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La Conferenza Sanitaria Aperta del 29 gennaio 2001 - Interventi
Lo
strumento "piano per la salute" per incidere positivamente sullo
stato di salute di una popolazione
Alessandro Liberati, Direttore Scientifico CeVEAS
Colgo
l'occasione di questa giornata per illustrare in due parole, se
non tutti lo sanno, che cos'è il CeVEAS visto che, detto
così, come sigla, dice poco.
Il CeVEAS è una struttura delle due Aziende Sanitarie modenesi,
riconosciuta in ambito regionale, nata con il compito di accompagnare
le trasformazioni scientifiche e culturali profonde che, a partire
dal Piano Sanitario Nazionale poi da quello Regionale e dal D.lgs
229, hanno cercato di modificare l'attenzione e le priorità
nell'ambito dell'erogazione di prestazioni sanitarie avendo come
concetti chiave quelli dell'efficacia e dell'appropriatezza degli
interventi.
E' una struttura giovane (esiste da un anno e mezzo) che però
ha già dato visibile segno di sé nella provincia di
Modena e anche al di fuori, caratterizzandosi con una serie di iniziative
pilota ed interventi, rivolti, come diceva il Dott. Rubbiani, sia
alla formazione di operatori, sia al mondo dei cittadini.
Ed è su questo che io mi volevo rapidamente soffermare. E'
già stata data, ampiamente, una definizione di cosa s'intende
per Piano per la Salute e soprattutto del concetto di patto per
la salute che sta sotto quest'affermazione, mi pare però
che ci siano due aspetti che vanno fortemente sottolineati nel giustificare
da una parte l'importanza di quest'impresa, verso la quale ci stiamo
accingendo, e dall'altra la sua assoluta urgenza.
La prima è il dato molto evidente a livello di letteratura
scientifica internazionale, del fatto che non esiste una correlazione,
sicuramente non diretta ma spesso neanche molto visibile, tra spesa
sanitaria e stato di salute dei cittadini.
Questo è un dato ampiamente riconosciuto, ma quello che forse
è meno noto è che spesso anche nei paesi che hanno
optato per un servizio sanitario nazionale o comunque per sistemi
universalistici o quasi universalistici, esistono profonde differenze
nel grado di accessibilità ai servizi ed anche profonde differenze
quindi nell'impatto sullo stato di salute.
Questo dato va evidentemente preso con grande attenzione e in tutta
la sua complessità, perché è sicuramente vero,
come ricordava il Dott. Rubbiani, che non esiste una chiara correlazione
tra la sanità, il sistema sanitario, e lo stato di salute
dei cittadini. Dobbiamo, quindi, essere modesti nell'attribuire
complessivamente agli interventi sanitari sì un ruolo, ma
certamente non il ruolo principale quali determinante per la salute;
su questo abbiamo delle evidenze che ci mostrano come quanto più
si spende sulla sanità non necessariamente si trasforma in
un miglioramento allo stato di salute. Dall'altro lato, però,
sappiamo che là dove esistono interventi efficaci, una disuguaglianza
nell'accesso determina spesso il non raggiungimento degli obiettivi
possibili. Ecco, in questo quadro che sembra apparentemente coerente,
credo si giochi invece l'importanza dell'assunzione del concetto
di salute e dell'azione per perseguire la salute come quella di
un sistema complesso.
Allora, da questo punto di vista, una delle parole chiave che sta
sotto al Piano per la Salute è quella della "intersettorialità",
cioè il riconoscimento che bisogna agire attraverso una cooperazione
su più sistemi. Non starò qui a fare degli esempi
perché credo che lo farà ampiamente il Dott. Fattori
nell'illustrare le linee del Piano per la Salute della provincia
di Modena, vorrei soffermarmi però, visto che parlo comunque
dal punto di vista di chi si occupa principalmente di interventi
sanitari, sul fatto che oggi il mondo della medicina attraversa
delle contraddizioni molto profonde. Da un lato è in grado
di far sognare, di promettere delle nuove frontiere, e dall'altro
apre costantemente e continuamente problemi etici.
Voi sapete, perché se ne parla molto, anche sui giornali,
in televisione, ed è stato ripreso in modo importante nella
legislazione recente, che oggi la medicina dovrebbe essere guidata
da queste parole chiave dell'efficacia e dell'appropriatezza. Questo
è nato come movimento culturale, prima all'interno dei professionisti,
tra i quali è noto con il termine di "evidence based
medicine", o medicina delle prove di efficacia, che ha rappresentato
un po' la reazione professionale al riconoscimento del fatto che,
a livello individuale, del singolo patto medico-paziente, spesso
si mettono in atto interventi non giustificati, non appropriati,
non in gradi di fornire la salute attesa.
Se però usciamo dal concetto della medicina delle prove d'efficacia
come concetto solo professionale e lo vediamo nella sua valenza
culturale, il principale significato di questo movimento è
la trasparenza, il fatto cioè che i professionisti e il sistema
sanitario devono oggi rendere conto delle proprie azioni. Questo
comporta una sfida molto importante perché di nuovo, parlando
di complessità, noi oggi abbiamo che da un lato la salute
è in cima agli interessi della gente, e d'altro canto, però,
si è bombardati costantemente da informazioni sensazionalistiche
che spesso hanno ben poco di professionale. Contemporaneamente si
sa che Modena ha la peggiore classifica per le morti evitabili ed
è in cima alla qualità del sistema sanitario. Come
si raccapezza il cittadino di fronte a queste cose. Ecco perché
un aspetto essenziale della filosofia, della pratica del Piano per
la Salute, sarà quello del coinvolgimento del cittadino.
Noi, se ne parla nei documenti della Regione Emilia e qui in provincia
di Modena, abbiamo già fatto alcune piccole esperienze che
adesso saranno messe a regime con la creazione del cosiddetto "Laboratorio
del cittadino competente".
Chi è il cittadino competente? dovrebbe essere colui che
per il ruolo e l'impegno che ha a livello di organismi del tessuto
sociale funziona da tramite credibile, da testimone autorevole,
nei confronti della mediazione del passaggio dell'informazione.
Evidentemente è tutta una sfida da costruire perché
anche altri sistemi sanitari europei che prima del nostro si sono
mossi nella logica del perseguimento dell'efficacia e dell'appropriatezza,
proprio su questa sfida stanno trovando il terreno più difficile.
Altra contraddizione che ci sarà sicuramente nell'applicazione
del Piano per la Salute sarà come conciliare le esigenze
che spesso i rappresentanti dei cittadini hanno, e pensiamo soltanto
agli Enti Locali, nella tutela delle richieste della propria cittadinanza,
e il perseguimento di un'assistenza sanitaria efficace ed appropriata
che spesso vuol dire anche andare contro a quello che comunemente
si pensa.
Avere più servizi sicuramente non vuol dire avere più
salute, spesso avere più servizi vuol dire avere servizi
la cui qualità non è garantita.
Questo non è certamente un concetto facile, bisogna ricostruire
su questo un profondo tessuto di fiducia tra cittadini e istituzioni,
e credo che questo sia un compito fondamentale. D'altro canto, dicevo,
c'è un'altra novità, questo movimento culturale della
"evidence based medicine", della medicina delle prove
di efficacia che, però, è sicuramente insufficiente
per essere preso come unico faro in questo discorso, perché
oggi noi dalla ricerca medica sappiamo abbastanza, non quanto vorremmo,
ma sappiamo abbastanza su come promuovere interventi efficaci e
come eliminare interventi inefficaci, però questo è
quello che si gioca a livello del singolo atto medico. La ricerca
si occupa molto poco di valutare l'efficacia degli interventi sulle
popolazioni e sui gruppi di individui, quindi non dovremmo nemmeno
pensare che l'assenza delle prove di efficacia debba essere utilizzata
come uno stop a interventi che possano avere un impatto importante
sul piano sociale anche se il ruolo del CeVEAS sarà sempre
quello di fare il controllore cattivo sulla bontà scientifica
dei progetti. Spesso la ricerca medica tende ad essere molto riduttiva
e tende a perdere di vista, per esempio, che magari si vanno a studiare
i determinanti più fini di un certo stato di salute e si
perde di vista che ci sono interventi e politiche sociali che vanno
in direzione completamente opposta a quelli che dovrebbero essere
i modi per risolvere i problemi. Basta pensare a quanto poco ci
si occupa spesso del ruolo delle disuguaglianze sociali rispetto
all'impatto e a all'efficacia degli interventi sanitari.
Credo che questa sia una sfida anche per il movimento della medicina
delle prove di efficacia e sarà un terreno importante sul
quale valutare l'impatto di questi interventi. Si potrà verificare
quando scenderemo sul piano concreto della definizione dei progetti:
sia i progetti mirati a tipi di malattie, sia i progetti mirati
a favorire l'utilizzazione dei servizi per gruppi di età
o gruppi di cittadini, sia sui temi a valenza trasversale; si è
parlato dei trasporti, dell'alimentazione e quant'altro.
Ritengo che il contributo che possa essere dato da chi si occupa
principalmente di raccogliere dalla letteratura internazionale e
dalla ricerca scientifica gli elementi più promettenti per
quello che potrà essere un discorso di Piano per la Salute,
sia quello di richiamare costantemente l'attenzione su quello che
sappiamo circa le modalità di implementazione degli interventi.
Spesso in campo sanitario si ragiona troppo per "non può
che far bene" "non può che essere così";
questo è molto criticato a livello dell'atto del singolo
professionista ma non viene, secondo me, sufficientemente criticato
quando è tradotto a livello di interventi di sanità
pubblica. Non è vero che quello che è ovvio non può
che far bene, come sappiamo non è vero che la sola informazione
modifica i comportamenti. E' necessaria pertanto un'attenta riflessione
su quelle che sono la complessità dei determinanti tra interventi
e risultati importanti, e dall'altro però credo dobbiamo
mantenere un atteggiamento prudente e realistico su quello che le
evidenze della conoscenza scientifica possano dare. Spesso le evidenze
sono tradotte solo sulle cose che hanno più mercato e trascurano
invece le cose che hanno meno mercato.
Questo è un altro compito importante nell'ambito della definizione
di priorità per quelle che saranno le tappe del Piano per
la Salute.
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