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La Conferenza Sanitaria Aperta del 29 gennaio 2001 - Interventi
Lintegrazione
ospedale/territorio nella cura e tutela della salute
Augusto Cavina, Direttore generale
Policlinico di Modena
Buongiorno.
Grazie per linvito e complimenti a Rubbiani e al Responsabile
per gli Enti Locali per aver deciso di discutere questo importante
argomento.
Ovviamente
l'Azienda Ospedaliera non può non aderire a questo progetto
della politica per i piani di salute, dato anche il suo peso nell'ambito
sanitario di questa provincia: oltre il 30% di tutti i ricoveri
avvengono nell'Azienda Ospedaliera ed oltre il 50% dei ricoveri
specialistici. Io, dopo quello che è stato detto e per rispettare
assolutamente i 10 minuti assegnatemi, farò solo alcune sottolineature.
Giustamente,
nel Piano Sanitario Regionale e in tutti i documenti si sottolinea
l'importanza del concetto di integrazione per il funzionamento del
sistema sanitario regionale e l'integrazione non è solo necessaria
tra ospedale e territorio; l'integrazione è necessaria all'interno
degli ospedali molto più di quella che c'è oggi, data
la frammentazione dell'intervento creato dalla specializzazione
e quindi la necessità di ricomporre a unitarietà lintervento;
lintegrazione è necessaria perché le prestazioni
di uno stesso processo assistenziale vengono erogate in più
sedi, quindi è necessaria un'integrazione organizzativa.
Lintegrazione è necessaria perché nel processo
assistenziale devono essere compresi diversi aspetti sanitari e
sociali, ma direi che cè un altro livello di integrazione,
forse il più importante ed è il livello dellintegrazione
culturale. Le organizzazioni, soprattutto le organizzazioni professionali
non è che funzionino, non si muovono sulla base dei documenti
o delle circolari: si muovono fondamentalmente sulla base dei valori
dei professionisti, di chi comunque ha un largo margine di autonomia.
Quindi, io sono convinto che il primo livello, il primo tipo di
integrazione, quella più importante, è lintegrazione
culturale per ridurre le distanze fra professionisti, manager, politici
e utente, cioè un comune sentire su alcuni aspetti fondamentali.
Allora, io mi chiedo: i valori, le strategie e gli obiettivi del
Piano Sanitario Regionale possono essere, costituire dei valori
comuni per questintegrazione culturale? I concetti di orientamento
ai problemi di salute e non, focalizzando lattenzione solo
sui servizi, luniversalità e lequità nellaccesso
alle cure, lefficacia e lappropriatezza, cioè
privilegiare una pratica clinica organizzativa e programmatoria,
cercando di privilegiare gli interventi ritenuti più probabilmente
efficaci ed appropriati è un valore. La responsabilizzazione
e lautonomia dei professionisti è un valore che può
integrare e può trovarci tutti daccordo? Io sono convinto
di sì, ma solo se questo avviene allora i servizi potranno
integrarsi, potranno avere dei comportamenti di integrazione.
I livelli di
integrazione sono diversi; io ho parlato prima di integrazione organizzativa
ed è proprio questa ad esempio fra ospedali e ospedali, fra
ospedali e territorio oppure fra servizi di base fra di loro. I
modelli sono già noti, il Piano Sanitario Regionale individua
il modello di organizzazione di rete integrata di servizi per le
funzioni di base e delle reti integrate dei servizi con gerarchie
di funzioni, così detto "hub and spoke" per i servizi
specialistici.
Questi
sono modelli che fra laltro sono già stati sperimentati
in altri Paesi, basti pensare i programmi per clientela del Canada,
ai network delle reti integrate dei servizi degli Stati Uniti; quindi
non cè più bisogno di inventare, oppure cè
bisogno di inventare pochissimo, bisogna soltanto adeguare alla
nostra realtà. Quello che è importante è che
bisogna modificare la nostra cultura storica organizzativa e forse
aumentare la conoscenza. Perché bisogna modificare la cultura?
Se noi vogliamo creare un sistema di rete intanto bisogna standardizzare
dei percorsi, e devono essere dei percorsi standardizzati il più
possibile, ovviamente su base di un consenso anche medico, scientifico,
organizzativo su cosa bisogna fare e trasversale alle diverse aree;
quindi bisogna passare da unorganizzazione basata sulle aree,
sulle specialità ad unorganizzazione per processo;
questo noi ce lo stiamo ripetendo da molto tempo. Probabilmente
dobbiamo ancora discutere e convenire su cosa questo vuol dire in
termini di cambiamento organizzativo.
Stiamo facendo
delle esperienze importanti: ad esempio ricordo il gruppo di lavoro
interaziendale sul tumore della mammella, ricordo il gruppo di lavoro
interaziendale della pneumologia, il gruppo di lavoro interaziendale
della cardiologia, ricordo il gruppo di lavoro interaziendale del
materno-infantile; quindi stiamo già lavorando proprio a
dei percorsi che integrino i diversi presidi ospedalieri a seconda
del loro livello di specialità della loro vocazione e integrazione
con i servizi territoriali.
Lemergenza-urgenza,
grazie Roberto, sicuramente è uno degli esempi principi di
integrazione. Ma oltre all'integrazione organizzativa è necessaria
unintegrazione professionale, cioè definire nel processo
lazione, lintervento delle diverse professionalità
perché non può esserci integrazione senza interprofessionalità,
non voglio arrivare al concetto di interdisciplinarietà perché
forse è una tappa ancora più ambiziosa. Ecco, però,
dicevo prima, bisogna trovare il consenso; allora, bisogna trovare
il consenso anche su quali sono le prestazioni più efficaci.
E qui è necessario avere anche nuove conoscenze. Ora, io
credo che Modena si trovi in una situazione privilegiata, perché
comunque ha la possibilità di una struttura di tipo scientifico-metodologico
di supporto che può supportare i professionisti nella identificazione
delle conoscenze scientifiche sulle quali arrivare al consenso.
Quindi, in conclusione, questo concetto di integrazione che richiamiamo
a parte, non tocco qui perché è già stato toccato
il discorso dellintegrazione fra lintervento sanitario
e non sanitario.
Lintegrazione,
a mio avviso, deve diventare realmente un valore. Per essere un
valore deve essere condiviso e deve essere condiviso innanzitutto
dalle diverse componenti professionali; quindi non bisogna né
assumerlo in maniera fideistica, né rifiutarlo, bisogna approfondire
questo concetto: che i modelli organizzativi esistono già,
non cè bisogno di inventarli, mentre, probabilmente
è necessario per noi sviluppare la cultura in termini di
conoscenza dei servizi e delle prestazioni più efficaci e
di cultura organizzativa; però, direi anche della cultura
di lavorare assieme, fra professionisti, gestori e programmatori,
perché è necessario coerenza, perché, mentre
noi chiediamo ai professionisti coerenza nella loro pratica con
le evidenze di efficacia, è necessario anche che chi organizza
e chi gestisce applichi la stessa coerenza e la stessa coerenza
deve essere nella programmazione. Ecco, questo può diventare
un filo conduttore per tutti. Ecco, allora, probabilmente, se noi
applichiamo questo, avremo anche meno distonia fra noi, i gestori,
i politici, i professionisti ed i cittadini; quindi, tutti gli inviti
e le iniziative a rendere il cittadino competente, cioè in
grado non di essere semplicemente informato ma di venire a dire
la sua sulle scelte di programmazione e di organizzazione e sugli
elementi che incidono sullo stato di salute ... ecco, allora, il
concetto di integrazione potrà diventare nella realtà
quella cosa importante che è teoricamente. Grazie per lattenzione.
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