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La Conferenza Sanitaria Aperta del 29 gennaio 2001 - Interventi
La
costruzione di un piano per la salute
Giuseppe Fattori, Dirigente Aziendale USL, Responsabile Commissione
PPS
Il Piano Sanitario
Nazionale individua lesigenza di costruire un Patto
di Solidarietà per la Salute tra "le istituzioni preposte
alla tutela della salute e una pluralità di attori":
Enti Locali, Sindacati, Terzo Settore, medici, infermieri ed altri
operatori sanitari, Scuola
, tutti impegnati per il comune
obiettivo della tutela e della promozione della salute. I Piani
per la Salute rappresentano lo strumento per la realizzazione di
questa nuova Politica per la Salute.
Quale
percorso diamo ai piani
per la salute?
La prima fase riguarda il coinvolgimento e linformazione.
A Modena è già partito a livello distrettuale un lavoro
di coinvolgimento, in quanto la Conferenza Sanitaria Territoriale
ha deciso di implementare nei vari distretti i Piani per la Salute
con i Sindaci e con i Comitati Consultivi Misti. Ogni punto del
percorso individuato presenta dunque un livello provinciale ed un
livello distrettuale; in tal modo, nella nostra provincia ci sarà
una strategia generale dei Piani per la Salute, ma sarà possibile
tenere in considerazione anche le peculiarità locali. Ci
sono infatti aree di sviluppo per lindustria alimentare, per
la ceramica, per il bio-medicale che sicuramente condizioneranno
alla fine i bisogni dei cittadini.
Il secondo punto
è la condivisione. Oggi è un momento centrale
per la condivisione dei Piani per la Salute. Nel processo di condivisione
noi teniamo conto anche delle esperienze in corso: "Città
Sane", "Agenda 21", il progetto "Ospedali per
la Salute", la programmazione sanitaria in corso; dobbiamo
recuperare tutto ciò che stiamo facendo e gradualmente riportarlo
ai Piani per la Salute.
Lavvio
della formazione è la terza tappa. Il Professor Liberati
ha parlato del "laboratorio dei cittadini competenti"
ed ha accennato al fatto che al mondo pochi hanno portato avanti
i Piani per la Salute. Si tratta infatti di un processo di notevole
complessità e noi siamo i primi in regione assieme ad Imola
e Bologna Nord a sviluppare questo percorso. E particolarmente
complicato spiegare che cosè il laboratorio dei cittadini
competenti; io userò questo titolo del giornale "Libero"
dell8 novembre "La mutua ha ucciso 247.000 persone
in tre anni. Ha fatto più morti della guerra nei Balcani".
Come facciamo noi tecnici o cittadini o chiunque sia ad interpretare
questi messaggi che ci arrivano? Riguardo alla realtà di
Modena, abbiamo fatto uno studio
sulle varie classifiche nazionali. La Confindustria colloca
Modena al primo posto nello sviluppo economico e sociale ma il rapporto
di "Italia Oggi" ci mette al 33esimo posto per la qualità
della vita (su 103 province); siamo i primi nello studio Eurocare
2 (questi sono tutti studi esterni sia allAzienda USL di Modena
che al Sindaco) e dallaltra parte siamo 120esimi (su 216 USL)
nelle morti evitabili; siamo i primi nei trapianti multiviscerali
e 89esimi nella mortalità infantile (su 103 province). Gli
accoppiamenti presentati hanno un rapporto: fare un trapianto, oltre
allabilità tecnica del Professor Pinna, richiede, alle
spalle, unorganizzazione molto complessa; la mortalità
infantile è un indicatore di civiltà nel mondo; nelle
morti evitabili hanno messo anche le morti per incidenti stradali,
per fumo di sigaretta o per delinquenza. Come fa il cittadino, o
anche il professionista, ad orientarsi? Tutte le volte che esce
un titolo così i tecnici, gli epidemiologi, passano qualche
giornata a capire cosa è successo.
Tornando al laboratorio che il CEVAS sta proponendo e sviluppando,
esso ha già consolidato un primo progetto nel distretto di
Sassuolo; al di là del tema (in quel caso si parla degli
anziani e dellosteoporosi), è interessante la metodologia
e si è deciso di proporla a tutto il resto della provincia.
La quarta fase
comprende il profilo di salute e la ricognizione di bisogno,
di cui, in seguito, parlerà anche lassessore Caldana.
Abbiamo preso come base il lavoro già fatto a Modena per
"Città Sane", sempre nellottica di recuperare
il patrimonio di questa collettività. Nella ricognizione
dei bisogni, oltre ai numeri e ai dati epidemiologici, si terrà
conto dei bisogni percepiti; esiste infatti un equilibrio, una "sostenibilità
psicologica" da parte di una comunità (ricordate, ad
esempio, quando in Inghilterra non hanno fatto un trapianto ad una
bambina perché non era "evidence based"; la nostra
comunità forse non ha la forza di sostenere psicologicamente
queste rigidità). Costruiremo pertanto il profilo di salute,
mettendo insieme i numeri, ovvero i dati della nostra collettività
(dati economici, sociali, la scolarità, il reddito), con
i bisogni percepiti. Se in questo momento un tema sentito è
lelettrosmog oppure la mucca pazza, in qualche modo dovremo
tenerne conto.
Segue quindi
la fase della selezione delle priorità: nel mondo,
nessuno ha saputo farla bene perché i criteri devono tener
conto della cultura locale (nel nostro caso decideremo cosa prendere
dagli indirizzi della Regione che ci sta guidando in maniera forte
nellimpianto dei Piani per la Salute) e delle esigenze locali.
Il Piano per la Salute sarà unico ma avrà delle articolazioni
locali fino ad arrivare alla definizione dei programmi; come accennava
il Dott. Rubbiani, i temi forti, anche alla luce delle indicazioni
dei Piani Sanitari Nazionale e Regionale, saranno gli anziani, le
malattie oncologiche e vascolari così come la tutela dei
soggetti deboli.
Concludo con
un esempio, per cercare
di semplificare un tema così complesso. Obiettivo: come migliorare
lalimentazione. Chi coinvolge in questo caso il patto?
- gli enti
locali che hanno un ruolo importante nella distribuzione; decidere
se potenziare gli ipermercati o la piccola distribuzione, al di
là delle valutazioni di merito, cambia il modo di alimentarsi,
di spostarsi (a piedi/autobus/auto) ed ha ripercussioni sul traffico
stradale.
- le aziende
sanitarie che hanno compiti di controllo; mai come adesso, in
seguito all'emergenza "mucca pazza", questo tema risulta così
chiaro.
- la scuola;
leducazione alimentare ha successo solo se enti locali,
scuole ed aziende la fanno assieme.
- i capitali
di mercato, lofferta, ovvero come riuscire a fare in modo
che nei nostri supermercati degli alimenti interessanti siano
più fruibili e messi in prima fila rispetto ad altre collocazioni.
- le associazioni
di volontariato, le organizzazioni; lAssociazione Anziani
ha individuato questo argomento come prioritario nei Piani della
Salute riguardo agli anziani.
- il singolo
cittadino: ladesione. Il Patto di solidarietà per
la Salute è un atto singolo; dopo tutte quello che abbiamo
detto, dopo tutti gli spot per smettere di fumare o mangiar meglio,
la scelta di come orientare i nostri comportamenti è una
scelta individuale.
Lobiettivo
finale si raggiunge soltanto con unalleanza tra tutti questi
settori, quindi le politiche della salute dovranno entrare in tutti
gli altri settori, dalla viabilità, al traffico, allo sviluppo
industriale. La giornata di oggi rappresenta linizio del Patto
per la Salute che parte qui da noi.
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