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Dieci anni dopo il terremoto del 20 e 29 maggio 2012: emozioni e memorie dei professionisti sanitari

"Una serata per non dimenticare"

Presentato lunedì 6 giugno, presso il Teatro Facchini di Medolla - Piazza del Popolo 7, il video "Negli occhi di tutti". 
Una serata caratterizzata da racconti, memorie e ringraziamenti  tutti coloro che, a vario titolo, hanno lavorato sinergicamente senza sosta e in condizioni precarie per il bene comune.

 
 
 

“Potrei fare il mio mestiere ovunque ma questa è la mia terra. Nel bene e nel male”.

A distanza di 10 anni dal sisma che ha colpito l’Emilia-Romagna e in modo particolare l’Area Nord della provincia di Modena, è ancora vivo il ricordo nei professionisti sanitari che, a vari livelli, hanno lavorato senza sosta e in condizioni precarie, terremotati tra i terremotati, per garantire la sicurezza dei pazienti negli ospedali e l’assistenza a tutta la popolazione.

I timori, l’ansia, il lutto per chi non ce l’ha fatta, ma anche la straordinaria solidarietà e il gioco di squadra che la comunità ha messo in campo tra enti locali, servizio sanitario, forze dell’ordine e volontariato: sentimenti ed emozioni contrastanti che erano “negli occhi di tutti” e che ancora oggi rivivono ogni volta che la mente ritorna al 2012. 

 

"Negli occhi di tutti": un cortometraggio per non dimenticare

Per ricongiungere, in una linea ideale, l’impegno costante dei sanitari in dieci anni talmente impegnativi da raccogliere oltre al sisma la difficile esperienza della pandemia, l’Azienda USL di Modena ha prodotto un cortometraggio con le testimonianze di tre tra i tanti e diversi protagonisti di allora.
Un video, intitolato appunto “Negli occhi di tutti”, che racconta quei giorni a partire dall’esperienza di chi, a diversi livelli della sanità – il territorio, le strutture per anziani, i medici di famiglia, l’ospedale – si è trovato a vivere quel momento storico rimboccandosi le maniche e, di fatto, facendo quello che sapeva fare.

 
 

Nei pochi minuti successivi alla prima scossa delle ore 04.03 del 20 maggio, il tempo di rendersi conto della gravità di ciò che era accaduto, si è messa in moto anche la macchina sanitaria che ha consentito di organizzare l’attività e mettere in pratica le prime, decisive azioni a salvaguardia della sicurezza dei cittadini. Non solo chi era in turno quella notte, ma tutti i professionisti, si sono adoperati da subito per dare una mano a evacuare, assistere e tranquillizzare i pazienti, in un clima surreale, di paura diffusa e in attesa di valutare l’entità dei danni procurati alle strutture sanitarie.

La mattina del 20 maggio si è attivata una unità di crisi per la gestione e l’organizzazione dei servizi sanitari in stretta collaborazione con la Protezione Civile e gli Enti locali: trasferimento dei pazienti più gravi, attivazione dei Punti medici avanzati, garantire la continuità terapeutica dei pazienti più fragili e l'assistenza a domicilio, supportare i numerosi allevatori della zono per la messa in sicurezza degli animali.

Da quel primo giorno lì agli otto successivi, mentre le scosse continuavano, l’attività degli ospedali dell’area nord della provincia è stata stravolta: gli ospedali di Mirandola e Finale Emilia sono stati evacuati immediatamente dopo la prima scossa a causa dei danni subiti.

Poi arriva il 29 maggio: un’altra scossa, la sensazione spaventosa di dover ricominciare tutto daccapo. È la volta dell’Ospedale di Carpi che viene evacuato. Ancora, con grande spirito di dedizione, gli operatori sanitari si sono rimboccati le maniche, rimanendo concentrati nel fornire la massima assistenza possibile alla cittadinanza.

700 persone sono state trasferite dagli ospedali a seguito delle due scosse di terremoto