che da uno sforzo come quello che oggi vogliamo condividere si può
generare un meccanismo che meglio raccordi le nostre politiche ed
le nostre azioni. La comunicazione è un elemento importante,
da più parti sottolineato, soprattutto alla luce delle esperienze
dei comitati misti; si esprime l'esigenza di socializzare gli elementi
di conoscenza, e non solo informazione, per elevare la soglia di
capacità, di valutazione delle politiche, delle azioni. Questo
è un tema assolutamente importante su cui ragionare, su cui
interrogarsi e su cui costruire anche delle strategie di medio-lungo
periodo.
Un'altra avvertenza. Non possiamo pensare, almeno questa è
la nostra opinione, e come sindaci ne abbiamo ragionato, che il
nostro piano di salute sarà immediatamente il più
organico, compiuto e onnicomprensivo, perché se partiamo
con questa idea rimarremo schiacciati dalla complessità.
Io sono d'accordo con alcune considerazioni che sono state avanzate
sul fatto che un disegno ricco, esiste e quindi c'è la necessità
di individuare delle modularità, di sviluppare delle relazioni,
delle politiche che abbiano un elemento di coerenza e che ci consentano
intanto di testare, di verificare e di fare avanzare un elemento
di diffusione degli elementi di cultura e di consapevolezza.
In realtà, quello che è fondamentale in questa impostazione
è riuscire a fare una cosa che dal mio punto di vista, è
forse la cosa più ambiziosa e rilevante e anche forse molto
complicata da riuscire a rappresentare. Il tema vero che se riusciamo
a svolgere questa funzione e a collocarci in questo orizzonte e
darci questo tipo di piattaforma, forse, riusciremo anche, come
sistemi locali a svolgere una funzione politica di scelta, di selezione
delle priorità, di individuazione delle azioni che debbono
essere sviluppate; attraverso questa azione politica riuscire ad
incidere anche sulle pianificazioni settoriali anche in riferimento
alle competenze tecniche e alle aree professionali. Uno dei veri
rischi in cui potremmo incorrere è quello di avere un approccio
dei temi di salute, se non riusciamo a leggere questa dimensione
in termini di qualità e di organicità, che approda
in competenze e interventi in materia squisitamente socio sanitaria
e socio assistenziale, quando invece l'operazione dovrebbe essere
capovolta e dovrebbe portare a individuare obiettivi di piani di
salute e di linee di intervento. Fare un'operazione in qualche modo
che incida, come dice il piano di salute sul tema delle malattie
cardiovascolari o sul tema delle patologie tumorali significa, ovviamente,
da un lato fissare degli obiettivi di prevenzione, di stili di vita,
di interventi di attenzione sulle condizioni generali di organizzazione,
della qualità e dei sistemi di mobilità sul territorio
e sui comportamenti alimentari, ma anche costruire le condizioni
per una domanda da rivolgere al sistema sanitario perché
quel sistema sanitario corrisponda, attraverso quella domanda a
un riposizionamento e una modificazione delle strutture consolidate
che erogano servizi e prestazioni verso la salute. Ciò vale
soprattutto rispetto ad alcune tipologie di intervento e di funzionamento
della rete dei presidi sanitari e delle prestazioni ospedaliere,
ma vale anche nel rapporto fra prestazioni e azioni di prevenzione
e attività specialistiche, organizzazione e funzionamento
complessivo dell'offerta delle prestazioni dei servizi di tutela
sanitaria.
Faccio un esempio, anche se potrà sembrare inappropriato
però è necessario per un economia di ragionamento:
noi abbiamo avuto in città, in una certa fase, un problema
critico che ha riguardato il tema della moc, espressione di un forte
impegno verso la popolazione anziana che anche attraverso le organizzazioni
sociali degli anziani ha consentito di sviluppare questo tipo di
presidio. Io non sono un tecnico e quindi rifletto soltanto opinioni
che ho raccolto nella sfera dei professionisti, ma forse, non è
detto che quel tipo di prestazione fosse proprio così necessaria
per tutta la generalità degli attori che erano coinvolti
e forse quel tipo di, fra virgolette, mal funzionamento di quel
segmento dell'offerta del sistema sanitario era tale perché
era dentro un meccanismo sbagliato di espressione di una domanda
e di modulazione di un percorso di risposta.
Allora qui entra in gioco ancora una volta la straordinaria funzione
di un piano di salute che ha il compito di individuare la necessità
di fare una serie di azioni verso un target, la popolazione anziana,
o verso altre tipologie di situazioni critiche, ma, deve però
anche individuare quali sono le azioni positive, più corrette,
più appropriate da sviluppare che magari insistono di più
su altri tipi di screening, di test, che insistono di più
su altre modalità comportamentali e che attraverso questo
organizza una domanda verso il sistema dell'offerta delle prestazione
e magari determina anche dei riposizionamenti.
Nel piano della salute bisogna sapere che ci sono delle potenzialità
molto ricche in termini anche di efficienza-efficacia del funzionamento
del sistema degli erogatori delle prestazioni, ma bisogna anche
sapere che ci vuole da parte di tutti coloro che stanno dentro questo
sforzo di elaborazione e di ricerca progettuale, la disponibilità
a una cessione di un quid, anche modesto, di autonomia e autoreferenzialità
per costruire, invece, politiche che siano davvero integrate perché,
altrimenti, la sommatoria di una serie di aspettative e di istanze
non produce un risultato che è quello di un piano su cui
si può fare sintesi, ma produce un risultato di una situazione
che fa semplicemente esplodere una domanda rispetto alla quale,
poi, la possibilità di corrispondenza è assolutamente
inadeguata.
Allora mettersi nell'ottica di un ragionamento sul piano di salute
ed un patto per un piano di salute significa davvero assumere degli
obiettivi primari di salvaguardia dell'interesse generale collettivo
ma anche assumere una disponibilità per la concertazione
nel quale ognuno deve essere disponibile ad ascoltare le ragioni
degli altri soggetti e soprattutto cercare di trovare i punti migliori
di definizione delle politiche, delle strategie, delle azioni che
devono essere sviluppate.
L'ultima considerazione riguarda il ruolo degli Enti Locali. Fare
un'operazione di questo tipo significa guidare in qualche modo,
fare i cermen di un'operazione che ho cercato di tratteggiare però
significa anche investire molto in termini di energie e di risorse.
Certamente come diceva Fattori non è un problema di ufficio
fare il piano per la salute, ci sarà qualcuno che, magari,
deve s tema non riguarda
solo la sanità. Questo è un tema che chiama in causa
anche quelle felici forme di esperienza concertative che la Regione
sta cercando di seguire anche in altri segmenti come ad esempio
in tema di politiche di sicurezza urbana; un tema su cui né
la regione né gli enti locali hanno competenze però
ci siamo inventati un ruolo sia per gli uni che per l'altra e che
sostiene anche lo sforzo degli enti locali. Allora, attorno a questa
questione credo sia necessaria una riflessione, sperando di avere
proposto un ragionamento politico in cui ognuno può contribuire,
che questo disegno, progetto veda anche una riflessione da parte
della Regione e anche di chi ha promosso i piani ed i progetti,
cioè il governo nazionale. Lo dico con una duplice motivazione:
el servizio sanitario pubblico,
il sistema di protezione sociale e di alcuni elementi importanti
dal punto di vista della tutela della salvaguardia dei soggetti
deboli e delle condizioni generali di tutela di salute nelle nostre
comunità possono diventare un terreno e un discrimine anche
di impostazione politico-culturali, e allora, è importante
investire e lavorare in questa direzione, creare dei presupposti
per poter svolgere una funzione politica quale quella che l'Emilia-Romagna
ha sempre saputo interpretare e lavorare in questo campo a partire
dalla sanità ma anche più complessivamente sotto il
profilo proprio delle politiche di sviluppo e di qualificazione
delle condizioni di qualità di vita delle popolazioni nelle
diverse realtà locali.
Con queste considerazioni quindi, sulla base della scaletta e del
percorso che Fattori ha fatto vedere non faremo altro che promuovere
ulteriori fasi di sviluppo andando ad approfondire la dimensione
dei distretti. Nella dimensione dei distretti è bene che
ci sia un ruolo della Provincia non solo come sostegno dei comuni
più piccoli, ma esercitare una funzione di visione complessiva
nell'ambito delle singole articolazioni distrettuali; faccio questa
sottolineatura perché credo che sia necessario che la filiera
degli enti locali riesca a sprigionare delle politiche il più
possibile integrate e dentro queste azioni noi affronteremo anche
quel confronto che ci sollecitavano i sindacati, più specificamente
riferito anche ad un adeguamento delle modalità di verifica
dello stato di attuazione delle politiche. Credo che l'esperienza
delle articolazioni su basi territoriali anche con gli elementi
di integrazione che il professor Zennaro ha evidenziato abbiano
dimostrato che la scelta che avevamo fatto di articolare e di non
concentrare è una scelta che si è rivelata soddisfacente,
convincente ma ad una sola condizione, che però non generi
fattori di diseconomia ma riesca invece a sprigionare elementi di
efficienza funzionale e quindi tenendo anche molto raccordate fra
di loro le singole realtà e situazioni ed evitare che ci
sia un eccesso di sfrangiamento e un rischio poi di dare spazio
anche a dinamiche, l'incrementare dei costi ed anche dei fattori
anche di richiesta di domanda di prestazione in proprio e che credo
non garantiscano assolutamente una migliore qualità delle
condizioni di salute.
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