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La Conferenza Sanitaria Aperta del 29 gennaio 2001 - Interventi
Organizzazioni
sociali, istituzioni e cittadini: una cooperazione necessaria per
elevare i livelli di salute
Morena
Piccinini, Segretaria Provinciale CGIL
Come OO.SS.
confederali abbiamo condiviso lo spirito del terzo piano
sanitario regionale e l'obiettivo di realizzare concretamente il
"patto di solidarietà per la salute" che sta alla
base del Piano Sanitario Nazionale. Tutto il piano sanitario è
permeato di un obiettivo: quello di una nuova programmazione concertata
per completare la riorganizzazione del sistema sanitario, ponendo
al centro i cittadini e i loro bisogni di salute, anche con il grande
rilievo attribuito alla messa in rete dei servizi, con particolare
attenzione a quelli territoriali ed alla integrazione tra sociale
e sanitario.La filosofia politica della programmazione negoziata
trova nuovo impulso anche sui temi della sanità, rispondendo
ad una sollecitazione che attiene più in generale alla programmazione
dello sviluppo qualitativo, fattore essenziale affinché l'economia,
il produttivo e il sociale abbiano una loro coerenza di disegno
strategico e possano produrre una sintesi positiva e non contraddittoria
con i bisogni delle persone.
Il banco
di prova di questo nuovo corso è dato dalla redazione dei
Piani di salute. In questi troviamo lopportunità' di
una riflessione e gestione alta del tema "salute", a partire
dalla prevenzione e dall'insieme di azioni di contesto indispensabili
per parlare non solo di cura ma di promozione della salute.
Se condividiamo
che per la promozione della salute non basta intervenire sulle strutture
sanitarie, ma occorre agire anche a monte nella programmazione e
gestione delle infrastrutture, nella scelta degli insediamenti produttivi,
nella gestione dei problemi ambientali, che occorre agire sugli
stili di vita e sulle consuetudini dei consumi, occorre un forte
collegamento con gli stessi luoghi della istruzione e della formazione,
nonché con i luoghi della produzione, allora è chiaro
che la possibilità di realizzare i piani di salute è
attribuita non solo e non tanto alla quantità-qualità
dei servizi sanitari, ma soprattutto alla loro capacità di
essere integrati in una programmazione più complessiva.
Sia chiaro,
come CGIL-CISL-UIL ribadiamo l'esigenza di riprendere al più
presto il confronto sulla redazione del prossimo PAL, preceduto
da una seria verifica sull'attuale assetto della rete e della capacità
di risposta distrettuale, ma l'importanza strategica che attribuiamo
alla redazione dei piani salute ci fa preoccupare ancor più
per i tempi e le modalità con le quali questo percorso si
è avviato. In tutta franchezza si ha, per l'ennesima volta,
la percezione di una sostanziale delega delle autonomie locali alle
aziende sanitarie nell'affrontare questo tema complesso.
Dal lavoro
della Commissione tecnica provinciale è importante che escano
indicazioni, concordate con le parti sociali, da poter tradurre
a livello distrettuale ma anche materiale informativo che renda
direttamente partecipe e consapevole il singolo cittadino.
Pero', poi, è altrettanto importante la reale ricaduta sui
distretti delle singole elaborazioni della Commissione.
Se è
nei distretti la sede di analisi dei fattori di rischio concreti
e delle decisioni sulle azioni conseguenti, ciò' esige:
- una disponibilità'
della Dirigenza ASL non improntata a centralismo bensì
a riconoscimento di reale ruolo dei distretti
- una principale
responsabilità' dei sindaci che, ripeto, dalla analisi
sui fabbisogni per i piani di salute, probabilmente dovranno far
discendere azioni concrete anche sul piano strutturale, il che
significa investimenti, può' voler dire costi, quindi è
inevitabile il collegamento alla politica complessiva e alla gestione
degli stessi bilanci.
E', inoltre,
questa la sede nella quale, sulla base dei bisogni espressi, verificare
la congruità dell'insieme dei servizi sanitari e socio-sanitari
offerti e, in particolare, la loro dislocazione territoriale.
Si tratta, in sostanza, di elaborare politiche complesse, per le
quali l'integrazione delle funzioni proprie dei diversi soggetti
è indispensabile.
Se, ad esempio, sollecitiamo con forza e da tempo una politica di
interventi integrati sulla prevenzione infortunistica sui luoghi
di lavoro, che parta addirittura dalla formazione scolastica e professionale,
allo stesso modo il problema va affrontato per quanto riguarda tutti
gli altri aspetti che concretizzeranno i piani di salute.
Ancora, sempre in materia infortunistica: se sono moltiplicati gli
infortuni in itinere, significa non solo che i lavoratori si spostano
di più per lavoro, ma anche che vanno affrontati problemi
strutturali circa la viabilità e che lo stesso trasporto
pubblico va ritarato sulla base della dislocazione dei nuovi insediamenti
produttivi e del mutare degli orari di lavoro, altrimenti rimane
inaccessibile ai più.
L'impegno che
riteniamo essenziale non è solo quello istituzionale, ma
anche quello dei luoghi della produzione. Sempre più la qualità
di tutto il ciclo produttivo si manifesta non solo come fattore
competitivo, ma indispensabile per la stessa salute delle persone.
Dimostrazione chiara è data dalle recenti vicende della mucca
pazza: l'investimento in qualità salvaguarda la salute del
consumatore e premia lo stesso mercato, il contrario stiamo verificando
tutti quali effetti produca sugli atteggiamenti individuali e, di
conseguenza, sullintero ciclo produttivo.
E' certamente
un percorso complesso, tuttavia riteniamo che i tempi si stanno
facendo molto, troppo lunghi, anche su azioni possibili che hanno
già alle spalle un lungo percorso di elaborazione e di individuazione
di azioni. Mi riferisco alla proposta di patto per la promozione
della salute delle persone anziane, condiviso dalle OO.SS. e dalle
istituzioni ben prima del 3° P.S.R., che ora ha solo bisogno
di essere attuato perchè già pienamente rispondente,
sia nella metodologia che nelle proposte, agli obiettivi dello stesso
P.S.R.
L'efficacia dei piani per la salute dipende molto anche dai tempi
con i quali si riesce a trasmettere in modo convincente la percezione
che qualcosa sta cambiando; il rischio della disillusione produce
effetti opposti sia negli operatori che nei cittadini.
Le OO.SS. riconfermano,
in questa sede, non solo l'esigenza di un coinvolgimento fattivo,
in quanto soggetti rappresentanti della domanda, ovviamente insieme
ad altri soggetti organizzati, ma anche la disponibilità
di organizzazioni, che relazionano con migliaia di lavoratori e
pensionati, a diffondere informazione e svolgere azione di sensibilizzazione.
In questo senso ci muoviamo con ottica non solo contrattuale ma
soprattutto collaborativa, come abbiamo già dimostrato con
la campagna di screening per la prevenzione dei tumori femminili,
quando la campagna di informazione, promossa anche dalle organizzazioni
sindacali ha permesso di realizzare importanti risultati.
Per questi motivi, non ci limitiamo a chiedere informazione sulle
azioni predisposte, chiediamo sedi provinciali e distrettuali di
confronto, perchè ciò è anche indispensabile
per trasmettere il valore delle azioni stesse a lavoratori e pensionati.
Altro aspetto
rilevante sarà la verifica dell'efficacia degli strumenti
e dei messaggi elaborati. Incidere sugli stili di vita non è
certo semplice, se si vogliono evitare allarmismi dannosi e/o sottovalutazioni,
allo stesso modo con cui il semplice divieto del fumo non è
sufficiente a ridurre il tabagismo, perchè occorre un messaggio
molto piu' complesso, che renda profondamente consapevoli del rischio
da fumo, a partire dai giovani.
Proprio per questi motivi, riteniamo che gli stessi cittadini presi
singolarmente, e non solo attraverso rappresentanze, debbano avere
la opportunità di interloquire sulle azioni messe in campo
e di essere testimoni diretti della loro efficacia.
Significa che il rapporto con loro non puo' essere solo formale,
ma diretto, con iniziative specifiche di dialogo e informazione
che partano dalla scuola e arrivino ad assemblee nei quartieri e
nei singoli comuni.
Quindi, per tutti, occorrono un grande investimento e disponibilità
al dialogo e al coinvolgimento, per costruire un rapporto concreto
che riduca effettivamente, nel tempo, i fattori di rischio e permetta,
di conseguenza, di riproporzionare e ridurre il peso specifico che
ha attualmente la cura sulla prevenzione.
Sono, queste, premesse indispensabili per poter affrontare anche
il tema della riorganizzazione della struttura sanitaria, mettendo
realmente nella condizione di ragionare con diverso spirito circa
il numero e la dislocazione dei posti letto; il non rendere efficiente
ed efficace queste azioni di premessa comporta l'inevitabile conseguenza
di concentrare l'attenzione di tutti, a partire dai cittadini, esclusivamente
sulla risposta sanitaria a partire, appunto, dai posti letto.
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